Secondo l'IPCC, la società deve agire subito per affrontare il cambiamento climatico
Secondo Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) che studia come ridurre le emissioni dei gas a effetto serra a livello mondiale, il principale messaggio della nuova relazione del Gruppo è la necessità che la società umana nel complesso prenda in considerazione stili di vita e modelli di consumo diversi. La relazione, che Pachauri ha descritto «sorprendente nella sua genialità e acuta nella sua pertinenza», segue due precedenti relazioni dell'IPCC sulla scienza e sull'impatto del cambiamento climatico. Per quanto riguarda un diverso stile di vita, gli autori scrivono che «i cambiamenti dello stile di vita e dei modelli di consumo che favoriscono la conservazione delle risorse possono contribuire a sviluppare un'economia a basse emissioni di carbonio che sia equa e nel contempo sostenibile». Nella sintesi destinata ai responsabili delle politiche, gli autori della relazione sottolineano che, pur esistendo un «considerevole potenziale economico» per la mitigazione delle emissioni dei gas a effetto serra nei prossimi decenni, né un settore né una tecnologia possono affrontare l'intera sfida che essa comporta. Inoltre, mentre molte delle tecnologie necessarie a contrastare il cambiamento climatico già esistono o saranno commercializzate in un futuro prossimo, sono indispensabili «incentivi adeguati ed efficaci» al fine di accelerare lo sviluppo, l'applicazione e la diffusione di tali tecnologie e superare i relativi ostacoli. I governi hanno un ruolo importante da svolgere a tal fine, ad esempio attraverso il finanziamento della ricerca, la concessione di contributi finanziari, la previsione di esenzioni fiscali, l'elaborazione di norme e la creazione di mercati. Si riconosce che anche la fissazione di un prezzo sul carbonio può offrire a tutti i settori un incentivo per ridurre le emissioni. Per quanto riguarda le politiche, gli autori osservano che «l'integrazione delle politiche climatiche nel quadro più ampio delle politiche di sviluppo facilita l'attuazione e il superamento degli ostacoli». La relazione esamina nei dettagli le opzioni tecnologiche atte a ridurre le emissioni nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'edilizia, dell'industria, dell'agricoltura, della silvicoltura e dei rifiuti. L'efficienza energetica è vista come un'opportunità immediata ai fini della riduzione delle emissioni di carbonio in tutti i settori esaminati nella relazione, e l'energia nucleare e le tecnologie di cattura e di immagazzinamento del carbonio sono considerate opportunità con un potenziale rilevante. Tuttavia, gli autori fanno presente che le opzioni offerte dalla geoingegneria, come la fertilizzazione degli oceani con CO2 o il blocco della luce solare collocando materiali nell'atmosfera superiore, rimangono «ampiamente speculative e non dimostrate e presentano inoltre il rischio di effetti collaterali sconosciuti». In merito ai costi di queste misure, la relazione sottolinea che la decisione su quando agire comporta «una ponderazione dei costi economici legati a riduzioni più rapide delle emissioni in questo momento rispetto ai corrispondenti rischi climatici a medio e a lungo termine dovuti a un rinvio». Tuttavia, gli autori proseguono avvertendo che il ritardo nelle riduzioni delle emissioni porterà ad investire in infrastrutture a maggiore consumo di energia. «Ciò limita significativamente le possibilità di raggiungere livelli di stabilizzazione inferiori e aumenta il rischio di un impatto sul cambiamento climatico ancora più grave.» La relazione sottolinea inoltre i vantaggi non climatici della riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, quali la diminuzione dell'inquinamento atmosferico, il miglioramento della salute, una maggiore sicurezza energetica, un aumento della produzione agricola e una riduzione della pressione sugli ecosistemi naturali. Le tre relazioni saranno inserite in una quarta relazione di sintesi che sarà pubblicata a novembre di quest'anno.