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Coralli minacciati dalla caccia di frodo

Ricercatori guidati dall'Università di Barcellona in Spagna hanno scoperto che la caccia di frodo è responsabile di quasi il 60% della perdita di biomassa del corallo rosso nella riserva marina delle isole Medes. Pubblicate nella rivista Conservation Biology, le conclusioni de...

Ricercatori guidati dall'Università di Barcellona in Spagna hanno scoperto che la caccia di frodo è responsabile di quasi il 60% della perdita di biomassa del corallo rosso nella riserva marina delle isole Medes. Pubblicate nella rivista Conservation Biology, le conclusioni dello studio mettono in evidenza l'impatto che la caccia di frodo ha sulla riserva marina e gettano nuova luce sull'effetto che le immersioni dei turisti hanno sulla popolazione dei coralli delle isole Medes. Il team afferma che l'effetto derivante dalla creazione della riserva nella zona delle Medes ha dato un impulso alla conservazione di varie specie marine nel loro ambiente naturale. Il corallo rosso, Corallium rubrum, che vive nel Mediterraneo, è raccolto sia legalmente che illegalmente lungo la costa catalana. Quindi la caccia di frodo è la più grave minaccia per le colonie di questo invertebrato marino. I ricercatori sottolineano che il corallo rosso rappresentava una merce preziosa per i greci e i romani nell'antichità e veniva usato soprattutto nella fabbricazione di gioielli. Ma l'utilizzo del corallo per scopi commerciali simili continua ancora oggi. "Il corallo è un organismo molto delicato e vulnerabile, con un ritmo di crescita estremamente lento, tra 0,3 mm e 0,5 mm di diametro basale all'anno," dice Cristina Linares del Dipartimento di ecologia presso l'Università di Barcellona, l'autrice principale dell'articolo. "Nel bacino del Mediterraneo occidentale, fatta eccezione per alcune riserve marine francesi, la maggior parte delle colonie di corallo rosso si trovano in situazioni molto simili e presentano gambi molto piccoli." I ricercatori hanno condotto lo studio nel periodo tra il 1992 e il 2005. Essi hanno tenuto d'occhio il diametro basale e la densità delle popolazioni di Corallium sia all'interno che all'esterno della riserva marina. Essi hanno confrontato le proprie scoperte con i dati relativi alle aree marine protette in Francia, zone in cui è specificamente vietato pescare e fare immersioni. Le conclusioni rivelano che le dimensioni delle colonie di corallo rosso nella zona delle Medes si sono ridotte; esse sono più piccole e al di sotto dei livelli osservati nelle aree protette in Francia. Secondo i ricercatori, la specie è più abbondante nella riserva marina rispetto alle aree esterne. "La caccia di frodo causa delle perdite irreparabili nelle popolazioni di Corallium rubrum," dice la dott.ssa Linares, "ed è per questo motivo che si dovrebbero considerare nuove linee guida sulla protezione dalla pesca e dalle immersioni subacquee per salvaguardare le popolazioni esistenti." Commentando lo studio, il coautore Bernat Hereu, anche lui dall'Università di Barcellona, dice: "Lungo la costa catalana, il corallo si trova a profondità minori rispetto ad altre zone del Mediterraneo. Ciò è un bene dal punto di vista economico per il settore del turismo, ma significa anche che i cacciatori di frodo possono raggiungere facilmente le colonie." Oltre alla ricerca applicata, il team sta collaborando con i parchi naturali Montgrí, Isole Medes e Baix Ter per invertire gli effetti della caccia di frodo sulle colonie di Corallium. Da questa collaborazione deriveranno nuovi strumenti legali per confiscare il corallo dai cacciatori di frodo e per ripiantarlo sul fondo del mare. "Questa è una misura provvisoria che non rappresenterà mai una soluzione definitiva al problema del corallo," dice la dott.ssa Linares. "Si tratta di un modo per recuperare parte del corallo che è ancora vivo, ripiantarlo sul substrato roccioso e creare una comunità naturale che sia integrata nell'ecosistema marino." La reintegrazione delle colonie andate perdute a causa della caccia di frodo non è un compito facile; i ricercatori hanno l'importante compito di monitorare costantemente le colonie per determinare se esse potranno garantire nuovamente popolazioni vitali. A questo studio hanno contribuito ricercatori provenienti da Francia e Stati Uniti.Per maggiori informazioni, visitare: Università di Barcellona http://www.ub.edu/web/ub/en/ Conservation Biology: http://www.wiley.com/bw/journal.asp?ref=0888-8892

Paesi

Spagna, Francia, Stati Uniti

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