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Contenuto archiviato il 2023-03-16

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Centrali nucleari situate in zone a rischio tsunami

Il giorno 11 marzo 2011, il mondo assistette intimorito all'immensa potenza distruttiva dello tsunami che colpì il Giappone. Lo tsunami seguì un terremoto al largo della costa orientale del Giappone, che raggiunse il grado 9,0 sulla scala Richter; il più forte sisma che abbia ...

Il giorno 11 marzo 2011, il mondo assistette intimorito all'immensa potenza distruttiva dello tsunami che colpì il Giappone. Lo tsunami seguì un terremoto al largo della costa orientale del Giappone, che raggiunse il grado 9,0 sulla scala Richter; il più forte sisma che abbia mai colpito il Giappone. Lo tsunami conseguente spazzò via città e terreni agricoli nella parte settentrionale del paese, uccidendo 20.000 persone. In seguito allo tsunami, tuttavia, emerse un altro disastro, quello nucleare di Fukushima Daiichi, che da alcuni è stato definito come il più grave disastro nucleare dopo quello di Chernobyl nel 1986. Gli scienziati hanno messo in evidenza questo disastro come un campanello d'allarme, e un team di scienziati ha valutato le aree "potenzialmente pericolose" che ospitano centrali nucleari già completate o ancora in costruzione. Mettendo in evidenza le zone ad alto rischio, essi sperano che si possano implementare ulteriori piani per sbarrare la strada a simili disastri. Lo studio è il primo a osservare l'ubicazione delle centrali nucleari e a metterla in correlazione con le aree a rischio tsunami. "Noi ci stiamo occupando della prima veduta della distribuzione globale delle centrali nucleari civili situate sulla costa ed esposte agli tsunami," ha spiegato José Manuel Rodríguez-Llanes, coautore dello studio e ricercatore al Centro di ricera sull'epidemiologia dei disastri (CRED) dell'Università Cattolica di Lovanio in Belgio. Come base di partenza per la loro analisi gli autori hanno usato documenti e archivi storici, archeologici, geologici e strumentali per determinare il rischio tsunami. Il loro studio, pubblicato nella rivista Natural Hazards, presenta una mappa delle zone geografiche del mondo maggiormente esposte al rischio di grandi tsunami. Sulla base di questi dati, sono state identificate 23 centrali nucleari con 74 reattori in aree ad alto rischio. Una di esse comprende Fukushima I. Tra queste, 13 centrali con 29 reattori sono attive; altre 4, che ora hanno 20 reattori, sono state ampliate per accoglierne altri 9; e ci sono 7 nuove centrali in costruzione con 16 reattori. Nonostante il fatto che il rischio legato a questi disastri naturali minacci praticamente tutta la costa occidentale del continente americano, la costa atlantica spagnola/portoghese e la costa settentrionale dell'Africa, sono le aree orientali del Mediterraneo e alcune dell'Oceania, specialmente nel sud e nel sud-est asiatico, quelle esposte al rischio maggiore a causa della presenza di centrali atomiche. Secondo Debarati Guha-Sapir, un altro coautore dello studio e ricercatore CRED, "le conseguenze dei disastri naturali si stanno aggravando a causa della crescente interazione con le installazioni tecnologiche". La Cina, una delle economie mondiali che sta crescendo più velocemente, è anche il luogo in cui si sta costruendo il più alto numero di reattori nucleari: circa 27 dei 64 che sono attualmente in costruzione in tutto il mondo. "Il fatto più importante è che 19 (2 dei quali a Taiwan) dei 27 reattori stanno venendo costruiti in aree identificate come pericolose," affermano gli autori dello studio. Nel frattempo in Giappone, che è servito come ispirazione per lo studio, ci sono 7 centrali con 19 reattori a rischio, e uno di questi è attualmente in fase di costruzione. La Corea del Sud sta espandendo due centrali a rischio con cinque reattori. Anche le centrali in India (due reattori) e Pakistan (un reattore) potrebbero subire le conseguenze di uno tsunami. "La posizione delle installazioni nucleari non ha implicazioni solo per i paesi che le ospitano ma anche per le aree che potrebbero essere interessate dalle fughe radioattive," ha sottolineato Joaquín Rodríguez-Vidal, autore principale dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di geodinamica e paleontologia dell'Università di Huelva in Spagna. Secondo lo studio, noi dovremmo apprendere una lezione dall'incidente di Fukushima. Per gli autori, la prevenzione e gli studi scientifici precedenti sono i migliori strumenti per evitare tali disastri. "Ma dallo tsunami del 2004, la regione dell'oceano Indiano non ha ancora adottato misure politiche efficaci," mettono in guardia i ricercatori. La crisi di Fukushima si verificò in un paese altamente popolato con uno dei più alti standard per quanto riguarda la conoscenza scientifica e le infrastrutture tecnologiche. "Se si fosse verificata in un paese meno attrezzato per affrontare le conseguenze della catastrofe, l'impatto sarebbe stato molto più grave per il mondo in generale," affermano gli esperti. Perciò, il professor Rodríguez-Vidal raccomanda la stesura di analisi più locali che prendano in considerazione l'amplificazione sismica di ciascuna centrale nucleare e che determinino l'adeguamento dell'installazione identificato nello studio.Per maggiori informazioni, visitare: Natural Hazards http://earthobservatory.nasa.gov/NaturalHazards/ Centro di ricerca sull'epidemiologia dei disastri (CRED) http://www.cred.be/

Paesi

Belgio, Spagna, Giappone

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