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Presentazione di IMAJINE, un ambizioso progetto che punta a risolvere le disparità territoriali in Europa

Un numero sostanzioso di prove ha evidenziato che le disparità tra le regioni europee si stanno ampliando piuttosto che convergere, una tendenza in crescita dalla fine della crisi finanziaria del 2008-2009. Il progetto IMAJINE, finanziato dall’UE, ha deciso di affrontare queste sfide attraverso un approccio interdisciplinare, integrando diverse prospettive, dall’economia alla geografia umana, dalle scienze politiche alla sociologia.

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Lanciato nel gennaio 2018 per concludersi nel dicembre 2021, coinvolgendo 16 partecipanti da 13 paesi e coordinato dall’Università di Aberystwyth nel Regno Unito, IMAJINE (Integrative Mechanisms for Addressing Spatial Justice and Territorial Inequalities in Europe) sta lavorando con ardore per sviluppare meccanismi di politica dell’integrazione in grado di fronteggiare le disparità territoriali in Europa. Entrato nel suo ultimo anno, il progetto ha già raggiunto alcuni importanti risultati per quanto riguarda le aree rurali. Nello specifico, il team ha scoperto che la disparità di reddito rurale-urbano in generale è diminuita in Europa, ma di meno per quanto riguarda le famiglie rurali più povere, e che persistono molte disparità rurali-urbane all’interno delle regioni che sono spesso nascoste dai metodi statistici tradizionali.

L’importanza della migrazione sulle disparità territoriali

Oltre a queste intuizioni, il team ha scoperto che la migrazione funziona come un meccanismo informale attraverso il quale gli individui negoziano e alleviano le disparità rurali-urbane, anche attraverso lo sfruttamento dei costi di proprietà differenziati per la mobilità sociale, i flussi di rimesse e competenze e, infine, la «controurbanizzazione da crisi», dove durante i periodi di difficoltà, gli abitanti delle città tornano alle loro radici (o si trasferiscono per la prima volta) nelle aree rurali. Queste scoperte sono il risultato di studi dettagliati sul rapporto tra migrazione e disuguaglianza, con residenti e immigranti che vivono in Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Galles. Il team di IMAJINE ha anche stigmatizzato il fatto che possono emergere tensioni tra le comunità rurali, a causa dei flussi intra-migratori dalle aree urbane, un fenomeno segnalato molte volte durante la pandemia. Gli abitanti delle zone rurali si dicevano infatti preoccupati dell’aumento delle infezioni nella loro regione, a causa dell’afflusso di abitanti urbani che speravano di migliorare la loro esperienza di isolamento.

Un focus specifico per la Covid-19

Rispetto al tema della pandemia, IMAJINE ha incentrato la sua attenzione su una migliore comprensione dell’impatto della Covid-19 rispetto alle disparità territoriali in Europa. Il team ha scoperto che gli effetti economici e sociali della pandemia hanno colpito più duramente le persone più povere e le regioni più economicamente svantaggiate nei paesi che hanno avuto la più alta incidenza di casi. Ha rilevato che nei paesi con un’incidenza relativamente bassa di Covid-19 nel complesso, i casi tendono a concentrarsi in una o due città o regioni, come in Finlandia dove la maggior parte dei casi si restringeva alla regione di Helsinki. Ma i risultati della ricerca di IMAJINE hanno dimostrato che anche se tendono a formarsi e crescere raggruppamenti nelle regioni urbane ricche, quando il virus raggiunge le regioni meno ricche (e spesso rurali), queste sono più gravemente colpite, dimostrando che un’azione immediata per contenere geograficamente la pandemia è importante per limitare la gravità di un focolaio. Insieme al consolidamento di tutti gli altri risultati, il team di IMAJINE ha continuato per tutto il 2020 ad analizzare ulteriormente la diffusione geografica del coronavirus, esaminando in particolare l’impatto della prosperità e della ruralità sulla gravità dell’epidemia.

Parole chiave

IMAJINE, disparità territoriali, migrazione, aree rurali, controurbanizzazione, Covid-19, coronavirus