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Dispositivi indossabili per aiutare a prevenire la morte improvvisa inaspettata in pazienti con epilessia

Fino ad oggi, si sa poco sulla morte improvvisa inaspettata nell’epilessia. Solo pochissimi casi sono stati effettivamente testimoniati o monitorati. Ma ciò potrebbe presto cambiare. L’elettronica indossabile potrebbe fornire proprio la soluzione che i ricercatori stavano cercando.

Salute

Secondo l’OMS, ogni anno in Europa sono diagnosticati 300 000 nuovi casi di epilessia. Anche se esistono diversi trattamenti, il rischio di morte improvvisa inaspettata (SUDEP, Sudden Unexpected Death in EPilepsy) è ancora molto alto, con un rapporto del governo britannico che indica che la SUDEP è responsabile di 33 000 morti in Europa ogni anno, il 40 % delle quali è evitabile. Per prevenirla, i ricercatori necessitano innanzitutto di un monitoraggio fisiologico costante dei pazienti su cui basare le proprie indagini. Ciò richiede un sistema non invasivo che i pazienti possano realisticamente portare con sé in qualsiasi momento, senza compromettere le prestazioni del dispositivo. «È necessaria una soluzione “realmente indossabile”, ovvero non invasiva, facile da utilizzare, comoda, di piccole dimensioni, che richieda poca manutenzione e di lunga durata. E se un dispositivo del genere riuscisse a fornire segnali affidabili, biomarcatori accurati e un’identificazione accurata delle situazioni potenzialmente pericolose, allora si arriverebbe a un punto di svolta», afferma Esther Rodriguez-Villegas, docente di Low Power Electronics presso l’Imperial College di Londra. Lo scopo del progetto NOSUDEP (A Wearable Electronics Approach To Reduce Mortality in Epilepsy) del Consiglio europeo della ricerca (CER), guidato dalla prof.ssa Rodriguez, è quello di adattare i dispositivi sviluppati nell’ambito dei precedenti progetti ERC WEEG e One-EG (rispettivamente per l’elettroencefalografia e il monitoraggio del disturbo del sonno) a tali requisiti. Un certo numero di compromessi Il successo di NOSUDEP sarà una questione di compromessi: mettere a punto una soluzione pratica, garantendo allo stesso tempo una trasmissione ottimale della velocità dei dati e un’elevata accuratezza. E poiché la posta in gioco è molto più alta rispetto alle applicazioni commerciali, il margine di errore è davvero piccolo. Come spiega la prof.ssa Rodriguez: «Se uno degli algoritmi porta a falsi avvisi al paziente, allora non sarà abbastanza buono per il rilevamento di situazioni potenzialmente pericolose. Stiamo parlando di dispositivi che i pazienti dovranno indossare per lunghi periodi di tempo. I falsi allarmi comporterebbero in brevissimo tempo la mancata conformità dei pazienti. La nostra ricerca si concentra su algoritmi che badano a tali limitazioni». Un’altra grande sfida sta nel modo in cui il progetto si propone di rilevare quanti più parametri fisiologici possibili da una sola posizione nel corpo. Allo stesso modo, un piccolo dispositivo implica un consumo energetico molto basso, che a sua volta limita le possibilità di ottimizzare il processo di rilevamento. Sulla scia di progetti precedenti Sebbene sia ancora nelle sue fasi iniziali, il progetto può basarsi sui precedenti successi della dott.ssa Rodriguez e del suo team. La ricerca nell’ambito del progetto ONE-EG aveva già permesso loro di creare un dispositivo di monitoraggio del sonno 20 volte più leggero e 50 volte più piccolo delle alternative, con un’accuratezza simile ai sistemi non indossabili. Il progetto WEEG, d’altro canto, aveva già affrontato le più importanti sfide tecnologiche legate al consumo di energia. La sua nuova generazione di algoritmi è inclusa in nuovi circuiti integrati che possono essere incorporati negli elettrodi e consumare livelli estremamente bassi di energia. Questo sistema riduce anche la quantità di dati forniti al medico per la diagnosi, con l’ulteriore vantaggio di ridurre l’onere non necessario. Prima di NOSUDEP, l’ottimo lavoro della prof.ssa Rodriguez aveva già portato alla creazione di una start-up. Quest’ultima è ora agli ultimi passaggi del processo di regolamentazione per la commercializzazione del primo dispositivo medico indossabile per la diagnosi automatica di apnea nel sonno. Se NOSUDEP riesce nella sua missione, la dott.ssa Rodriguez spera che sarà in grado di fare lo stesso per i pazienti con epilessia. «Spero inoltre che questo progetto riesca a chiarire maggiormente i meccanismi della SUDEP e in futuro aiutare anche a prevenirla», conclude.

Parole chiave

NOSUDEP, WEEG, One-EG, SUDEP, epilessia, elettronica indossabile, non invasivo, monitoraggio fisiologico

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