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Una rete ecocompatibile a base biologica per il trattamento dell’ernia

Gli interventi per le ernie rientrano tra le procedure chirurgiche oggi eseguite più frequentemente, ma le reti polimeriche non degradabili impiantate presentano una miriade di problemi. Un nuovo scaffold a base biologica prospetta risultati clinici notevolmente più positivi.

Salute

Nella maggior parte dei paesi la riparazione con rete delle ernie rappresenta lo standard. In genere, viene inserita una rete polimerica in corrispondenza del sito della protrusione dell’organo, con funzione di scaffold per rafforzare la crescita dei tessuti. Tuttavia, i polimeri non degradabili adottati di solito sono associati spesso a un alto tasso di reazione al corpo estraneo e alla ricomparsa dell’ernia. Inoltre, i metodi di lavorazione correnti impiegano tecnologie associate a rischi ambientali. Il progetto GREEN NANO MESH (Targeting hernia operation using sustainable resources and green nanotechnologies. An integrated pan-European approach), finanziato dall’UE, è stato avviato per sviluppare reti erniali biodegradabili fibrose su nanoscala e microscala, che si prospettano in grado di potenziare il processo di riparazione funzionale e, inoltre, vengono prodotte evitando processi e agenti chimici pericolosi. Sono state realizzate reti con materie prime ecocompatibili, ad es. poli-epsilon-caprolattone, acido polilattico, collagene bovino estratto da pepsina e collagene ricombinante umano. Mediante tecniche come l’elettrofilatura, la liofilizzazione, tecnologie di CO2 supercritico, rivestimento dell’elettrodo a immersione e metodi di legame incrociato ecologici, gli scienziati hanno prodotto prototipi di reti da laboratorio. Poi, tali scaffold nanointrecciati sono stati funzionalizzati con segnali biofisici (ad es. la porosità) e biologici (ad es. rivestimento di collagene). Gli scienziati hanno dimostrato che le reti presentano proprietà meccaniche simili o perfino superiori alle reti disponibili in commercio. Inoltre, ne è stata verificata sia l’ecocompatibilità, sia la citocompatibilità in vitro e in vivo. Gli esiti del progetto hanno consentito di redigere oltre 20 pubblicazioni su giornali scientifici a valutazione paritaria, circa 30 documenti presentati in conferenza e 17 discorsi programmatici e in sessioni plenarie in occasione di conferenze e riunioni scientifiche. Le tecnologie per la fabbricazione degli scaffold nanostrutturati e per la loro funzionalizzazione si trovano al livello di maturità tecnologica (TRL) 4. Il team si sta attualmente occupando di preparare le forme di divulgazione dell’invenzione. Prevede di raggiungere il livello TRL 5-9 entro 4 anni dal completamento del progetto, spianando la strada a sperimentazioni cliniche e alla commercializzazione. Il valore del mercato globale delle nanotecnologie ammonta a trilioni di dollari. L’esito positivo della commercializzazione potenzierebbe la competitività europea nel settore biomedico. Nel mondo, vengono eseguiti ogni anno 20 milioni di interventi di riparazione delle ernie e, nonostante siano considerati da molti operazioni di routine, le complicazioni continuano a essere numerosissime e i tassi di ricomparsa superano il 40 %. Queste innovative nanoreti ecocompatibili a base biologica, dotate di funzionalità potenziata, potrebbero apportare un graditissimo sollievo a milioni di persone che soffrono, con imponenti risparmi per i programmi sanitari nazionali.

Parole chiave

A base biologica, ecocompatibile, rete, ernia, poli-epsilon-caprolattone, acido polilattico, collagene, elettrofilatura, liofilizzazione, verniciatura a immersione, legame incrociato, prototipo

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