Il Gruppo europeo per l'etica prepara un parere sull'uso delle cellule staminali
Il Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie (European Group on Ethics, EGE) è intento alla stesura di un parere sulla ricerca e l'uso delle cellule staminali umane, da presentare il prossimo autunno alla Commissione europea. Nel corso di una recente tavola rotonda sugli aspetti etici e gli impieghi delle cellule staminali umane, la presidente del Gruppo europeo per l'etica Noelle Lenoir ha evidenziato l'importanza del proseguimento della ricerca sulle cellule staminali umane, che può condurre a elaborare nuovi trattamenti, al di là della ricerca "post-genomica", tutto ciò rispettando e dedicando la massima attenzione agli importanti problemi etici sollevati da tale ricerca. Ai dibattiti della tavola rotonda hanno partecipato i rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo, i cui contributi costituiranno la base del redigendo parere del Gruppo per l'etica. Durante l'incontro sono stati formulati speranze e dubbi, ma anche preoccupazione per il dialogo tra ricercatori e pazienti. "I ricercatori parlano solo con altri ricercatori", ha deplorato Dietmar Wessel, in rappresentanza di un'associazione tedesca di persone affette dal morbo di Parkinson. "Il paziente è confinato al ruolo di un oggetto di studio, che viene tollerato e che può a volte rivelarsi utile durante una conferenza come oggetto di una dimostrazione, quando viene annunciato un successo medico spettacolare." Egli ha continuato affermando che i pazienti ormai però si aspettano che i ricercatori giustifichino e spieghino la propria opera, la quale spesso riceve finanziamenti pubblici. "I pazienti devono essere trattati come partner e non come oggetti di ricerca", ha affermato Wessel. Il Gruppo europeo per l'etica prevede di pubblicare il proprio parere alla fine di settembre. Il documento si proporrà di trovare modalità per consentire alla ricerca di continuare nella direzione che tuteli nel miglior modo possibile la vita umana e le aspettative dei pazienti, mirando nel contempo a tracciare una distinzione più chiara tra, da un lato, embrioni e cellule "totipotenti", che non potrebbero costituire oggetto di ricerca e, dall'altro, le "cellule staminali pluripotenti", che potrebbero invece venire utilizzate.