Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano italiano
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Contenuto archiviato il 2022-12-07

Article available in the following languages:

Busquin e l'attività di ricerca

Philippe Busquin dovrebbe essere esausto. Da quando ha pubblicato la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso uno Spazio europeo della Ricerca" nel gennaio di quest'anno, il commissario europeo per la Ricerca ha percorso il continente in lungo e in largo annunciando l...

Philippe Busquin dovrebbe essere esausto. Da quando ha pubblicato la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso uno Spazio europeo della Ricerca" nel gennaio di quest'anno, il commissario europeo per la Ricerca ha percorso il continente in lungo e in largo annunciando la sua visione sul futuro dell'importante politica europea di ricerca. Nei giorni che hanno preceduto l'intervista al Notiziario CORDIS, il Commissario belga si è recato a Creta e a Ginevra per poi tornare nuovamente a Bruxelles, divulgando informazioni sullo Spazio europeo della Ricerca (SER) e incoraggiando l'invio di commenti con uno zelo quasi missionario. Se la stanchezza l'ha sopraffatto, certo non lo dà a vedere, mentre ribadisce con forza il messaggio principale della prima comunicazione da lui effettuata in qualità di Commissario per la Ricerca. "I problemi che domani gli scienziati si troveranno ad affrontare saranno di vasta portata, connessi a questioni sociali e interesseranno numerose discipline. Oggi la scienza ha assunto un carattere più globale ed il singolo Stato membro è troppo piccolo per affrontare da solo le questioni importanti. Per progredire dobbiamo collaborare", ha affermato il Commissario. Riunendo le proprie risorse in uno Spazio europeo della Ricerca, l'Europa avrà maggiori possibilità di successo, afferma Busquin. "Basta osservare le pubblicazioni naturalistiche, oggigiorno, per rendersi conto di come talvolta collaborino 15 o 20 autori di diverse nazionalità. Questo dimostra che a livello scientifico la condivisione delle conoscenze è già una realtà." Negli ultimi mesi si è assistito ad un crescente dibattito sul formato e il contenuto del prossimo programma quadro della Commissione, durante il quale sono state rare le occasioni in cui non si è menzionato il SER. Tuttavia il Commissario ha prontamente chiarito che il concetto di Spazio europeo della Ricerca è piuttosto diverso da quello di programma quadro della Commissione. Egli ha infatti affermato: "Il quinto programma quadro contiene già alcuni aspetti del SER: per esempio tutti i progetti si svolgono a livello europeo e viene attribuita una discreta rilevanza alla questione della mobilità dei ricercatori. Eppure non è uno Spazio europeo della Ricerca. Il programma quadro è uno strumento per raggiungere gli obiettivi del SER e non dimentichiamo che esso rappresenta solo il cinque per cento della spesa pubblica per la ricerca nell'UE. A mio parere, il SER costituisce un principio politico che unisce Commissione, Stati membri e istituzioni integovernative al fine di conferire maggiore coerenza al loro legame e costruire una comunità scientifica europea collegata alla nostra industria". Dopo aver discusso a lungo della comunicazione di gennaio con altre Direzioni generali, con il Parlamento europeo e con il Consiglio, mediante consultazioni interistituzionali, Busquin ha aperto un dibattito pubblico. "La nota è stata ampiamente divulgata e tutte le parti interessate hanno avuto l'opportunità di esprimere i propri commenti, attualmente integrati nella [nuova] comunicazione", afferma il Commissario, facendo riferimento alla sua seconda comunicazione sul SER, contenente le linee guida su come meglio procedere per l'attuazione di tale obiettivo. La nuova comunicazione è una versione più snella, succinta e focalizzata della precedente. In sole 22 pagine, essa definisce le priorità necessarie per realizzare il SER e suggerisce come aprire la strada ad una collaborazione vincente nell'ambito della politica europea di ricerca. Il notiziario CORDIS riporta una sintesi della comunicazione (RCN 15589), che, in sostanza, definisce due obiettivi principali: - aumentare il grado di coerenza delle attività e politiche di ricerca condotte in Europa; - riportare la ricerca al centro della società. Quando gli è stato chiesto se alcuni punti della comunicazione di gennaio fossero stati oggetto di critiche, il Commissario ha risposto negativamente. "La comunicazione ha incontrato un vasto consenso. Dall'8 gennaio fino ad oggi non ho ancora sentito commenti negativi. Sono pochissimi i punti criticabili e la difficoltà maggiore consiste nel metterla in pratica. Sono tutti molto soddisfatti dell'idea politica e del principio di fondo, ma ora è giunto il momento di agire concretamente." Per spiegare il suo punto di vista, il Commissario descrive quanto sia difficile abbattere le barriere alla mobilità dei ricercatori nell'UE. Le differenze esistenti tra gli Stati membri in materia di leggi e aspetti sociali, tra cui, per esempio, quelle relative alle retribuzioni e alle imposte, rappresentano un ostacolo. I compensi dei ricercatori variano enormemente nell'UE, a partire da quelli più bassi percepiti da alcuni scienziati in Portogallo, a quelli più alti in Germania. Ciò è dovuto, in parte, alla situazione fiscale, problema che il Commissario spera di risolvere, seguendo l'esempio del Primo ministro belga Guy Verhofstad, il quale ha chiesto, all'inizio della scorsa estate, di accordare uno speciale statuto fiscale ai ricercatori che si trasferiscono da un paese all'altro. Si tratterebbe di una manovra politicamente difficile da attuare, che il Commissario dovrebbe negoziare non con gli altri Ministri della Ricerca, bensì con i Primi ministri degli Stati membri. Ma Busquin è deciso a proseguire. "Dobbiamo individuare le difficoltà, quindi adottare una decisione comune per andare avanti. Si tratta di un processo dinamico, non possiamo realizzare tutto in un solo giorno." Tuttavia vi sono alcuni settori (soprattutto nella scienza con la "s" maiuscola, dove la ricerca rappresenta un rischio o un costo troppo elevato perché il singolo paese possa intraprenderla da solo) che si prestano facilmente a tale concetto. Alcuni rappresentanti d'alto livello dell'industria aeronautica, infatti, si sono già impegnati a mettere in atto tale filosofia, a seguito di una riunione svoltasi a Bruxelles il 10 e 11 ottobre (vedi RCN 15628). Anche la Commissione sta intensificando gli sforzi di collaborazione con l'Agenzia spaziale europea e il programma spaziale russo (vedi CORDIS Focus 159 e RCN 15555). Il commissario Busquin chiede ora agli Stati membri di collaborare in uno spirito di "aperta cooperazione" per attuare una strategia europea di ricerca a 360 gradi. "È nell'interesse di tutti disporre di una massa critica e il coordinamento aperto consente di raggiungere questa finalità in molti ambiti della ricerca. Poiché oggi la nostra mentalità è più multidisciplinare e globale, [.] dobbiamo avviare un lavoro in rete con le migliori équipe in Europa." Fino a questo momento gli Stati membri sembrano condividere la proposta del Commissario di affidare alla Commissione il ruolo di coordinatore centrale per il SER, nonostante lo stesso Busquin evidenzi alcune difficoltà. "Tutti gli Stati membri dispongono di modelli nazionali per la politica di ricerca e di risorse piuttosto limitate per condurre una propria attività di ricerca. Pertanto avranno difficoltà ad aprirsi agli altri paesi. Tuttavia", aggiunge Busquin citando come esempio la Finlandia, "qualcosa si sta già muovendo." I programmi di ricerca della Finlandia vengono esaminati da altri europei. "Ad accettare questa apertura è stato un piccolo paese e i risultati sono positivi. La Finlandia è un paese molto avanzato: si fa molta ricerca scientifica e industriale e si investe molto. Ma i finlandesi si espongono anche al giudizio di altri paesi e questo è un ottimo esempio di benchmarking." Busquin ha chiesto di procedere ad un importante esercizio di benchmarking (analisi comparativa) all'interno dell'UE, al fine di confrontare le migliori prassi nel campo della ricerca e dello sviluppo tecnologico di ciascun paese. La relazione, di cui il Commissario attende con ansia i risultati, verrà pubblicata intorno alla fine dell'anno. "Il benchmarking consentirà all'industria e ai privati di mettere a confronto i livelli di competenza di diversi paesi e l'industria potrà riscontrare quali sono i paesi che offrono maggiori vantaggi", afferma il Commissario. "Ciò potrebbe servire ad attirare i ricercatori più capaci. Al CERN di Ginevra ho affermato che è necessario attirare i migliori al mondo. Attualmente sono gli Stati Uniti ad esercitare l'attrattiva maggiore. Anche l'Europa ha buone possibilità, ma sono troppo disperse. Se si dispone però di una rete di eccellenza in ogni settore, è possibile dare visibilità all'eccellenza in Europa e attirare così nel nostro continente i migliori talenti scientifici." Seguendo questa linea di pensiero, il Commissario intende promuovere progetti su scala più ampia costituiti da gruppi di progetti più piccoli, "passando così da un approccio basato su progetti individuali ad uno di più ampio respiro". L'ultima comunicazione fa appello inoltre all'adozione di un approccio più strutturato e di programmi a più lungo termine (oltre i quattro anni), sostenuti a livello sia nazionale sia comunitario e che tengono conto del carattere organico della ricerca in pratica. "I progetti di ricerca a lungo termine sono molto dinamici. Nel corso del tempo, un progetto può produrre risultati interessanti che magari il gruppo iniziale non è in grado di elaborare perché ciò esula dal suo settore di competenze: in questo caso può subentrare un'altra équipe", spiega il Commissario. "Il nostro obiettivo non è quello di finanziare costantemente determinati gruppi o strutture di ricerca, bensì di sviluppare progetti comuni. È per questo che, in proporzione, il denaro europeo ha un impatto più ampio. Ciò che vogliamo è rendere i finanziamenti direttamente produttivi, nonché stimolare la collaborazione degli scienziati e dell'industria." I progetti del Commissario per l'immediato futuro sono illustrati nella comunicazione di ottobre e includono misure per semplificare le procedure e aumentare "considerevolmente" la portata dei progetti all'interno del quinto programma quadro, elevando le soglie dei finanziamenti. Ciò potrebbe già riflettersi nell'ultima tornata di inviti a presentare proposte nell'ambito dei programmi "Tecnologie per la società dell'informazione" e "Crescita" (vedi, rispettivamente, RCN 15627 e 15625). Fin qui niente da dire. Ma come pensa il Commissario di riportare la scienza al centro della società europea e riconquistare la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della scienza e degli scienziati? "Anche in questo ambito sto varando una serie di iniziative. Ci sarà una comunicazione su scienza e società, mentre il forum sulle scienze biologiche riunirà tutte le parti interessate, fra cui i cittadini, la stampa, le organizzazioni governative e gli scienziati. Intendiamo avviare un dialogo diverso tra gli esperti e i non addetti ai lavori, sia per rendere la scienza più comprensibile ai cittadini, sia per cercare di incoraggiare gli scienziati valutare attentamente l'opinione che il pubblico nutre nei loro confronti. Non è un processo a senso unico."

Il mio fascicolo 0 0