La Presidenza belga chiede la creazione di un centro di mobilità per i ricercatori dell'UE
Il presidente del Consiglio "Ricerca" François-Xavier de Donnea, e il commissario per la Ricerca Philippe Busquin hanno espresso il loro sostegno a nuovi programmi per istituire un'organizzazione di consulenza e rappresentanza, finanziata dalla Commissione e destinata alla mobilità dei ricercatori all'interno dell'UE. I programmi per questa nuova organizzazione, a cui la Commissione ha promesso un finanziamento, sono emersi durante una conferenza del Consiglio "Ricerca" dell'UE, organizzata dalla Presidenza belga per il 17 e il 18 settembre con il titolo "Eccellenza, mobilità e scambi: aprire la ricerca europea al mondo". L'organizzazione svolgerebbe tre funzioni principali: fornire consulenza e supporto ai ricercatori che si spostano all'interno dell'UE, fungere da centro di studio su questioni legate ai ricercatori, e costituire un gruppo di pressione che faccia adottare misure in favore della mobilità. Si spera che il centro inizi la sua attività entro la fine del 2002. François-Xavier de Donnea, che è anche ministro-presidente della regione Bruxelles-Capitale, ha reso nota la sua intenzione di attivare un centro di mobilità per i ricercatori in quella regione, che costituirà una fase preliminare prima di creare in tutta Europa una vera e propria rete di analoghi centri di coordinamento per questioni legate ai ricercatori. Quest'idea rientra tra le iniziative volte a invertire la tendenza della "fuga di cervelli" dall'UE agli USA, attirando nuovamente verso il Vecchio Continente i ricercatori europei di talento che stanno lavorando negli Stati Uniti. de Donnea ha spiegato che, a causa del sistema attuale, "spesso è più facile per un rifugiato politico arrivare in Europa che per un ricercatore con un titolo di studio". Egli ha inoltre citato il valore individuale delle carriere scientifiche internazionali: "La mobilità è un'esperienza essenziale, perché apre le menti dei ricercatori al cambiamento". Ha aggiunto che, per incoraggiare la mobilità, la Presidenza auspica la creazione di un programma di dottorato omogeneo a livello europeo, spiegando che "sarebbe opportuno agevolarla quale scelta di carriera e di vita personale. Mobilità e stabilità vanno di pari passo". Ha inoltre evidenziato l'esigenza di un rete di strumenti e infrastrutture europee, che ottimizzino il trasferimento delle conoscenze all'interno dell'UE. Occorrono provvedimenti per rafforzare i gruppi di ricerca interdisciplinari e multinazionali, che promuovano il processo di apertura e scambio. Secondo il Ministro, "dobbiamo creare una vera cultura della mobilità, che comporti profondi cambiamenti nella mentalità della ricerca europea". Egli ha invitato l'Europa a imparare dagli Stati Uniti, dove i ricercatori operano in una "atmosfera di apertura e mobilità globale", e dove il capitale di rischio, i finanziamenti per le ricerche e le attrezzature sono prontamente disponibili. Inoltre, de Donnea ha spiegato per quale motivo la Presidenza belga abbia scelto la mobilità dei ricercatori quale tema per la conferenza, affermando: "Personalmente sono convinto che il futuro della ricerca sia legato in modo stretto e inevitabile alla capacità della comunità scientifica di aprirsi al mondo esterno, incoraggiando gli scambi internazionali". Egli ha affermato che uno degli scopi della Presidenza belga è garantire l'interessamento per la questione a tutti i livelli, rivolgendosi anche ai capi di Stato e di governo degli Stati membri. Ha aggiunto: "In qualità di politici, è nostro compito dare un contributo reale all'eliminazione degli ostacoli, e creare le condizioni per un'apertura costruttiva [della ricerca scientifica]". Anche il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin ha evidenziato l'importanza della mobilità, definendo la questione come "una priorità fondamentale sia per la Commissione che per la Presidenza [belga]". Egli ha espresso l'esigenza di interventi volti a creare una "cultura della mobilità", che consentano agli scambi e alle trasferte di diventare parte integrante delle carriere scientifiche. Ha altresì ribadito le preoccupazioni di de Donnea, sollecitando l'adozione di provvedimenti che garantiscano il pieno riconoscimento del valore personale e scientifico per il lavoro di ricerca svolto all'estero. Il commissario Busquin ha affermato che le risorse umane sono indispensabili per la realizzazione del prossimo programma quadro di RST, nell'ambito del quale è stato proposto di raddoppiare lo stanziamento per le risorse umane, portandolo da 900 milioni a 1,8 miliardi di euro. Bisogna fare di più, anche dal punto di vista finanziario, per incoraggiare la creazione di gruppi internazionali di scienziati specializzati, includendo una più ampia serie di ricercatori nei programmi della Commissione. Inoltre, occorre impegnarsi maggiormente per aprire l'attività di ricerca dell'UE a ricercatori di paesi terzi. Alla domanda del Notiziario CORDIS sul perché le istituzioni dell'UE sembrano avere avuto più successo con gli scambi di studenti a scopo educativo, piuttosto che con la mobilità dei ricercatori, Busquin ha risposto che si tratta principalmente di un problema di finanziamento. Ha spiegato che "un ricercatore svolge un'attività lavorativa professionale.dobbiamo finanziare [queste persone], mentre per gli studenti è un semplice caso di trasferimento, la Commissione non è responsabile dei costi e il sistema è già stato costituito". Busquin ha spiegato che l'UE ha già organizzato l'attività di oltre 3.000 ricercatori mobili nell'ambito dell'attuale programma quadro, con finanziamenti pari a 900 milioni di euro. Ha inoltre sottolineato che occorre "un sistema globale di mobilità all'interno dell'Europa" per agevolare l'integrazione di ricercatori ospiti nelle università e nei centri di ricerca degli Stati membri.