La Commissione può aiutare i paesi candidati a diventare più innovativi, raccomanda una relazione
Una relazione commissionata dalla DG Imprese della Commissione europea ha raccomandato che la Commissione ed i sei paesi candidati collaborino all'elaborazione di una serie di politiche volte a migliorare il progresso dell'innovazione in questi paesi. In previsione dell'inizio del processo di allargamento nel 2003, acquista sempre maggiore importanza la misura in cui i paesi candidati avranno saputo sviluppare ed attuare molte politiche, tra le quali la politica dell'innovazione. Per tale motivo, la DG Imprese ha commissionato, a maggio del 2000, uno studio sulla politica dell'innovazione in sei paesi candidati. I sei paesi oggetto dello studio sono Cipro, la Repubblica Ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la Polonia e la Slovenia, mentre l'obiettivo del documento era "esaminare ed analizzare le attuali condizioni generali in relazione a temi selezionati dell'innovazione in questi paesi". Le opzioni politiche avanzate dagli estensori della relazione (due istituti di ricerca economica, un istituto di studi slavi e dell'Europa orientale ed una rete di esperti nazionali) sono mirate a promuovere una cultura aperta all'innovazione ed alla creatività, nonché a collocare l'innovazione al centro delle ulteriori riforme del contesto legale e normativo. Le proposte sono inoltre mirate ad aumentare il numero di piccole imprese a carattere innovativo, a rafforzare la diffusione della conoscenza e della tecnologia nei vari settori dell'economia, nonché ad istituire un processo di elaborazione delle politiche tale da creare una politica dell'innovazione. La relazione evidenzia diversi fattori che gli autori considerano responsabili di ostacolare l'innovazione, tra i quali figurano le barriere finanziarie all'assunzione di rischi, l'assenza di spill-over dall'investimento estero diretto (IED) a favore delle imprese locali, sistemi d'istruzione e formazione che non stimolano la creatività e la flessibilità, una scarsa domanda di ricerca e sviluppo (R&S) da parte dei settori economici, l'insufficiente coordinamento tra gli enti di finanziamento e politici, nonché la carenza di consultazione tra il governo e le imprese. Al fine di promuovere una cultura aperta all'innovazione ed alla creatività, la relazione raccomanda ai paesi candidati di elaborare programmi mirati alla diffusione delle tecniche di gestione innovative, incoraggiare i comportamenti innovativi con l'assegnazione di premi e sviluppare forum che fungano da raccordo tra le imprese e le agenzie di formazione. A sua volta, la Commissione europea viene invitata ad assicurare che i sondaggi "Innobarometer" sull'innovazione abbraccino i paesi candidati con l'obiettivo di stimolare il dibattito pubblico, a varare una serie di studi approfonditi, nonché ad istituire un premio speciale per l'innovazione, nel corso di un importante evento mediatico, per società appartenenti ai paesi candidati. L'innovazione dovrebbe essere collocata al centro delle ulteriori riforme del contesto giuridico e normativo, con l'istituzione di una procedura di revisione per valutare l'impatto della legislazione sull'innovazione economica nei paesi candidati, attingendo alle migliori prassi europee, studiando in quale misura i diritti di proprietà intellettuale (IPR) scoraggino la ricerca industriale ed esaminando l'introduzione di incentivi fiscali per le imprese che avviino attività di R&S o assumano ricercatori. Queste misure dovrebbero essere accompagnate da azioni corrispondenti da parte della Commissione, sostenendo i paesi candidati con l'istituzione di programmi d'azione sovvenzionati, mirati a rimuovere gli ostacoli principali all'innovazione economica. La relazione osserva la scarsità di piccole imprese innovative nei paesi candidati presi in esame e raccomanda di conseguenza il rafforzamento o la creazione di fondi che forniscano sia il capitale d'avvio sia quello di rischio, la riduzione dei rischi finanziari, se possibile tramite l'introduzione di fondi di garanzia, nonché l'aumento dei finanziamenti per corsi di gestione innovativa. Viene avanzata altresì la proposta che la Commissione studi la possibilità di sviluppare un'iniziativa specifica a favore delle start-up ad alto contenuto tecnologico nei paesi candidati. Il rafforzamento della diffusione di conoscenza e tecnologia dovrebbe avvenire offrendo alle piccole aziende un migliore accesso alle organizzazioni di ricerca finanziate con fondi pubblici, afferma la relazione, raccomandando inoltre di modificare le sovvenzioni per la ricerca precompetitiva in modo da attribuire maggiore importanza alla valorizzazione dei risultati, nonché di introdurre iniziative per promuovere i distretti industriali. La Commissione può agevolare questo processo sostenendo azioni preparatorie che agevolino la costituzione di centri d'eccellenza e l'individuazione di progetti di ricerca specifici per le principali tecnologie di produzione, raccomanda il documento. La sfida risolutiva individuata dagli autori della relazione consiste nell'istituire un processo di elaborazione delle politiche tale da creare una politica dell'innovazione. La relazione consiglia, a tale fine, di svolgere nei paesi candidati un sondaggio sull'innovazione da confrontare con il quadro di valutazione dell'innovazione europeo. La Commissione dovrebbe offrire assistenza tecnica ai paesi candidati e creare una task force comprendente rappresentanti di Eurostat e degli istituti statistici nazionali, al fine di facilitare il coordinamento dell'attività. Si dovrebbero anche istituire unità dedicate alla politica dell'innovazione, per monitorare e valutare gli strumenti e le strutture attuali che promuovono l'innovazione o lo sviluppo tecnologico. La Commissione può contribuire anche mettendo a disposizione finanziamenti per la fase di preadesione, per le azioni pilota derivanti dalle iniziative regionali di strategia innovativa svolte nei paesi candidati. Sebbene la relazione affermi che "nell'insieme i risultati di questo studio indicano che nessuno dei sei paesi candidati ha elaborato una politica completa dell'innovazione" e che "la valutazione dell'efficacia delle strutture di sostegno all'innovazione non sembra rientrare tra le priorità dei governi dei [sei paesi candidati]", ad ogni paese viene riconosciuto il merito degli sforzi compiuti. L'Ungheria è definita "alquanto più avanti rispetto agli altri paesi" in virtù della sua gamma di strumenti, finanziati nel corso di vari anni. Si evidenza che l'Estonia mostra una consapevolezza relativamente alta delle priorità dell'innovazione e dispone di un ente d'attuazione ben strutturato. A partire dal 1999 sono state altresì introdotte varie nuove iniziative per promuovere l'innovazione e la società dell'informazione. Sia la Polonia sia la Slovenia hanno svolto sondaggi sull'innovazione nel settore delle imprese e la Repubblica Ceca ha recentemente rimodulato la propria politica di ricerca con l'obiettivo di sostenere in maggior misura i rapporti tra la ricerca e l'industria. Le iniziative prese a Cipro sono state finora di dimensioni relativamente modeste. I paesi candidati hanno inoltre riportato buoni risultati in termini di penetrazione della certificazione dell'Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO): l'Ungheria, la Slovenia e la Repubblica Ceca hanno raggiunto un livello alto ed il tasso medio di crescita in tutti i paesi è stato superiore a quello comunitario nella seconda metà degli anni novanta.