I "maiali knockout": un passo in avanti verso i trapianti di organi animali nell'uomo
La società PPL, branca commerciale per gli USA dell'istituto scozzese Roslin, ha annunciato la nascita di "maiali knockout" che, in futuro, potrebbero essere impiegati per trapiantare organi dagli animali agli esseri umani. Nei cinque maialini, nati il 25 dicembre, è stato inattivato un gene specifico che induce nel sistema immunitario umano una reazione di rigetto verso gli organi di tali animali. Per metterli al mondo, è stata applicata la tecnologia di trasferimento nucleare e di "cell targeting" della PPL. Secondo Alan Colman, direttore della ricerca presso l'azienda, è probabile che si debbano aggiungere alcuni geni prima che i maiali siano pronti per la sperimentazione, ma i primi test clinici potrebbero essere condotti sugli esseri umani anche tra soli quattro o cinque anni. In caso di esito positivo, sarà possibile trapiantare cellule dai maiali agli organi umani danneggiati per combattere patologie come il diabete, il morbo di Parkinson e di Alzheimer. Colman ha affermato che "dopo aver superato uno dei maggiori rischi scientifici e ostacoli tecnici, lo xenotrapianto [trapianto da animali a esseri umani] è destinato a trasformarsi da promessa in realtà, con un potenziale capace di rivoluzionare il settore dei trapianti". "Questo risultato offre una soluzione a breve termine per superare la scarsità di organi umani disponibili per i trapianti, nonché di cellule che producano insulina per curare il diabete", ha aggiunto il Dr. David Ayares, responsabile operativo e vicepresidente della divisione statunitense della PPL. Nei maialini, chiamati Noel, Angel, Star, Joy e Mary, è stato "spento come un interruttore" il gene relativo alla transferasi di Alfa-1,3-galactosi, responsabile della produzione di un enzima che aggiunge uno zucchero alla superficie delle cellule suine. Il sistema immunitario umano non riconosce tale sostanza, e scatena una reazione di rigetto spesso in pochi minuti. Tuttavia esistono altri ostacoli da superare, tra cui il rischio teorico di trasmettere i virus endogeni dei suini agli esseri umani provocando nuove malattie, nonché le opposizioni basate su motivi etici. Il Dr. Donald Bruce della Chiesa di Scozia ha accolto favorevolmente l'eventualità di impiegare gli organi dei maiali per salvare vite umane, purché siano rispettate determinate condizioni, ma avrebbe affermato che "quest'opportunità solleva seri interrogativi etici sull'uso degli animali, nonché la questione fondamentale della sicurezza". Attualmente la PPL sta cercando un partner disposto a investire i fondi necessari per commercializzare questa tecnologia sul mercato, che si stima equivalente a circa 12,8 miliardi di euro all'anno. Stando alle parole del Dr. Martyn Breeze, direttore dello sviluppo prodotti presso l'azienda, "la PPL ha dedicato molte risorse al progetto durante gli ultimi quattro-cinque anni e, ora, è giunto il momento che i finanziamenti arrivino da altre fonti, per esempio da un investitore di capitale di rischio o da una società farmaceutica".