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Dal 5PQ al 6PQ: l'esperienza del progetto per la creazione di una catena di approvvigionamento virtuale per l'industria dei gioielli

Il progetto VJSC (Virtual jewellery supply chain project - Catena di approvvigionamento virtuale per l'industria dei gioielli) è un'iniziativa finanziata nell'ambito del programma "Tecnologie della società dell'informazione" del quinto programma quadro (5PQ), la quale riunisce...

Il progetto VJSC (Virtual jewellery supply chain project - Catena di approvvigionamento virtuale per l'industria dei gioielli) è un'iniziativa finanziata nell'ambito del programma "Tecnologie della società dell'informazione" del quinto programma quadro (5PQ), la quale riunisce partner provenienti da cinque paesi europei. Il Notiziario CORDIS ha incontrato due dei partecipanti al progetto per discutere della loro esperienza di partecipazione ad un'iniziativa nell'ambito del 5PQ e raccogliere le loro osservazioni sul prossimo programma quadro (6PQ). L'idea alla base del progetto VJSC è stata quella di fornire all'industria europea dei gioielli uno strumento che potesse aiutarla a far fronte alla concorrenza dei prodotti importati da zone del mondo in cui i costi di produzione sono inferiori, talvolta addirittura del 50 per cento. I partecipanti al progetto si propongono, per la prima volta, di applicare le tecniche CAD/CAM (progettazione e fabbricazione assistite da calcolatore) all'industria dei gioielli, permettendo così ai clienti di elaborare un prodotto personalizzato in un ambiente virtuale, visualizzare l'immagine tridimensionale di un oggetto ed ottenere una stima immediata dei costi. Il principale contraente del progetto è Hean Studio Ltd, azienda specializzata in fusione che fornisce componenti ai produttori di gioielli. Apollonius Nooten-Boom, amministratore delegato della società, contribuisce al progetto apportando sia competenze in materia di fabbricazione di gioielli, sia conoscenze sulle tecnologie CAD/CAM. Egli si è concentrato sulla definizione dell'operabilità del nuovo sistema con i produttori e la risoluzione dei problemi legati alla concorrenza di altri fornitori che si avvalgono dello stesso sistema centrale. In base alle sue previsioni, nel prossimo futuro i dettaglianti potranno disporre del primo sistema operativo. Nooten-Boom ritiene che fino ad oggi il progetto sia stato un successo, ma intravede ulteriori margini di miglioramento a livello amministrativo. "A quanto pare vi è uno spreco di denaro nell'ambito dell'amministrazione", ha dichiarato Nooten-Boom. Un altro problema riguarda il fatto che, trattandosi di una piccola azienda, il costo dei viaggi che l'amministratore delegato deve compiere per partecipare alle riunioni del progetto in tutta Europa vengono misurati in termini di tempo e affari perduti. Tutto sommato, comunque, i benefici derivanti dalla partecipazione di Hean Studio al progetto superano gli svantaggi, anche se tali difficoltà hanno spinto Nooten-Boom ad appoggiarsi ad uno dei partner del progetto per quanto riguarda il coordinamento con Bruxelles. Il Centro d'innovazione tecnologica (TIC) dell'Università dell'Inghilterra centrale offre sostegno a privati e organizzazioni sulle nuove tecnologie e le relative applicazioni. Il principale ruolo del Centro nell'ambito del progetto VJSC consiste nel fornire consulenza e assistenza tecnica, ma grazie all'esperienza accumulata nel quadro di altri progetti finanziati dall'UE, il Centro è in grado di offrire anche un orientamento nella gestione di progetti di questo tipo. Il dott. Tim Burden, responsabile dell'innovazione di prodotto e processo presso il Centro TIC ha partecipato al progetto VJSC fin dall'inizio ed è stato uno dei primi a fornire una formazione all'uso delle tecnologie CAD/CAM nell'ambito dell'industria dei gioielli. A suo avviso, alcune delle principali difficoltà da superare in un progetto che vede la partecipazione di piccole e medie imprese (PMI) e di qualsiasi fonte istituzionale di finanziamento di vaste dimensioni, è data proprio dalla presenza di strutture così diverse fra loro. "I tempi e i processi decisionali di una PMI sono notevolmente diversi da quelli della Commissione europea", ha affermato il dott. Burden. "Se per la prima basta un giorno per assumere una rapida decisione, per la seconda può essere necessario anche un anno!". Il dott. Burden fa notare, inoltre, che il termine "PMI" stesso può essere fuorviante: "La differenza fra due PMI può essere enorme, poiché il loro organico varia dalle 2 alle 250 unità. È necessario che l'UE affronti le problematiche specifiche che gravano sulle microimprese in fase di partecipazione a tali iniziative". Secondo il dott. Burden, un altro inconveniente relativo al 5PQ riguarda ciò che egli considera una mancanza di flessibilità nella struttura e nel finanziamento di un progetto in fase di attuazione, problema che ritiene sia particolarmente sentito nel settore tecnologico, caratterizzato da una rapida evoluzione. Il dott. Burden auspicherebbe la possibilità di inserire nuovi partner nel corso del progetto, al fine di fornire le necessarie competenze e, all'occorrenza, di apportare delle modifiche al bilancio iniziale. Il dott. Burden ritiene che i nuovi "progetti integrati" contribuiranno a dissipare molte delle sue preoccupazioni. A quanto pare la Commissione è consapevole di tali problematiche e ha tentato di risolverle modificando la struttura del nuovo programma quadro. Nell'ambito del 6PQ, sarà possibile introdurre nuovi partner in un progetto già in corso e, se necessario, aumentare il finanziamento concesso dall'UE. Il dott. Burden ha concluso, affermando: "Nel complesso, il processo trarrebbe beneficio dalla garanzia di maggior sostegno, soprattutto a favore delle PMI. Tuttavia, nonostante gli ostacoli, i benefici derivanti dalla partecipazione a simili progetti sono ovvi". A suo avviso, senza i finanziamenti europei non sarebbe stato possibile realizzare il progetto VJSC. Dal canto suo, il dott. Burden ha tutta l'intenzione di partecipare ad altre attività nell'ambito del 6PQ.

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