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Un gruppo di pressione mette in guardia contro i rischi di una concentrazione delle infrastrutture di ricerca

Nella propria risposta ad un documento di consultazione del governo britannico in materia di istruzione superiore, il gruppo di pressione con sede nel Regno Unito "Save British Science Society" (SBS) ha messo in guardia contro un'eccessiva integrazione delle infrastrutture di ...

Nella propria risposta ad un documento di consultazione del governo britannico in materia di istruzione superiore, il gruppo di pressione con sede nel Regno Unito "Save British Science Society" (SBS) ha messo in guardia contro un'eccessiva integrazione delle infrastrutture di ricerca. Il documento, pubblicato il 30 dicembre 2002, illustra il punto di vista dell'SBS su una serie di questioni affrontate nel documento di consultazione, come la ricerca, le infrastrutture e la giustificazione delle spese. Il gruppo SBS è sostenuto da 1.500 membri individuali e da circa 70 membri istituzionali, comprese università, imprese e società accademiche. Nel capitolo dedicato alle infrastrutture finanziarie, la Società considera in molti casi inevitabile una maggiore concentrazione delle strutture di ricerca, ma avverte che "occorre garantire sempre un'opportunità ai ricercatori 'indipendenti' le cui idee sono incompatibili con la strategia e i piani di gruppi più grandi e complessi". In alcune situazioni, l'SBS dichiara di auspicare una maggiore integrazione delle risorse, ad esempio per fornire a studenti e ricercatori di istituti meno facoltosi la possibilità di accedere alle apparecchiature sottoutilizzate delle organizzazioni che beneficiano di maggiori finanziamenti. Ciò, tuttavia, comporta dei problemi, poiché, come si legge nel documento, "[...] quasi tutti gli attuali meccanismi governativi di finanziamento incoraggiano la competitività, piuttosto che la collaborazione fra gli istituti". Per quanto concerne la ricerca universitaria, il documento di consultazione del governo si chiede se siano necessarie delle politiche che consentano ai migliori ricercatori di dedicare più tempo alla ricerca, e se alcuni istituti debbano specializzarsi nella ricerca ed altri nella formazione. Rispondendo al primo quesito, l'SBS sostiene che gli scienziati migliori potrebbero concentrarsi maggiormente sulla ricerca se si riducesse l'onere burocratico e si aumentassero le loro retribuzioni, affinché essi non avvertano l'esigenza di fornire consulenze private per integrare il proprio reddito. Quanto alla possibilità che gli atenei si concentrino sulla ricerca oppure sulla formazione, l'SBS sottolinea che l'insegnamento trae beneficio da una buona attività di ricerca e che i docenti offrono prestazioni migliori se operano in un clima propizio alla scoperta. Il gruppo prosegue, affermando: "Perfino le più illustri università americane, fra le più rinomate al mondo, troverebbero assurdo impedire ai loro migliori ricercatori di insegnare". Quanto al finanziamento pubblico della ricerca, il documento di consultazione chiede se l'attuale livello di spesa nel Regno Unito sia sufficiente per mantenere la competitività sulla scena globale. Non nel lungo periodo, risponde l'SBS, affermando che i problemi delle infrastrutture finanziarie si sono rivelati maggiori rispetto a qualsiasi aspettativa, e che, per quanto apprezzabili, le recenti iniziative di finanziamento non hanno risolto il problema degli arretrati. Nello stesso capitolo, la Società chiede il pagamento di tutte le spese generali associate all'esecuzione dei progetti di ricerca. Nel documento si cita l'esempio dei programmi quadro di ricerca dell'UE, nell'ambito dei quali solo il 20 per cento dei costi diretti complessivi può essere rappresentato da spese indirette (luce, gas e infrastrutture di base). In una delle sezioni finali del documento, l'SBS fornisce la propria risposta al quesito relativo al grado di remunerazione che i contribuenti ricevono a fronte del loro investimento nella ricerca. "È difficile pensare ad una voce del bilancio pubblico che fornisca una giustificazione della spesa tanto rigorosa quanto quella per la ricerca universitaria". Nel testo vengono citate le statistiche dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), le quali mostrano che il denaro dei contribuenti investito nell'istruzione superiore produce un rendimento annuale del 13,6 per cento per le donne e del 15,2 per cento per gli uomini. "In altre parole", sostiene il documento, "non vi è dubbio: il contribuente ottiene un'ottima remunerazione degli investimenti realizzati in ambito accademico".

Paesi

Regno Unito

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