L'Eurobarometro fornisce un quadro preciso dell'opinione dei cittadini europei sulle questioni energetiche
La relazione dell'Eurobarometro, presentata il 6 marzo dal commissario per la Ricerca Philippe Busquin, offre una chiara visione di ciò che l'opinione pubblica europea pensa in merito alle questioni energetiche. I risultati dello studio, dal titolo "Energy: issues, options and technologies" (Energia: problemi, opzioni e tecnologie), si basano sulle opinioni espresse da circa 16.000 cittadini di tutta l'UE, di età superiore ai 15 anni, dalle quali emerge che, pur riconoscendo la necessità di adottare misure per il risparmio energetico a livello europeo, essi tendono a preferire i provvedimenti che non impongono obblighi ai singoli individui. "Sappiamo tutti che il consumo energetico è in aumento e che tale tendenza non è sostenibile a lungo termine, ma non vogliamo cambiare le nostre abitudini. È questo il paradosso energetico", ha spiegato Busquin. La spiegazione di tale paradosso risiede nell'inesattezza delle percezioni in merito al consumo energetico. In particolare, la relazione mostra che i cittadini dell'UE sovrastimano il consumo energetico delle fabbriche e chiedono rapporti e controlli più rigorosi nei confronti dell'industria. Tuttavia, sebbene l'opinione pubblica sottovaluti la quantità di energia utilizzata per i trasporti, un quarto degli intervistati si dichiara favorevole all'idea di imporre norme più severe per le automobili. Nel contempo, la dipendenza dell'UE dall'importazione di energia viene percepita come un reale problema: il 41 per cento dei cittadini, infatti, ritiene che la ricerca su nuove risorse energetiche possa rappresentare una possibile soluzione. Quanto al surriscaldamento del globo, il 74 per cento degli intervistati pensa che i trasporti siano ampiamente responsabili del cambiamento climatico, mentre il 53 per cento si dice favorevole alla ricerca su nuove forme di trasporto più pulite. Circa il 69 per cento degli intervistati, inoltre, sostiene che in futuro sia opportuno intensificare la ricerca sulle fonti di energia rinnovabile. Sebbene dalla relazione emerga ancora una certa difficoltà nella comprensione della fusione nucleare da parte dei cittadini europei, gli intervistati ritengono che sia necessario condurre ulteriori ricerche sulla fusione nucleare al fine di confermarne il potenziale come forma energetica alternativa. "Nel complesso, si tratta di un segnale incoraggiante per il proseguimento e il rafforzamento delle nostre iniziative di ricerca a livello europeo e nazionale, che conferma le scelte da noi assunte in sede di elaborazione delle attività e dei programmi di ricerca comunitari", ha affermato Busquin. Il sesto programma quadro (6PQ), infatti, riflette tale impegno mediante lo stanziamento, nell'arco dei prossimi quattro anni, di 610 milioni di euro a favore dello sviluppo di sistemi di trasporto sostenibili e di 750 milioni di euro per la ricerca in materia di fusione nucleare. Considerata l'importanza della ricerca e della formazione in questo settore, agli intervistati è stato chiesto di esprimere la propria opinione sulle possibili ragioni della mancanza di studenti nelle discipline relative all'energia. Secondo alcuni, la ricerca in campo energetico non è abbastanza stimolante agli occhi dei giovani, mentre altri sostengono che gli studi in questo campo non offrono sbocchi professionali allettanti. Quest'analisi, unita alla constatazione che l'85 per cento degli intervistati possiede una limitata conoscenza in merito alle attività europee di ricerca e sviluppo nel settore energetico, suggerisce che occorre compiere ulteriori sforzi al fine di migliorare e promuovere l'informazione su tale argomento a livello nazionale ed europeo.