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Verso il raggiungimento dell'obiettivo di Barcellona

I responsabili politici a livello europeo e nazionale stanno dimostrando il proprio impegno verso il raggiungimento dell'obiettivo di Barcellona con una serie di iniziative tese ad elevare gli investimenti nella ricerca al tre per cento del PIL. La serietà con la quale tale o...

I responsabili politici a livello europeo e nazionale stanno dimostrando il proprio impegno verso il raggiungimento dell'obiettivo di Barcellona con una serie di iniziative tese ad elevare gli investimenti nella ricerca al tre per cento del PIL. La serietà con la quale tale obiettivo viene considerato è stata sottolineata in occasione di una riunione organizzata dall'Associazione slovena per l'economia e la ricerca (SBRA), tenutasi il 10 settembre a Bruxelles. Se da un lato, Philippe de Taxis du Poët della DG Ricerca della Commissione ha elencato una serie di iniziative che confermano l'interesse di questa istituzione nell'incrementare gli investimenti, dall'altro, i rappresentanti della Slovenia hanno chiarito come il loro paese stia perseguendo questo ambizioso traguardo. L'obiettivo di Barcellona, approvato dai capi di Stato e di governo dell'UE nel marzo 2002, impegna l'Europa ad elevare gli investimenti nella ricerca al tre per cento del PIL entro il 2010. I due terzi di questi fondi dovrebbero provenire dal settore privato, mentre il settore pubblico dovrebbe concorrere per la restante quota. Gli investimenti per la ricerca variano attualmente nell'UE da un importo superiore al tre per cento, in Svezia e Finlandia, allo 0,68 per cento della Grecia (secondo le cifre chiave per il 2002 della Commissione). A livello europeo, la Commissione sta lavorando alla direttiva sui permessi di ingresso e di residenza per i ricercatori dei paesi terzi, la cui presentazione è prevista per novembre. Ulteriori progressi in materia di esenzione del blocco degli aiuti di Stato per le piccole e medie imprese sono attesi per l'inizio del 2004, ed attualmente si sta promovendo il "metodo aperto di coordinamento" attraverso la costituzione di nuovi gruppi di lavoro tematici e del CREST (Comitato per la ricerca scientifica e tecnica). La Commissione sta sviluppando altresì una "nuova generazione di piattaforme tecnologiche", ha aggiunto de Taxis du Poët, che attingono alle migliori prassi adottate dalle piattaforme esistenti, come quelle nel campo della ricerca aeronautica e ferroviaria. La creazione di una nuova piattaforma per l'idrogeno è stata annunciata il 10 settembre, ed a questa farà seguito la costituzione di altre piattaforme, ad esempio in settori quali la genomica, le tecnologie siderurgiche e tessili, e la ricerca marina. La Commissione sta collaborando altresì con la Banca europea per gli investimenti (BEI) al fine di individuare nuovi strumenti di finanziamento a sostegno della ricerca e dell'innovazione. Una proposta sarà avanzata in occasione del Consiglio ECOFIN previsto per ottobre. Il fatto che il presidente della Commissione Romano Prodi abbia evidenziato la necessità di effettuare maggiori investimenti per la ricerca nella sua iniziativa per la crescita, presentata a luglio, dimostra altresì l'importanza che la questione riveste per i responsabili politici. Elevare gli investimenti nella ricerca al tre per cento del PIL, entro il 2010, non è un obiettivo realistico per tutti gli Stati membri, ma de Taxis du Poët ha dichiarato che tale traguardo dovrebbe fungere da catalizzatore, ed ha aggiunto che "il tre per cento non è poi così importante quanto lo sono invece il circolo virtuale, la dinamica ed i contatti cui possiamo dar vita in Europa" nel tentativo di incrementare la spesa. "L'obiettivo è di rendere l'Europa più attraente per gli investimenti nella ricerca", ha aggiunto de Taxis du Poët. Egli ha osservato che il settore industriale riconosce l'importanza di investire nella ricerca, ma non ritiene soddisfacenti le condizioni quadro per gli investimenti in Europa. Questo è uno dei motivi per cui la Commissione ha adottato questo approccio esaustivo nel suo piano d'azione per il raggiungimento dell'obiettivo del tre per cento, definendo misure che esulano normalmente dal contesto delle politiche di ricerca, per interessare altre politiche come quelle fiscali, della concorrenza e regionali. Nel ribadire il proprio impegno a perseguire tale traguardo, ciascuno Stato membro attuale e futuro ha fissato il proprio obiettivo di investimento. Se da un lato, alcuni Stati membri puntano ad un obiettivo inferiore al tre per cento del PIL, dall'altro, la Slovenia si è prefissa un traguardo ambizioso, poiché è l'unico paese candidato ad essersi impegnato a raggiungere tale percentuale. "Il perseguimento dell'obiettivo di Barcellona implica un aumento degli investimenti del 320 per cento in sette anni da parte del settore privato, o una crescita annua del 25 per cento", ha chiarito Boris Cizelj, direttore della SBRA. "Ritengo l'impresa possibile, anche se richiederà numerosi sforzi sul versante aziendale, oltre alla definizione di adeguate condizioni quadro". La Slovenia, al pari di qualunque altro paese che ha affrontato un processo di transizione nel corso dell'ultimo decennio, ha subito notevoli perdite di capitale umano. Il personale impegnato nella ricerca è diminuito del 4,2 per cento fra il 1994 ed il 1998. La situazione sta ora migliorando, ed iniziative quali il programma per i giovani ricercatori hanno ottenuto un notevole successo. Dei 2.652 giovani ricercatori che hanno ricevuto finanziamenti governativi, 612 lavorano attualmente nel settore aziendale. Gli sloveni hanno individuato nel contempo altri settori di intervento. Gli investimenti nella ricerca da parte di imprese individuali sono tuttora "modesti", secondo il dott. Cizelj, ed il trasferimento di conoscenze dal mondo accademico a quello industriale è ancora "inadeguato". La scarsa partecipazione ad una recente conferenza sul tema "Slovenia, Lisbona e Barcellona" ha dimostrato altresì che numerosi esponenti del settore aziendale non sono consapevoli delle sfide da affrontare, ha aggiunto il dott. Cizelj. Il governo sloveno ha tuttavia piena consapevolezza delle sfide future, ed ha assunto un preciso impegno politico per aumentare gli investimenti. Peter Volasko, rappresentante della Missione slovena presso l'UE, ha spiegato che ciò si deve alla tenacia dell'ex ministro per l'Istruzione, la Scienza e lo Sport Lucija Cok. Il governo destina attualmente alla ricerca lo 0,72 per cento del proprio PIL, cifra destinata a raggiungere lo 0,84 per cento nel 2004, secondo le previsioni di bilancio governative. "L'obiettivo di raggiungere l'un per cento entro il 2010 sembra realistico e dovremmo riuscire ad attuarlo", ha commentato Volasko. Il governo intende altresì coinvolgere maggiormente il settore industriale nell'elaborazione delle politiche di ricerca, al fine di rendere la Slovenia più interessante per gli investimenti. Inoltre, sono già stati realizzati programmi di sovvenzioni salariali per incoraggiare i dottorandi e gli studenti di master a lavorare nel settore privato dopo la laurea. Tuttavia gli sloveni concordano con de Taxis du Poët sull'obiettivo ultimo delle attuali iniziative. "Il tre per cento non rappresenta il traguardo finale, e per tale motivo abbiamo bisogno di un approccio integrato e sistematico che ci consenta di guardare oltre questo obiettivo e puntare verso la strategia di Lisbona, incrementando la crescita e migliorando la qualità della vita nell'UE", ha aggiunto Volasko.

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