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L'Europa deve agire se vuole competere con successo nel mercato globale dei ricercatori

Oltre a fornire un riconoscimento all'eccellenza europea nella ricerca collaborativa, la cerimonia di consegna del Premio Cartesio 2003, svoltasi a Roma il 20 novembre, ha offerto ai responsabili politici e agli scienziati la possibilità di discutere una questione considerata ...

Oltre a fornire un riconoscimento all'eccellenza europea nella ricerca collaborativa, la cerimonia di consegna del Premio Cartesio 2003, svoltasi a Roma il 20 novembre, ha offerto ai responsabili politici e agli scienziati la possibilità di discutere una questione considerata vitale per la competitività dell'Europa: la mobilità dei ricercatori. La Commissione stima che siano necessari altri 700.000 scienziati per consentire all'UE di raggiungere l'obiettivo di elevare la spesa per la ricerca al tre per cento del PIL entro il 2010. A tal fine, il miglioramento della dimensione europea delle carriere nella ricerca viene considerato un modo efficace per creare opportunità occupazionali, rafforzare la competitività e migliorare le condizioni lavorative e retributive. Secondo Jimmy Jamar, della DG Ricerca della Commissione, il rafforzamento della mobilità dei ricercatori in Europa, inoltre, consentirà di affrontare alcune delle principali sfide che incombono sul settore della ricerca. Fra queste, egli ha sottolineato la cosiddetta "fuga dei cervelli" europei verso altre parti del mondo, in particolare gli Stati Uniti. Incoraggiare gli scienziati extracomunitari ad accettare incarichi in Europa, ha aggiunto Jamar, rappresenta l'altra faccia della medaglia. "Un fatto è certo: non possiamo affrontare il problema della fuga dei cervelli con un piano d'azione. I ricercatori si recano laddove vengono offerte le opportunità migliori, pertanto dobbiamo elaborare una strategia integrata per risolvere questo problema", ha affermato Jamar. Se, da un lato, l'UE deve spingere i propri scienziati a recarsi all'estero per migliorare le loro esperienze professionali, dall'altro, occorre attuare un meccanismo volto ad incoraggiarne il ritorno in Europa, ha aggiunto Jamar. Egli ha annunciato, inoltre, che la Commissione intende elaborare una nuova direttiva finalizzata al miglioramento delle condizioni d'ingresso in Europa per i ricercatori di paesi terzi. Secondo un altro rappresentante della DG Ricerca, Sieglinde Grube, l'adozione di una risoluzione, da parte del Consiglio, sulla carriera dei ricercatori all'interno dello Spazio europeo della ricerca (SER) ha fornito all'UE un chiaro mandato d'azione. Pertanto, verranno intraprese iniziative in quattro settori chiave: formazione dei ricercatori, metodi di assunzione, contratti e meccanismi di valutazione. La Commissione, ha aggiunto la Grube, intende proclamare il 2005 "Anno europeo dei ricercatori". Il dott. Gian Mario Maggio, ricercatore italiano che lavora presso l'Università di California, ha affermato che, in base alla propria esperienza, uno dei grandi punti di forza del settore americano della ricerca è rappresentato dalla sua capacità di attirare talenti dai paesi in via di sviluppo. "L'Europa ha molte difficoltà sotto questo profilo e dovremo chiederci se il nostro continente sia abbastanza aperto da attirare i ricercatori stranieri". Secondo il dott. Maggio, la supremazia degli USA nel richiamare talenti da tutto il mondo è da attribuirsi principalmente all'elevata qualità della ricerca pubblica e privata, ad una burocrazia pressoché inesistente e ad un migliore approccio alle questioni di genere. Interrogato sul problema della fuga di cervelli, il vincitore dell'edizione 2003 del Premio Cartesio, prof. Richard Friend, ha espresso la sua opinione con grande chiarezza: "Nel mondo c'è un mercato libero e si chiama Stati Uniti. L'unico modo di invertire questa tendenza è rendere le opportunità di lavoro in Europa tanto allettanti quanto quelle offerte in altre parti del mondo". L'ex ministro portoghese della Scienza e della Tecnologia José Mariano Gago ha concluso proponendo una strategia basata sugli attuali punti di forza dell'Europa: "In alcuni settori scientifici, come in quello della ricerca nucleare condotta presso il CERN [Organizzazione europea per la ricerca nucleare], l'Europa vanta un netto "recupero di cervelli" rispetto agli USA e non vi è ragione per cui non si possa ottenere tale risultato anche in altri ambiti".