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Le cifre chiave su S&T rivelano che la Cina segue l'UE a distanza ravvicinata

Il 19 luglio la Commissione europea ha pubblicato il documento "Key figures 2005 on science, technology and innovation" (Cifre chiave su scienza, tecnologia e innovazione per il 2005), da cui è emerso il ristagno degli investimenti nella ricerca e sviluppo (R&S) nell'Unione, u...

Il 19 luglio la Commissione europea ha pubblicato il documento "Key figures 2005 on science, technology and innovation" (Cifre chiave su scienza, tecnologia e innovazione per il 2005), da cui è emerso il ristagno degli investimenti nella ricerca e sviluppo (R&S) nell'Unione, una situazione che il Commissario per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik ha definito "particolarmente preoccupante". Le cifre chiave di quest'anno rivelano per la prima volta i dati relativi al 2003 - l'anno successivo all'impegno assunto dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di Barcellona di portare la spesa per la R&S al 3 per cento del PIL dell'Unione europea entro il 2010. Tuttavia, in base alla relazione, l'indice di crescita della spesa comunitaria per la R&S è "ben lungi dall'essere sufficiente per il raggiungimento dell'obiettivo del 3 per cento entro il 2010". Tra il 2000 e il 2003 il tasso di crescita dell'intensità della R&S nell'Unione (in altre parole, la variazione della percentuale del PIL che viene spesa per la ricerca) è stato di circa lo 0,7 per cento. "Se questa tendenza rimane immutata, l'intensità della R&S nell'Unione rappresenterà solo circa il 2,2 per cento nel 2010", si legge nella relazione. L'intensità della R&S della Cina, invece, cresce di circa il 10 per cento ogni anno dal 1997, e il messaggio amaro che emerge dai dati è: "Se negli anni a venire le tendenze attuali relative alla Cina e all'Europa dei 25 dovessero persistere, entro il 2010 la Cina raggiungerà l'Unione in termini di quota del PIL destinata alla R&S". Non è la prima volta che la responsabilità del divario in termini di intensità della R&S tra l'Unione e i suoi concorrenti principali, gli Stati Uniti e il Giappone, è riconducibile principalmente ai livelli inferiori di investimenti privati nella ricerca in Europa, dove le imprese hanno contribuito solamente al 55,5 per cento del totale nel 2003, a fronte del 74,5 per cento del Giappone. La relazione fa tuttavia notare che gli investimenti pubblici nella ricerca svolgono effettivamente un ruolo in questa equazione, e sottolinea che "i livelli più elevati di finanziamenti della R&S da parte delle aziende sono spesso accompagnati dall'alta intensità dei finanziamenti pubblici a favore della R&S, come accade in Svezia, Finlandia, Germania e negli USA". Se il fatto che l'Unione non sembri affrontare il problema del calo dei livelli di investimento nella ricerca è fonte di particolare preoccupazione per il Commissario Potocnik, in occasione della presentazione della relazione sulle cifre chiave ai giornalisti a Bruxelles il 19 luglio ha citato altre aree fondamentali in cui l'Europa sta perdendo terreno. Dopo il rilevante aumento della spesa internazionale per la R&S, di cui l'UE ha beneficiato tra il 1997 e il 1999, benché in misura minore rispetto agli USA, tale fonte di finanziamenti ha subito una drastica riduzione nel 2000. Se da una parte ciò può essere attribuito alle condizioni economiche prevalenti in quel periodo, il Commissario Potocnik ha osservato: "Occorre anche notare che in condizioni economiche più difficili, con risorse maggiormente limitate, le società hanno concentrato i nuovi investimenti nella regione più appetibile per il settore della R&S, cioè l'Asia". Un altro comparto in cui l'UE deve migliorare i propri risultati, secondo il Commissario, è l'offerta di carriere più interessanti ai ricercatori. L'Europa produce un numero di laureati in scienza e tecnologia (S&T) di gran lunga maggiore rispetto a Stati Uniti e Giappone, tuttavia nel 2003 i ricercatori professionisti presenti nella forza lavoro erano soltanto 5,4 su mille, rispetto ai 10,1 del Giappone e ai 9,0 degli Stati Uniti. Secondo il Commissario: "Ciò è ovviamente correlato alla spesa europea inferiore per la R&S, ma è anche collegato al fatto che le carriere nella ricerca non sono considerate altrettanto interessanti in Europa. Le retribuzioni sono più basse e, aspetto ancor più importante, i mercati del lavoro e i sistemi di ricerca e di innovazione continuano a essere molto frammentati lungo i confini nazionali in Europa". Il Commissario Potocnik ha poi sottolineato ai giornalisti ancora un aspetto non poco problematico, ossia la relativa carenza di capitale di rischio disponibile in Europa rispetto ai paesi concorrenti. Negli Stati Uniti i finanziamenti per le prime fasi dei progetti ad alta tecnologia sono il doppio di quelli comunitari, ha dichiarato, aggiungendo: "Ma il divario principale è rappresentato dal capitale di rischio per la fase di espansione delle società ad alta tecnologia, dove il rapporto tra Stati Uniti ed Europa arriva a cinque a uno". Il Commissario era comunque tutt'altro che scoraggiato, e la buona notizia che emerge dalle cifre è che l'Europa sta recuperando terreno nei mercati dell'alta tecnologia. "Nel 2002, la nostra quota mondiale di esportazioni di alta tecnologia era ancora significativamente più bassa di quella statunitense, ma stiamo accorciando le distanze. I prodotti europei hanno aumentato la loro quota di mercato tra il 1997 e il 2002, mentre la quota di Stati Uniti e Giappone ha registrato cali vertiginosi", ha osservato Janez Potocnik, aggiungendo che questa tendenza è riconducibile principalmente alla crescita nei nuovi Stati membri dell'Unione. Il Commissario Potocnik non ha perso le speranze malgrado l'analisi nel complesso sconfortante che emerge dalle cifre chiave. "Non vi sto illustrando tutti questi dati preoccupanti solo ai fini del dibattito, lo sto facendo perché sono convinto che si possa capovolgere la situazione se reagiremo tempestivamente e con determinazione. E sono deciso a fare tutto il possibile nelle aree di mia competenza". Ha assunto l'impegno di scrivere a tutti i ministri europei della Ricerca al fine di esporre loro le cifre chiave e di esprimere i propri timori, e ha annunciato che la Commissione presenterà proposte e un piano d'azione poco dopo la pausa estiva allo scopo di sostenere le riforme negli Stati membri. Il Commissario Potocnik solleciterà innanzi tutto i ministri nazionali affinché rinnovino il loro appoggio alla proposta di raddoppiare il bilancio comunitario per la ricerca nel prossimo periodo finanziario. Ha poi aggiunto di essere di fronte a un dilemma: mentre, in linea di massima, i ministri e gli Stati membri manifestano un sostegno pressoché universale all'istituzione di un Consiglio europeo della ricerca, all'introduzione di un programma di ricerca sullo spazio e la sicurezza, alla costruzione di ITER e al rafforzamento dell'area tematica "Cooperazione" del programma quadro, fino a questo momento è emersa una netta mancanza di sostegno in termini di bilancio. Ha concluso semplicemente dichiarando: "Sono preoccupato per l'Europa, ma sono - come sempre - ottimista".

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