Occorreranno 50 anni per la convergenza europea sull'innovazione, rivela il nuovo quadro di valutazione
Secondo l'ultima edizione del Quadro europeo di valutazione dell'innovazione (EIS), nonostante molti paesi dell'UE attualmente in ritardo in termini di innovazione mostrino segni di miglioramento, sulla base degli attuali risultati e tassi di crescita alcuni Stati impiegheranno oltre 50 anni per ridurre il divario. Fra i paesi la cui prestazione in termini di innovazione rientra nelle categorie "in recupero" (Slovenia, Ungheria, Portogallo, Repubblica ceca, Lituania, Lettonia, Grecia, Cipro e Malta) e "perdono terreno" (Estonia, Spagna, Bulgaria, Polonia, Slovacchia, Romania e Turchia), si stima che nei prossimi 20 anni soltanto Ungheria, Slovenia e Italia raggiungeranno la media comunitaria. "Per gli altri paesi il processo richiederà persino più tempo, per alcuni addirittura oltre 50 anni. Il che significa che occorrerà oltre mezzo secolo perché l'UE dei 25 raggiunga il livello delle prestazioni degli Stati Uniti in termini di innovazione", ha confermato il quadro. Delle due altre categorie di prestazione, Svizzera, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania sono considerati "paesi leader", mentre Francia, Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Norvegia, Italia e Islanda mostrano tutti una "prestazione media". "Il quadro di valutazione dell'innovazione mostra chiaramente come sia necessario fare di più. Potenziare l'innovazione è un elemento fondamentale del partenariato per la crescita e l'occupazione. È provato che i settori più innovativi tendono ad avere tassi di crescita di produttività maggiori", ha affermato il vicepresidente della Commissione Günter Verheugen. L'EIS di quest'anno, alla quinta edizione da quando è stato pubblicato per la prima volta nel 2001, utilizza una lista di indicatori rinnovata e una metodologia sviluppata in collaborazione con il Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione. Secondo la Commissione, la nuova metodologia registra un più elevato numero di dimensioni della prestazione innovativa di un paese, pur offrendo una continuità con le precedenti edizioni del quadro di valutazione. Fra i miglioramenti più importanti vi è il ricorso a un approccio input/output, che permette una migliore comprensione della trasformazione delle attività di innovazione, come l'istruzione e gli investimenti nella ricerca e sviluppo e il conseguente ritorno in termini di innovazione, compreso il giro d'affari commerciale derivante da nuovi prodotti, occupazione nei settori ad alta tecnologia e brevetti. "Benché per molti paesi la prestazione relativa di input è prossima alla prestazione relativa di output, per diversi paesi si osservano grandi differenze nelle prestazioni relative", riporta la relazione. Una possibile spiegazione per le differenze fra input e output all'interno di uno stesso paese, sia a tendenza positiva che negativa, è la ricettività della popolazione del paese nei confronti di nuovi prodotti e servizi. Dei dieci paesi europei con la più elevata percentuale di cittadini attratti da prodotti o servizi innovativi, nove hanno un tasso di output/input superiore alla media, mentre sette dei paesi in cui minore è la disposizione della popolazione verso l'innovazione mostrano un tasso di output/input inferiore alla media. I 26 singoli indicatori usati nella valutazione EIS sono raggruppati in cinque categorie: agenti di innovazione, creazione di conoscenza, innovazione e imprenditorialità, applicazioni e diritti di proprietà intellettuale (DPI). La Commissione sostiene che diversi elementi inducano a ritenere che un livello uniforme di prestazioni in tutti e cinque gli indicatori costituisca un agente positivo di prestazione innovativa generale, e pertanto i paesi in ritardo dovrebbero concentrarsi su risposte politiche atte a migliorare l'insieme di tali dimensioni piuttosto che su aree di forza. Infine, benché vi siano scarse prove che la prestazione innovativa porti risultati economici a livello nazionale ("La crescita del PIL è apparentemente influenzata da un numero di parametri così elevato da rendere difficile la misurazione dell'impatto dell'innovazione", si legge nella relazione), a livello settoriale sembra tuttavia che i comparti più innovativi abbiano tassi di crescita maggiori di produttività lavorativa, se calcolati secondo il fatturato per dipendente.