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Contenuto archiviato il 2023-03-02

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La Commissione finanzia la ricerca per valutare l'offerta di assistenza per i disabili in Europa

La Commissione europea sta finanziando uno studio inteso a stabilire quante persone con disabilità si trovano ancora in istituti di cura in Europa, nonché a valutare costi e procedure per sostituire gli istituti con assistenza nella comunità. Il consorzio del progetto, guida...

La Commissione europea sta finanziando uno studio inteso a stabilire quante persone con disabilità si trovano ancora in istituti di cura in Europa, nonché a valutare costi e procedure per sostituire gli istituti con assistenza nella comunità. Il consorzio del progetto, guidato dal Tizard Centre dell'Università del Kent (Regno Unito) e coadiuvato da ricercatori in Spagna, Germania, Belgio e Repubblica ceca, valuterà la situazione in 22 paesi europei. Il progetto di ricerca della durata di due anni è finanziato con uno stanziamento di 350.000 euro da parte dell'unità Integrazione dei disabili della DG Occupazione, affari sociali e pari opportunità della Commissione europea. Il Notiziario CORDIS ha intervistato uno dei coordinatori del progetto, Jim Mansell del Tizard Centre, e gli ha chiesto di spiegare esattamente gli obiettivi che i partner si sono prefissati. "La Commissione ci ha chiesto di verificare il numero di persone disabili n Europa che sono ancora a carico di un istituto, il che implica un'analisi degli insiemi di dati esistenti. Non si tratta comunque di un compito facile, dal momento che la qualità dei dati nei diversi paesi è estremamente eterogenea". Giungere a un'idea accurata del totale di persone con disabilità in cura negli istituti sarà abbastanza impegnativo ma, ove possibile, il gruppo cercherà di raccogliere dati qualitativi, in relazione ad esempio ai diversi tipi di istituto ancora in funzione, e al numero di operatori qualificati impiegati. L'accesso a questi dati "permetterà alla Commissione di sviluppare le proprie politiche a partire da una base più stabile di quanto non faccia attualmente", ritiene il professor Mansell. Un altro effetto secondario potrebbe essere la creazione di un modello a livello UE per la raccolta di tali dati, che faciliterebbe l'attuazione di iniziative analoghe in futuro. Il professor Mansell ha spiegato poi che il progetto ha un secondo obiettivo chiave. "Oltre ad essere interessata al quadro globale, la Commissione intende anche sapere quali implicazioni economiche comporta il trasferimento delle persone disabili dall'assistenza in istituto a quella a livello comunitario". Tale aspetto del progetto coinvolgerà ricercatori della London School of Economics (LSE), che collaboreranno con i colleghi del Tizard Centre e analizzeranno nei dettagli la situazione di tre paesi europei. "Analizzeremo la chiusura di alcuni istituti in modo da presentare un piano su come i governi possono procedere a tali cambiamenti", ha affermato il professor Mansell. Il Notiziario CORDIS ha chiesto al professor Mansell se alla base del progetto vi sia implicita la premessa che i servizi comunitari, per definizione, siano preferibili all�assistenza in istituto. "Gli scandinavi, ad esempio, direbbero probabilmente che per una questione di principio le persone con disabilità devono stare vicine alle loro famiglie e agli amici. Va da sé che vi possono essere casi in cui i servizi comunitari sono talmente male organizzati che le persone stanno meglio negli istituti ma, se le cure sono prestate in modo adeguato, le persone stanno sostanzialmente meglio nella comunità", ha risposto. Se da una parte il professor Mansell concorda nel dire che generalmente i servizi comunitari sono più dispendiosi delle sistemazioni in istituto, il che è motivo di preoccupazione per alcuni paesi che stanno cercando di passare al sistema basato sulla comunità, non ritiene tuttavia che sia corretto operare un confronto diretto. "Si tratta dell'efficacia dei costi, piuttosto che di un confronto dei costi, e l'elemento più importante è che la cura comunitaria è assai più efficace". Secondo il professor Mansell, molti paesi, fra cui quelli nordici, il Regno Unito e l'Italia, hanno già compiuto significativi progressi nell'abolizione degli istituti di cura per i disabili, mentre la maggior parte degli altri, fra cui il Belgio, la Spagna e i Paesi Bassi, si sta muovendo ora in questa direzione. Per evitare che vengano messi in discussione il senso e il valore di tale orientamento, ha concluso dicendo: "Questi enormi istituti isolati sono basati su un modello vecchio di 200 anni, inteso ad allontanare i disabili dalla società". Il progetto dovrebbe fornire alcune delle risorse necessarie ad aiutare a relegare tale modello nella storia.

Paesi

Regno Unito

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