Tavola rotonda sulla R&S chiede investimenti più cospicui e più differenziati in Europa
Il 7 marzo accademici, uomini d'affari e politici europei hanno partecipato a una tavola rotonda organizzata a Parigi dalla stazione mediatica online Science|Business, al fine di redigere un manifesto per combattere il ristagno della crescita e la scarsità degli investimenti nella ricerca e sviluppo (R&S) in Europa. La recente relazione del gruppo Aho sull'innovazione in Europa è stata accolta con entusiasmo dal commissario per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik e dal commissario responsabile della Società dell'informazione e mezzi di comunicazione Viviane Reding, ma prima di passare all'attuazione la tavola rotonda ha fornito un'occasione per scoprire quale sia la via da seguire consigliata da alcuni capitani d'industria. La versione integrale del manifesto verrà pubblicata nelle prossime settimane, tuttavia il Notiziario CORDIS ha partecipato ai dibattiti per acquisire informazioni dettagliate sul suo potenziale contenuto. La tavola rotonda è stata condotta secondo la "regola di Chatham House", che prevede la registrazione degli interventi, ma non di chi li ha pronunciati, per consentire ai delegati di parlare liberamente e senza alcuna censura. "Basandoci in parte sulla discussione e in parte sulle ricerche da noi condotte, produrremo un 'manifesto' in cui sintetizzeremo i principali cambiamenti politici che secondo noi, come editori, potrebbero effettivamente e coerentemente fare la differenza", ha dichiarato il presidente di Science|Business Richard Hudson. "Abbiamo esaminato i motivi per cui gli Stati Uniti sono cresciuti in maniera così rapida rispetto a noi", è stato affermato in apertura del dibattito. "Hanno utilizzato i fondi pubblici per i finanziamenti, e nel 1980 hanno promulgato leggi per deregolamentare la proprietà intellettuale. La stessa strada è stata seguita dalla Germania nel 2003. Come possiamo utilizzare più efficacemente i fondi messi a disposizione dal settore pubblico per la ricerca?", ha chiesto un delegato. Ciò ha spostato la discussione sul tema dell'istruzione superiore e di come introdurre più efficacemente e più efficientemente sul mercato le innovazioni delle università. Sono stati inevitabilmente operati raffronti con gli Stati Uniti, che si sono dimostrati molto efficaci nel trasferire la proprietà intellettuale dalle università al mercato, e che dispongono di ampie fonti di risorse finanziarie rispetto all'UE. "Negli Stati Uniti, le nuove aziende hanno dimensioni molto ridotte, ma poi si espandono fino a diventare medie imprese, e una percentuale [significativa] di esse si trasforma in grandi società. In Europa, malgrado la percentuale elevata di avviamenti coronati dal successo, le imprese si mantengono a livello di PMI o scompaiono del tutto". I delegati hanno individuato nel vincolo del sistema dei brevetti un ostacolo chiave per la crescita delle imprese. Attualmente non esiste un sistema di brevetti a livello comunitario, e l'innovazione è di conseguenza molto costosa in Europa. "Per depositare un brevetto sono necessari 75.000 euro di tasse, ma la difesa o la promozione di un procedimento legale potrebbero rivelarsi molto più costose. Non ha senso richiedere un brevetto se non ci si può permettere di difenderlo. Si potrebbe rinunciare agli oneri legali a favore del capitale di avviamento. Persino il costo dell'assicurazione è proibitivo. Un ulteriore problema è rappresentato dai costi - come può una piccola impresa promuovere una causa se l'ufficio legale ritiene che il cliente non potrà affrontare le spese se la causa sarà perduta?", ha chiesto un esperto in campo giuridico. Alcuni delegati hanno constatato che le società richiedono i brevetti con obiettivi opposti. Attualmente, le leggi in materia di brevetti vengono utilizzate in generale a fini protezionistici, per consentire alle grandi imprese di seminare incertezza in un determinato mercato. Tuttavia, i nuovi operatori hanno bisogno di certezze e di costi ridotti. Numerosi delegati hanno convenuto che i brevetti a livello comunitario sono essenziali, ma si sono chiesti perché le proposte di tali brevetti comunitari siano sul tavolo da 40 anni senza che siano previsti cambiamenti imminenti nel settore. Per quanto riguarda le istituzioni accademiche e il modo in cui utilizzano la proprietà intellettuale, i delegati hanno dichiarato che, rispetto agli Stati Uniti, si ha la percezione che gli istituti di ricerca si comportino in maniera poco professionale. Se le società non possono fare affidamento sugli accordi che sottoscrivono con gli istituti, si rivolgeranno agli Stati Uniti, dove sentono di poterlo fare. Il MIT è stato citato quale organizzazione che gode di una tale stima presso le aziende da potersi permettere di stabilire regolarmente i termini dei propri accordi. Accade troppo di sovente che le università europee svendano la loro proprietà intellettuale. Tale mercato del "trasferimento di tecnologia" dall'innovazione alle imprese è troppo debole in Europa, e nella migliore delle ipotesi contribuisce al cinque per cento del reddito di un'università, mentre nei casi peggiori tali cifre sono spesso negative. Le società pretendono che le università offrano ricerca di alta qualità, ma al momento sussiste una divergenza di mentalità tra aziende e mondo accademico. Un ulteriore problema delle società spin-off delle università è che tali aziende potrebbero essere gestite da ricercatori, anziché da persone con un'esperienza di tipo imprenditoriale. I partecipanti alla tavola rotonda ritengono che si dovrebbe adottare un approccio nuovo nei confronti dell'impiego del trasferimento tecnologico. "Cercate di convincere gli scienziati che la responsabilità non dovrebbe essere solamente loro. Tuttavia, senza lo scienziato, emerge un altro problema. Quale dovrebbe essere il confine tra scienziato e istituto?", ha chiesto un partecipante. I delegati vogliono un confine più permeabile tra mondo accademico e industriale - come accade negli Stati Uniti. Inoltre, richiedono una minore concorrenza tra le università, e si domandano come sia possibile pretendere dalle università che offrano il massimo in ogni disciplina. Le università devono tentare di eccellere in aree specifiche, affermano. è stata poi presa in esame la questione delle fonti di finanziamento non pubbliche. Sia i finanziamenti degli investitori privati, sia il capitale di rischio sono considerati molto più deboli nell'UE rispetto agli USA. "Chi investe capitale di rischio si sta gradualmente orientando verso le operazioni a capitale privato e sta abbandonando gli avviamenti imprenditoriali", ha osservato un delegato. La questione chiave è che gli Stati Uniti sono un mercato unificato, mentre l'Europa è frammentata. Dobbiamo finanziare gli avviamenti più promettenti, per scatenare la concorrenza tra i migliori. Spesso agli accademici mancano le competenze per portare le idee sul mercato. L'UE è molto poco propensa al rischio, soprattutto la Francia e la Germania, e questo è uno svantaggio. Il nostro non è un modello statunitense, ci occorre un ambiente più adeguato alle nostre esigenze". I fondi degli investitori informali nell'UE sono molto scarsi rispetto agli USA, dove tali investitori mettono mediamente a disposizione capitali maggiori rispetto a coloro che investono capitale di rischio. Negli USA, gli investitori informali potrebbero offrire fondi fino a 1 milione di USD per avviamento, mentre nell'UE i fondi offrono di solito non più di 200.000 euro, e ce ne sono molti meno. Le esenzioni fiscali sono considerate un problema per gli investitori. "Attualmente non sono previste detrazioni fiscali per gli investitori informali", ha puntualizzato un delegato. "Non dovrebbe essere difficile cambiare le cose. Non c'è un numero sufficiente di operazioni positive con investitori informali tale da incoraggiare un livello di investimenti paragonabile a quello statunitense. Dobbiamo incentivare gli investimenti del capitale di rischio e abolire le pratiche burocratiche inutili. Stiamo disperdendo i fondi, li seminiamo a destra e a manca". "Gli investitori informali non mancano, ma l'ambiente li frena. Il fallimento di un'impresa è considerato un disonore, perché?" si è chiesto un altro delegato. Secondo i partecipanti la bancarotta rappresenta tuttora un'onta, ma le cose erano diverse 150 anni fa, mentre la cultura nel Regno Unito sembra in via di cambiamento. Ai partecipanti è stato chiesto se sia opportuno ridurre l'imposta sulle plusvalenze. Un delegato ha dichiarato semplicemente: "I politici hanno una convinzione o una comprensione limitata dell'argomento", e ciò ha suscitato il consenso generale. Un relatore francese ha affermato: "In Francia esistono attualmente più agevolazioni fiscali a investire nella Martinica o in Guadalupa che in Francia". è stato esaminato il modello britannico, che a detta di molti è considerato più avanzato del resto dell'UE in termini di possibilità di finanziamento. I piani pubblici hanno accantonato riserve specifiche a favore del trasferimento della tecnologia sul mercato, e ciò spiega la presenza di un numero relativamente ampio di spin-off delle università nel Regno Unito rispetto al resto dell'Unione. Ciò colma il vuoto lasciato dalle banche, in quanto "le banche non sono interessate a crediti ridotti e relativamente rischiosi", ha osservato un delegato. Un relatore ha suggerito che all'UE occorre un catalizzatore per traghettare le società dall'IP (proprietà intellettuale) all'IPO (emissione di azioni). "è necessaria una massa critica di 15-20 anni di finanziamento all'IP da restituire in 15 anni. Tuttavia, alle imprese che operano nel trasferimento di tecnologia servono due o tre persone con esperienza in campo industriale, ad esempio un legale esperto in brevetti, che si occupino della gestione", ha dichiarato l'economista. Attualmente non vi sono progetti comunitari relativi all'avvio di nuovi fondi nell'UE. I delegati hanno esaminato i problemi dell'IPO, e in particolare i buoni risultati conseguiti dall'Alternative Investment Market (AIM), un sottomercato dalla Borsa valori di Londra che presenta analogie con il NASDAQ americano, e consente a società non britanniche di costituirsi emettendo azioni. Il gruppo di esperti ha espresso opinioni divergenti sull'opportunità di estendere semplicemente l'AIM al resto dell'UE o di aprire una Borsa a livello comunitario. "L'AIM sta già funzionando ed è a disposizione del resto dell'UE", ha spiegato un delegato. Tuttavia, la Borsa di Londra potrebbe opporsi all'espansione dell'AIM. Come ha sottolineato un altro relatore, a prescindere dal fatto che il modello britannico sia o meno il migliore, i principi possono comunque essere respinti paese per paese, e i delegati hanno convenuto sul fatto che ciò accadrebbe quasi sicuramente. Per quanto riguarda lo stesso settore imprenditoriale, gli esperti hanno convenuto che la visione a breve termine rappresenta un problema. "L'assenza di investimenti potrebbe essere dovuta semplicemente al fatto che la società non spende molto, spende altrove o non è nata per spendere. Le spese di biotecnologia e tecnologia negli Stati Uniti sono elevate perché c'è un'elevata concentrazione di tali industrie. Le misure politiche devono favorire la crescita del mercato. La biotecnologia vegetale presentava un mercato ridotto, ma innovazione in abbondanza. Con il GSM, il progetto comunitario ha dominato il mondo, per cui abbiamo a disposizione un modello di lavoro", ha concluso un delegato.
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