È importante affidarsi alle emozioni, rivela uno studio
Il 7 settembre diversi istituti britannici presenteranno i risultati di un nuovo studio sulla gestione dell'incertezza. Gli interventi, organizzati nell'ambito del Festival della scienza dell'Associazione britannica per il progresso scientifico, che si terrà a Norwich (Regno Unito), esamineranno le varie modalità con cui viene affrontato il rischio, dal terrorismo all'energia nucleare passando per la guida di un veicolo. Gli autori degli interventi si chiederanno in che modo una persona affronta il rischio e si porranno una domanda forse più importante per la scienza, ossia in che modo la comunità scientifica può accrescere la fiducia della gente di fronte alle notizie allarmistiche diffuse dal mondo scientifico. Il prof. Peter Taylor-Gooby, direttore del Consiglio della ricerca economica e sociale e professore all'Università di Kent, sostiene che sarebbe utile disporre di un numero maggiore di informazioni, ma non è questa la risposta al problema. "Esistono molte prove secondo cui la preoccupazione legata al rischio è direttamente connessa con la carenza di informazioni e con il grado di timore per il verificarsi di un evento. E la fiducia implica sempre entrambe le componenti, quella emotiva e quella razionale". Ciò sta a indicare che l'istinto "viscerale" è un motore potente nella valutazione del rischio. "Anche il modo in cui le informazioni su un determinato rischio sono trasmesse e interpretate da vari gruppi di persone è importante per determinare il tipo di reazione", aggiunge. "Sicuramente i governi devono preoccuparsi di guadagnare la fiducia della popolazione, ma è un obiettivo molto difficile da raggiungere. I cittadini vogliono essere presi sul serio. Sarebbe utile diffondere maggiori informazioni in seguito alle consultazioni pubbliche. La trasparenza è essenziale, soprattutto quando sono stati commessi degli errori". Il dott. Jens Zinn, professore all'Università di Kent, ha analizzato i vari modi in cui è percepito il rischio. Egli è giunto alla conclusione che sempre più spesso le decisioni prese non comportano risultati concreti. "Ogni giorno affrontiamo probabilmente alcuni rischi ordinari, come guidare l'automobile per recarci al lavoro o salire su una scala mobile, ma dobbiamo anche prendere decisioni importanti per quanto riguarda il lavoro, il matrimonio o l'acquisto di un'auto senza disporre di informazioni sufficienti e senza avere la certezza di compiere una scelta razionale", dichiara. "Le strategie che si collocano tra la pura razionalità e la fede cieca o la speranza diventano sempre più importanti in un mondo caratterizzato da crescenti incertezze". Ulteriori studi condotti dall'Università di Cardiff hanno esaminato in che modo i mass media trasmettono il rischio al pubblico. Essi hanno analizzato in particolare i dibattiti sugli organismi geneticamente modificati (OGM) e sulla ricerca genetica umana, concludendo che i mass media utilizzano solitamente il linguaggio emotivo per descrivere gli sviluppi scientifici. Questi studi sembrano indicare che l'emozione e l'istinto sono fattori importanti nella valutazione del rischio e i canali informativi partono da tale presupposto per trasmettere le notizie in modo rapido e semplice. Il problema è che lo stile utilizzato potrebbe mascherare la questione o dividere l'opinione pubblica al riguardo. Altre ricerche dell'Università di Cardiff esaminano in che modo la percezione del rischio si trasforma nel tempo per le persone che abitano nelle vicinanze di centrali nucleari. Il rischio, infatti, diventa una consuetudine e l'equilibrio tra il rischio, lo spazio e altri fattori subisce un lieve spostamento. In un mondo in cui sembrano aumentare il rischio e le incertezze, l'istinto occuperà un posto sempre più importante.
Paesi
Regno Unito