Studio evidenzia gli effetti nocivi della luce UV sugli organismi marini e d'acqua dolce
Da una ricerca commissionata dalle Nazioni Unite (ONU) è emerso che le radiazioni ultraviolette non sono motivo di preoccupazione esclusivamente per noi umani; i loro raggi nocivi danneggiano anche molti degli organismi che vivono nei mari, nei fiumi e nei laghi di tutto il mondo. La revisione, realizzata da un'équipe di scienziati tedeschi, indiani e statunitensi, costituisce un'analisi di diverse centinaia di studi distinti sugli effetti delle radiazioni UV, e ha per oggetto gli organismi, dal plancton alle rane e ai pesci. È stata pubblicata nell'ultimo numero della rivista «Photochemical & Photobiological Sciences» della Royal Society of Chemistry. L'ozono e gli aerosol costituiscono il filtro primario che nell'atmosfera attenua le dannose radiazioni UV prima che raggiungano la superficie terrestre. A causa dell'esaurimento dello strato di ozono dovuto all'inquinamento, questi raggi dannosi arrivano con maggiore intensità. Sebbene sia difficile misurare gli effetti dell'esposizione sull'intero ecosistema, la revisione dà un'indicazione di come siano colpite le singole specie marine e d'acqua dolce. Le specie più vulnerabili potrebbero essere gli organismi presenti nelle regioni polari, dove lo strato di ozono è più sottile, nei laghi cristallini e nelle regioni alpine, scrivono gli autori della revisione. Fra quelli a rischio figura il fitoplancton, il più grande produttore di biomassa degli oceani, che costituisce la base delle catene alimentari acquatiche. La sua produttività eguaglia quella di tutti gli ecosistemi terrestri nel loro complesso. La revisione esamina una serie di studi che mostrano come i livelli di radiazioni solari elevati inibiscano in misura significativa la fotosintesi, l'assunzione di nutrienti e la crescita in alcune specie. Nei ricci di mare, le radiazioni UV causano l'autodistruzione delle cellule (apoptosi) negli embrioni in fase di sviluppo, mentre si ritiene che per alcune rane i raggi nocivi siano un fattore che contribuisce alle malformazioni e alla mortalità. Anche i pesci sono a rischio a causa delle radiazioni UV. Sebbene i fattori primari alla base del declino degli stock di pesce nel mondo siano la pesca in eccesso, la predazione e lo scarso approvvigionamento di alimenti per le larve, gli scienziati ritengono che l'aumento delle temperature e l'esposizione alla luce UV potrebbero contribuire ulteriormente a tale calo. È stato dimostrato che le radiazioni UV solari inducono danni a livello del DNA nelle uova e nelle larve del merluzzo dell'Atlantico, mentre i raggi UV artificiali causano apoptosi massicce negli embrioni larvali delle passere nere giapponesi. Gli ecosistemi acquatici producono più del 50% della biomassa del nostro pianeta e sono componenti fondamentali della biosfera terrestre. I risultati della revisione sono quindi preoccupanti, perché i danni provocati dai raggi UV potrebbero avere conseguenze gravi per la produttività di tali ecosistemi. Potrebbero esserci inoltre implicazioni maggiori per il cambiamento climatico, dal momento che se il danno provocato dai raggi UV riduce effettivamente la produttività dell'ecosistema marino, rimarrebbe fortemente compromessa la capacità dell'oceano di assorbire il biossido di carbonio, un gas serra. Questo CO2 atmosferico aggiuntivo potrebbe a sua volta favorire il riscaldamento globale.
Paesi
Germania