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Imballaggi in fibra naturale per ridurre le emissioni di CO2

Ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2), derivanti dagli imballaggi di alimenti e di altri prodotti di consumo, è l'obiettivo del progetto SUSTAINPACK, finanziato dall'UE. I tempi in cui gli alimenti venivano acquistati sfusi dal droghiere locale sono ormai passat...

Ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2), derivanti dagli imballaggi di alimenti e di altri prodotti di consumo, è l'obiettivo del progetto SUSTAINPACK, finanziato dall'UE. I tempi in cui gli alimenti venivano acquistati sfusi dal droghiere locale sono ormai passati. Oggi i consumatori devono fare i conti con prodotti imballati con grandi quantità di plastica, polistirene, pellicola alimentare e cartone, mentre i comuni devono risolvere il problema dello smaltimento di tali imballaggi. Nel 2002, nell'UE, sono stati prodotti circa 66 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggi. Alcuni di questi rifiuti sono riciclabili, ma molti vengono inceneriti o trasportati in discariche dove possono impiegare secoli per biodegradarsi. Solo nel Regno Unito, ogni anno, circa 28 milioni di tonnellate di rifiuti vengono interrati, cifra che è destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni. Gli imballaggi hanno altri impatti significativi sull'ambiente. Si stima che, annualmente, a causa del consumo di imballaggi, vengono emesse circa 80 milioni di tonnellate di CO2, pari al 2% delle emissioni totali di gas ad effetto serra nell'UE. La produzione e lo smaltimento di questi imballaggi causano inoltre l'acidificazione dell'aria, la dispersione di particelle fini e l'eutrofizzazione. Nell'ottica di ridurre questo impatto ambientale, il consorzio del progetto SUSTAINPACK, che vede la partecipazione di 36 istituti di ricerca, università e partner di 13 paesi europei, mira a sviluppare imballaggi in fibra facilmente degradabili, rinnovabili e riciclabili. Le fibre in questione vengono ricavate da materie prime naturali e sostenibili come il legno. «Sviluppare imballaggi sostenibili che possano competere in maniera efficace con gli imballaggi derivati dai polimeri petrolchimici è una sfida impegnativa», ha affermato il professor Chris Breen dell'università Hallam di Sheffield, uno dei partner del progetto. «Sustainpack sta affrontando questa sfida, creando una comunità di ricerca europea che focalizzi l'attenzione sugli imballaggi sostenibili, allo scopo di esercitare una pressione sui rivenditori al dettaglio, affinché accettino sempre più gli imballaggi naturali». Uno degli obiettivi del progetto è incrementare le capacità di resistenza a umido, secco e bagnato dei materiali di imballaggio in fibra, consentendo la progettazione di imballaggi più vantaggiosi sotto il profilo dei costi, attraverso l'impiego di una minore quantità di materiale. Si intende raggiungere una riduzione del materiale pari al 30%. Presso l'università britannica, ad esempio, sono stati avviati i lavori di progettazione di particelle di nanoargilla, che migliorerebbero significativamente le proprietà barriera e la resistenza meccanica di rivestimenti e pellicole in biopolimeri di nuova concezione. «Uno dei più insoliti modificatori che stiamo impiegando per rendere le nanoargille più compatibili con le pellicole in biopolimeri e per spargerle al loro interno, al fine di respingere le molecole d'acqua, è una molecola chiamata chitosan, derivata dai gusci dei crostacei, come i granchi e le aragoste», ha spiegato il professore Breen. I ricercatori stanno sviluppando alcuni modelli di imballaggi che sperano di poter presentare ad alcuni partner industriali del progetto, tra cui la catena britannica di supermercati Sainsbury's e Smurfit-Kappa, uno dei più grandi produttori europei di prodotti di imballaggio.

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