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Ricerca finanziata dall'UE infonde speranza ai pazienti affetti da HIV

Ricercatori finanziati dall'Unione europea hanno dimostrato che la cura a lungo termine dei pazienti affetti da HIV mediante la terapia antiretrovirale combinata (CART) può causare l'aumento delle cellule immuni CD4 fino a un livello pari a quello riscontrato in soggetti negat...

Ricercatori finanziati dall'Unione europea hanno dimostrato che la cura a lungo termine dei pazienti affetti da HIV mediante la terapia antiretrovirale combinata (CART) può causare l'aumento delle cellule immuni CD4 fino a un livello pari a quello riscontrato in soggetti negativi al virus. Lo studio, pubblicato on line dalla prestigiosa rivista «The Lancet», è stato condotto nel quadro del progetto EuroSIDA, finanziato dal 1994 a titolo dei vari programmi quadro elaborati dall'Unione europea. Le persone colpite dall'HIV subiscono una perdita delle cellule immuni CD4, il che ne indebolisce i sistemi immunitari rendendoli maggiormente vulnerabili a tutta una serie di infezioni. La terapia antiretrovirale combinata è intesa alla riduzione delle repliche virali dell'HIV al di sotto dei limiti di rilevamento. Il numero delle CD4 aumenta in proporzione alla diminuzione delle repliche virali. L'obiettivo di quest'ultimo studio, condotto da Amanda Mocroft del Royal Free and University College Medical School di Londra, è stato quello di verificare gli effetti a lungo termine della CART sulla conta delle cellule CD4 nei pazienti che avevano raggiunto la massima soppressione virologica. All'inizio dello studio, la media di CD4 riscontrata era di sole 200 cellule per microlitro. Il maggiore aumento è stato osservato nel corso del primo anno, ma solo dopo che il numero di cellule continuava ad aumentare, anche se più lentamente. «La conta cellulare di CD4 nella maggior parte dei pazienti seguitava a registrare una crescita significativa, persino a distanza di oltre cinque anni dall'inizio della CART», scrivono i ricercatori. «Infine, abbiamo dimostrato che nella maggior parte di pazienti sieropositivi in cui si riusciva a mantenere la carica virale al di sotto delle 50 copie per millilitro, il numero di CD4 continuava ad aumentare notevolmente, anche dopo un'esposizione prolungata alla terapia combinata». Alla fine della sperimentazione, i pazienti che avevano cominciato con i più alti livelli di CD4 (oltre 350 cellule per microlitro) si avvicinavano ai livelli riscontrati nelle persone negative all'HIV, ossia a circa 800 cellule per microlitro. È necessaria una più ampia verifica per controllare se i pazienti con quantità inferiori di CD4 a inizio terapia possono eventualmente raggiungere questi livelli. «L'aumento nella conta di cellule CD4 avrà come risultato una corrispondente riduzione del rischio di malattie opportunistiche o mortali associate all'HIV, in quanto la conta di CD4, più che la carica virale, rimane uno dei maggiori indicatori del decorso clinico della malattia», osservano i ricercatori. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che i loro risultati sono applicabili solo a pazienti con un'ottima risposta alla CART. «Nel 30% dei pazienti sottoposti alla CART non si attiva la soppressione virologica e il numero di CD4 in questi soggetti non aumenterà con la stessa intensità», avvertono gli studiosi. «Molti programmi di terapia CART sono associati a tossicità a lungo e breve termine, sono frequenti le interruzioni del trattamento e la carica virale non sempre potrebbe essere mantenuta a questi bassi livelli».

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