La FES invita a un maggiore coordinamento tra le attività di ricerca europee nel settore della biologia dei sistemi
Secondo una nuova relazione della Fondazione europea della scienza (FES), l'Europa necessita di una rete interattiva nel settore della biologia dei sistemi. La relazione, dal titolo «Systems Biology: a Grand Challenge for Europe» (Biologia dei sistemi: una grande sfida per l'Europa) è stata redatta da nove esperti della disciplina, membri della task force della FES sulla biologia dei sistemi. Patologie e problemi di salute quali diabete e obesità sono imputabili a svariati fattori, sia genetici che ambientali. La biologia dei sistemi è un settore in rapido sviluppo, definito dalla FES come «lo studio del funzionamento dei prodotti delle reti biologiche a livello delle cellule, degli organi e del corpo». Gli scienziati auspicano che la disciplina consentirà progressi nella ricerca biotecnologica e sanitaria. La nuova relazione traccia uno scenario in cui l'Europa è all'avanguardia nella creazione della «cellula blu», un modello di cellula che può essere completato con informazioni relative a una serie di patologie e processi biotecnologici di rilievo. La FES descrive nella relazione le azioni necessarie a concretizzare tale scenario. In cima alla lista figura l'esigenza di sviluppare nuove tecnologie concepite appositamente per la biologia. «L'Europa non può compiere progressi nel settore della biologia dei sistemi se manca la tecnologia di supporto al nostro obiettivo», spiega il prof. Rudolf Aebersold dell'ETH di Zurigo, membro della task force della FES. «Occorrono tecnologie innovative, efficaci e facilmente accessibili non solo per elaborare e integrare elevate quantità di dati, potenziare la loro condivisione e visualizzare modelli di sistemi biologici, ma anche per la raccolta iniziale dei dati stessi.» La FES prevede di strutturare la ricerca in due grandi reti: biotecnologia dei sistemi e malattie multifattoriali. Alle reti parteciperanno scienziati di diverse discipline, che per collaborare in modo efficace necessiteranno di una formazione di base in altre discipline. «Occorrono scienziati in grado di capire entrambe le facce della biologia dei sistemi: biologi capaci di misurarsi con equazioni ed esperti in scienze fisiche che sappiano muoversi nell'ambito della biologia sperimentale», dichiara il prof. Hans Westerhoff del Manchester Centre for Integrative Systems Biology e del Netherlands' Institute for Systems Biology. «La task force invita a fornire un sostegno maggiore alle formazioni e ai programmi di scambio attualmente in corso nel settore della biologia dei sistemi, affinché gli scienziati di altri campi si interessino alla nostra disciplina.» Oltre a tecnologie e sistemi di formazione, la biologia dei sistemi in Europa necessita di «centri», ossia laboratori di riferimento che permetteranno agli scienziati di svolgere esperimenti impossibili da realizzare presso le istituzioni dei rispettivi paesi. I laboratori di riferimento dovrebbero inoltre fornire informazioni sulle procedure, nonché campioni finalizzati a garantire che i ricercatori in tutta Europa stiano lavorando sulle medesime basi. La task force ritiene opportuno che tutte queste attività siano monitorate e sostenute da un Ufficio europeo della biologia dei sistemi. Secondo la relazione, i primi inviti a presentare candidature e a manifestare interesse legati alle attività descritte saranno pubblicati a inizio 2008.