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Scienziati acquisiscono nuove informazioni sull'energia oscura

I cosmologi europei potrebbero aver acquisito nuove informazioni su uno dei misteri più fitti dell'astronomia: misurare l'energia oscura. Gli scienziati dell'università di Durham (Regno Unito) hanno effettuato una serie di simulazioni al computer per generare delle istantane...

I cosmologi europei potrebbero aver acquisito nuove informazioni su uno dei misteri più fitti dell'astronomia: misurare l'energia oscura. Gli scienziati dell'università di Durham (Regno Unito) hanno effettuato una serie di simulazioni al computer per generare delle istantanee di tutto l'universo e hanno pubblicato i risultati in un articolo apparso nella rivista «Monthly Notices of the Royal Astronomical Society». Tali simulazioni, effettuate dall'équipe codiretta dal professor Carlos Frenk, mostrano come misurare l'energia oscura, una forza che neutralizza la gravità e che potrebbe essere responsabile del destino finale del cosmo. La forza è debole ma è così capillarmente diffusa da poter determinare il destino dell'universo. Tuttavia, gli scienziati non sanno ancora che cosa sia né dove si trovi e non sono nemmeno certi della sua esistenza. La scoperta di prove a sostegno dell'energia oscura nel 1998 è stata inattesa e comprenderne la natura costituisce uno degli interrogativi maggiori della fisica, ha spiegato il professor Frenk. La maggior parte degli scienziati ritiene che l'energia oscura, che costituisce il 70% dell'universo, sia responsabile della sua crescente espansione. Il persistere di tale tendenza potrebbe determinare una glaciazione, in quanto l'universo verrebbe smembrato e diventerebbe un'ampia espansione fredda costituita da stelle morenti e buchi neri. Le simulazioni sono durate 11 giorni sul computer Cosmology Machine di Durham. Gli scienziati hanno esaminato la distribuzione della materia nell'universo e ne hanno analizzato ogni minima increspatura causata dalle onde sonore che sono echeggiate nel cosmo qualche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang. Riportando su un grafico la forma conferita all'universo dalle increspature rispetto alla crescita del medesimo, gli scienziati hanno scoperto che tali ondulazioni sembravano mutare lunghezza, un dato chiave per misurare l'energia oscura. Il professor Frenk ha spiegato che la simulazione di quel che rimarrebbe ad oggi delle increspature può essere utilizzata quale parametro di riferimento. Raffrontando l'universo odierno con tale parametro «possiamo dedurre in che modo si è espanso l'universo e da questo ricavare le proprietà dell'energia oscura.» «Gli astronomi non riescono ad andare oltre l'universo in cui viviamo. Tuttavia, le simulazioni ci consentono di sperimentare con quello che potrebbe essere successo se ci fosse stata più o meno energia oscura nell'universo», ha spiegato. La ricerca è stata finanziata dallo Science and Technology Facilities Council (STFC) del Regno Unito e dalla Commissione europea. Nel prossimo decennio sono in programma vari esperimenti tesi a esplorare l'energia oscura. I risultati saranno fondamentali per progettare un'ipotetica missione satellitare denominata SPACE (the SPectroscopic All-sky Cosmic Explorer) che potrebbe svelare la natura dell'energia oscura. La simulazione di Durham dimostra la fattibilità di tale missione. Il progetto è stato sottoposto all'attenzione dell'Agenzia spaziale europea (ESA) da un consorzio internazionale di ricercatori, tra cui l'équipe di Durham. è già in corso la seconda fase di valutazioni. Il professor Andrea Cimatti dell'Università di Bologna (Italia), che ha codiretto le ricerche, ha affermato: «Grazie alla simulazione ICC è possibile prevedere ciò che SPACE potrà osservare, e pianificare come sviluppare i parametri della missione per ottenere una mappa tridimensionale dell'universo e per raffrontarla con le previsioni delle simulazioni.» «Attraverso tale confronto si potrà svelare la natura dell'energia oscura e comprendere come si sono formate ed evolute le strutture dell'universo nel tempo cosmico», ha aggiunto.

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