Nanovaccini: la prossima frontiera della terapia oncologica personalizzata
I nanovaccini, una nuova generazione di vaccini che impiegano nanoparticelle(si apre in una nuova finestra) come vettori, sono stati annunciati come il progresso di maggior successo nell’utilizzo della nanotecnologia(si apre in una nuova finestra) per la prevenzione delle malattie. In particolare, i nanovaccini bioibridi e biodegradabili hanno espresso un notevole potenziale nel trattamento di vari tipi di cancro. Inoltre, si sono rivelati in grado di estendere il tasso di sopravvivenza, aumentare la quantità di remissioni tumorali e rafforzare le risposte immunitarie specifiche per il tumore. «I nanovaccini bioibridi e biodegradabili costituiscono una nuova piattaforma immunoterapica(si apre in una nuova finestra), incentrata sul paziente e basata su nanomateriali, che rappresenta la prossima frontiera della terapia oncologica personalizzata», afferma Hélder Santos, professore di nanotecnologia farmaceutica presso l’Università di Helsinki(si apre in una nuova finestra). Grazie al supporto del progetto iNANOVAC4CANCER, finanziato dall’UE, Santos e il suo gruppo di ricercatori hanno stabilito la fattibilità tecnica e commerciale di una piattaforma di nanovaccini bioibridi e biodegradabili personalizzati.
Nanovaccini come immunoterapia antitumorale
L’obiettivo principale del progetto, sostenuto dal Consiglio europeo della ricerca(si apre in una nuova finestra), era quello di sviluppare una formulazione nanovaccinale bioibrida e valutarne l’efficacia antitumorale nei modelli tumorali(si apre in una nuova finestra) del cancro. Per farlo, il progetto si è avvalso di nanotecnologie avanzate realizzate su misura per la medicina personalizzata. «Queste tecnologie ci consentono di progettare con precisione materiali su nanoscala per lo sviluppo di nuove formulazioni terapeutiche», spiega Santos. Grazie a questo lavoro, il progetto è riuscito a stabilire i parametri più rilevanti che influiscono sulla formulazione dei nanovaccini bioibridi e sulla loro efficacia, sia in combinazione che in monoterapia(si apre in una nuova finestra). I ricercatori hanno anche valutato l’influenza del rivestimento della membrana cellulare(si apre in una nuova finestra) sulla stabilità e sulla biocompatibilità dei nanovaccini in produzione. Inoltre, hanno convalidato la traducibilità tecnica dei nanovaccini e ne hanno dimostrato l’effetto preventivo e terapeutico sui modelli tumorali di varie forme di cancro. «Abbiamo dimostrato i vantaggi dell’utilizzo di elementi biologici quali membrane cellulari del tumore e virus come piattaforme nanovaccinali per affrontare alcuni degli attuali problemi legati all’immunoterapia antitumorale», aggiunge Santos. «E cosa ancor più importante, abbiamo dimostrato il potenziale dell’impiego dei nanovaccini bioibridi come immunoterapia antitumorale».
Analisi competitiva e ricerca continua
Oltre alla ricerca, Santos e il suo gruppo hanno condotto anche un’analisi approfondita della concorrenza ed esaminato la possibilità di commercializzazione dei risultati basati su iNANOVAC4CANCER, tramite una start-up o attraverso contratti di licenza. Alla fine, però, il gruppo ha stabilito che la via migliore fosse per il momento quella di concentrare i propri sforzi solo sullo sviluppo di nanovaccini per il cancro al seno e il melanoma(si apre in una nuova finestra). «Sulla base di tutti i dati preclinici generati durante il progetto, abbiamo deciso che era necessario, prima di iniziare a parlare di commercializzazione, condurre studi di fattibilità sugli esseri umani per testare la tecnologia nei pazienti potenziali affetti dal cancro», osserva Santos. Alla luce di ciò, Santos sta attualmente lavorando per ampliare la generalizzabilità e la traducibilità delle tecniche del progetto iNANOVAC4CANCER. Inoltre, sta valutando l’efficacia preventiva e terapeutica delle due piattaforme nanovaccinali nei tipi di cancro scarsamente immunogenici, ad esempio il carcinoma mammario triplo negativo(si apre in una nuova finestra). «Vorremmo anche analizzare l’esatta composizione delle membrane cellulari tumorali isolate per valutare quali proteine, glicoproteine(si apre in una nuova finestra) e glicani(si apre in una nuova finestra) siano ancora presenti dopo il processo di formulazione», conclude Santos. «Saranno necessari ulteriori studi per valutare l’influenza delle membrane cellulari eterologhe del cancro sull’assorbimento cellulare, insieme a studi che valutino le differenze nella composizione della corona proteica tra i nanovaccini, con o senza rivestimento».