Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano italiano
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Article available in the following languages:

Il robot che parla come noi

Per la prima volta, gli scienziati hanno insegnato a un robot a imparare i movimenti delle labbra osservando gli esseri umani, invece di ricevere istruzioni.

I robot dall’aspetto umano saranno sempre più comuni nella nostra vita quotidiana. È comprensibile quindi che gli scienziati vogliano farli sembrare il più umani possibile. E se ci assomigliano, perché non farli parlare come noi? Un’équipe di scienziati guidati dalla Columbia University negli Stati Uniti ha creato Emo(si apre in una nuova finestra), un robot in grado di imparare a muovere le labbra per parlare e cantare. Queste scoperte sono state pubblicate sulla rivista «Science Robotics»(si apre in una nuova finestra).

Sincronizzare le labbra con il parlato e le canzoni

Inizialmente, gli scienziati hanno progettato Emo affinché si esercitasse davanti a uno specchio, sperimentando i 26 muscoli facciali per imparare i movimenti del suo stesso volto. Poi il robot ha guardato ore di video su YouTube, osservando come si muovono le bocche umane nel parlato e nel canto. Il volto, realizzato con pelle di silicone, è in grado di replicare posizioni delle labbra per 24 consonanti e 16 vocali. «Più interagisce con gli esseri umani, più migliora», ha commentato il professore di ingegneria Hod Lipson in un comunicato stampa(si apre in una nuova finestra). «Quando la capacità di sincronizzare le labbra viene combinata con l’intelligenza artificiale conversazionale, come ChatGPT o Gemini, l’effetto aggiunge una profondità inedita al legame che il robot instaura con l’essere umano», spiega Yuhang Hu, ricercatore del Creative Machines Lab, dove è stato svolto il lavoro. «Più il robot osserva gli esseri umani che conversano, più diventerà bravo a imitare le espressioni facciali ricche di sfumature con cui possiamo entrare in contatto emotivo.»

Il pezzo mancante della robotica?

«Gran parte della robotica umanoide oggi si concentra sul movimento delle gambe e delle mani, per attività come camminare e afferrare gli oggetti», spiega Lipson. «Ma le espressioni del viso sono altrettanto importanti per qualsiasi applicazione robotica che preveda l’interazione umana.» L’esperto aggiunge: «Non esiste un futuro in cui tutti questi robot umanoidi non abbiano un volto. E quando finalmente lo avranno, dovranno muovere correttamente gli occhi e le labbra. Altrimenti rimarranno per sempre inquietanti.» Lipson è entusiasta della prospettiva di un robot più naturale. «Succede qualcosa di magico quando un robot impara a sorridere o a parlare semplicemente guardando e ascoltando gli esseri umani. La continua esposizione a questo settore mi ha tolto un po’ di entusiasmo, non posso fare a meno di ricambiare il sorriso se un robot mi sorride spontaneamente.» I volti umani sono il mezzo di comunicazione più potente. Questo aspetto diventerà ancora più importante per le macchine umanoidi avanzate. «I robot con questa capacità avranno chiaramente una migliore capacità di creare legami con gli esseri umani, perché una parte importante della nostra comunicazione coinvolge il linguaggio del corpo a livello del volto: un intero canale non ancora sfruttato», afferma Hu. Tuttavia, Lipson è consapevole dei rischi e delle potenziali controversie legate alla creazione di robot più naturali ed emotivamente coinvolgenti. «Sarà una tecnologia potente. Dobbiamo procedere lentamente e con attenzione, in modo da sfruttarne i benefici e ridurre al minimo i rischi.» Prima o poi, i robot umanoidi parleranno, e canteranno, in un modo che sembrerà del tutto naturale. Speriamo di non sbagliare mai a rivolgerci a un robot invece che a una persona.

Il mio fascicolo 0 0