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Quantifying the impact of Tropospheric Chlorine Oxidation Chemistry

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Nuovi approfondimenti su un complesso problema di chimica atmosferica

Che impatto ha il cloro atmosferico sui cambiamenti climatici e sull’inquinamento atmosferico? Un gruppo di ricerca, armato di nuovi strumenti innovativi e di set di dati completi, intende scoprirlo.

I cambiamenti climatici e la qualità dell’aria sono due sfide importanti che l’Europa deve affrontare con decisione. Ma farlo richiede molto più di soluzioni innovative. Sono necessarie una ricerca approfondita e un’attenta pianificazione per garantire che le nostre azioni per il clima risolvano effettivamente il problema e non generino conseguenze indesiderate. Consideriamo, ad esempio, il cloro atomico, un elemento chimico il cui ruolo nella chimica atmosferica è oggetto di numerosi dibattiti. Secondo Pete Edwards, chimico analitico dell’atmosfera presso l’Università di York(si apre in una nuova finestra), quantificare dell’impatto atmosferico del cloro è un prerequisito per sviluppare strumenti efficaci per la gestione della crisi climatica. «Sono stati proposti diversi strumenti per la geoingegneria dell’atmosfera, ed è dunque fondamentale che il cloro sia meglio rappresentato nei modelli che usiamo per valutare l’impatto di una soluzione», afferma. Il progetto Trop-ClOC, finanziato dall’UE, sta migliorando la capacità di rappresentare questi processi. Il progetto, che ha ricevuto il sostegno del Consiglio europeo della ricerca(si apre in una nuova finestra) (CER), si propone di sviluppare le conoscenze sul ruolo del cloro atomico come ossidante atmosferico, un compito che include la quantificazione del suo contributo ai cambiamenti climatici e all’inquinamento atmosferico. «Ci siamo posti l’obiettivo di migliorare lo stato della scienza, e di farlo sviluppando nuove prove osservative che possano mettere in discussione la rappresentazione del cloro nei nostri modelli attuali di chimica atmosferica», aggiunge Edwards, ricercatore principale del progetto.

Prevedere l’impatto del cloro sull’inquinamento atmosferico

Per prima cosa, il progetto ha sviluppato nuovi strumenti ottici e metodi di campionamento che sono stati poi usati per raccogliere dati, ad esempio, sull’acido cloridrico (HCl). Infatti, l’HCl non è solo il composto-serbatoio di cloro più importante, ma è anche notoriamente difficile da rilevare. «Con i nostri strumenti, ora possiamo misurare l’HCl con un’accuratezza elevata e con grande precisione, con perdite o interazioni in ingresso minime; così facendo, la nostra capacità di quantificare e comprendere questo importante serbatoio di cloro atmosferico aumenta notevolmente», spiega Edwards. Come spiega Edwards, capire i fattori che determinano la presenza di HCl nella troposfera è fondamentale per prevedere l’impatto attuale del cloro sull’inquinamento atmosferico e sulla rimozione del gas climatico metano. «È anche essenziale se vogliamo garantire che non ci siano conseguenze indesiderate dalle soluzioni di geoingegneria proposte per i cambiamenti climatici, alcune delle quali prevedono un aumento significativo del cloro nella troposfera», aggiunge il ricercatore.

Segnalare descrizioni errate dei processi atmosferici

I ricercatori stanno continuando ad analizzare i dati raccolti, ma hanno già identificato diversi processi che sono mal rappresentati nei modelli attuali. Ad esempio, alle Bermuda è stata identificata una descrizione errata dei processi eterogenei atmosferici in località marine che potrebbe portare a sottostimare notevolmente il vero ruolo della chimica del cloro atmosferico. Per comprendere appieno questo problema, insieme ad altre incertezze identificate durante il progetto, l’équipe sta effettuando ulteriori misurazioni attraverso la strumentazione Trop-ClOC. Inoltre, sta indagando la possibilità di finanziare nuovi progetti tramite sovvenzioni dell’UE per ampliare il lavoro innovativo di Trop-ClOC. «La natura ambiziosa di Trop-ClOC significa che la sua eredità deriverà dalle nuove tecnologie dimostrate, dai nuovi set di dati raccolti e dai progressi fondamentali compiuti nella comprensione di questo problema di chimica atmosferica complesso», conclude Edwards.

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