Migliorare la qualità delle falde acquifere europee
Attualmente, risulta urgente comprendere in maniera migliore l’inquinamento delle acque sotterranee per proteggerne e migliorarne la qualità: le sostanze chimiche organiche e inorganiche, così come la contaminazione da agenti patogeni di tali risorse idriche dovuta alle attività umane, rappresentano infatti una preoccupazione crescente. Secondo un rapporto pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente(si apre in una nuova finestra), il 26 % delle riserve di acque sotterranee dell’Unione europea è stato colpito dall’inquinamento chimico. Sebbene i fertilizzanti e i pesticidi utilizzati in agricoltura siano tra le fonti più comuni di contaminanti, anche le attività industriali e urbane generano la propria impronta: in base a quanto rivelato dalle analisi, le fonti sono inquinate da una miscela nociva di plastificanti, composti alogenati, prodotti farmaceutici, prodotti per la cura personale e composti industriali, metalli pesanti tossici e agenti patogeni. Eike Thaysen(si apre in una nuova finestra), ricercatrice presso l’Istituto di valutazione ambientale e ricerca sulle acque(si apre in una nuova finestra) (IDAEA) e responsabile del progetto UPWATER(si apre in una nuova finestra), spiega: «Questi contaminanti possono danneggiare l’ambiente per molto tempo e riparare il danno è difficile e costoso, per cui abbiamo bisogno di misure economicamente vantaggiose e accessibili al fine di prevenire e mitigare l’inquinamento e di metterle in atto il prima possibile». A tal fine, tuttavia, risulta necessaria un’elaborazione delle politiche basata su prove concrete che attinga a dati sul campo affidabili, ed è qui che entra in gioco il progetto.
Una combinazione di approcci per affrontare le complesse questioni relative alla contaminazione delle acque sotterranee
UPWATER si è prefissato di sviluppare un approccio a quattro pilastri(si apre in una nuova finestra): metodi di monitoraggio, tecniche di modellizzazione, soluzioni di mitigazione e metodi di prevenzione. «Volevamo partire dagli strumenti e dalle tecnologie esistenti per svilupparli ulteriormente e riunire una varietà di metodi per ottenere un quadro più chiaro in merito alla contaminazione dei corpi idrici sotterranei europei, consentendo la progettazione di adeguate strategie di miglioramento», afferma Thaysen. Il team di UPWATER ha confrontato il campionamento istantaneo con diversi metodi di campionamento passivo. «Il campionamento istantaneo nel monitoraggio delle acque sotterranee consiste nel prelevare singoli campioni d’acqua in un luogo e in un momento specifici, ottenendo così un’istantanea della qualità dell’acqua in un determinato momento», aggiunge. Il progetto ha impiegato il campionamento passivo, un metodo nel quale i contaminanti si legano a un materiale assorbente(si apre in una nuova finestra). Thaysen spiega: «Dato che i campionatori passivi vengono lasciati in loco per diversi giorni o settimane, questo processo consente l’accumulo di contaminanti nel corso del tempo, fornendo un campione integrato temporalmente e risultando quindi più rappresentativo della concentrazione ambientale in un determinato corpo idrico». Un’altra attività intrapresa dall’IDAEA ha riguardato l’uso di zone umide a base di biochar a Barcellona, in Spagna, per il trattamento degli effluenti provenienti da impianti di depurazione secondaria, che contribuiscono alla contaminazione dei fiumi e delle acque sotterranee locali. Il biochar funge da substrato poroso e a basso costo che intrappola e facilita la biodegradazione di nutrienti, inquinanti organici, virus e metalli pesanti. «È degno di nota», osserva Thaysen, «il fatto che il progetto pilota della zona umida con biochar sia riuscito a rimuovere oltre l’80 % dei contaminanti studiati durante il periodo caldo, con un carico idraulico giornaliero pari a 400 mm».
Fornire ai responsabili delle decisioni gli strumenti necessari per proteggere la rete delle acque sotterranee dell’UE
Il progetto ha riunito specialisti attivi in diversi settori in tutta Europa. «Si è trattato di un progetto completo che ha studiato come mantenere la sicurezza delle nostre risorse idriche da molteplici punti di vista», osserva Thaysen. Gli strumenti testati hanno fornito ai responsabili delle decisioni dati accurati e tempestivi sulla qualità delle acque sotterranee, suggerendo al contempo l’attuazione di soluzioni economicamente vantaggiose per mitigare e prevenire l’impatto dell’inquinamento. «Il grande impatto di UPWATER è il risultato del lavoro di ricercatori dedicati, che hanno innovato e collaborato strettamente con le parti interessate locali allo scopo di migliorare la qualità dei nostri sistemi di acque sotterranee. Naturalmente, il lavoro continua e non ci fermeremo qui!»