Skip to main content

Article Category

Article available in the folowing languages:

I pericoli della sorveglianza segreta

La sorveglianza di sicurezza è ovunque e molti pensano che si stia spingendo troppo in là. Un progetto dell'UE ha studiato come il settore della sicurezza vede il suo ruolo e ha riscontrato una scarsa consapevolezza delle questioni riguardanti la privacy, ma ha anche stabilito un dialogo produttivo.

Cambiamento climatico e Ambiente

Per combattere il crimine e mantenere la sicurezza ci si affida sempre di più alla sorveglianza pervasiva, che è fatta anche di database segreti. Molti membri della comunità pensano che tali azioni infrangano le libertà civili senza assumersene la responsabilità e che la situazione stia andando a peggiorare. Pertanto, il progetto PATS ("Privacy awareness through security branding"), finanziato dall'UE, ha cercato di determinare come gli operatori del settore della sicurezza vedono sé stessi. Il consorzio comprendeva cinque partner europei più uno da Israele e uno dagli Stati Uniti e ha lavorato da agosto 2009 a marzo 2012. Il gruppo ha studiato anche come l'industria potrebbe diventare più consapevole e aperta alle preoccupazioni del pubblico. La prima fase della ricerca ha comportato una descrizione dettagliata degli attuali regimi di sicurezza di paesi partner (Finlandia, Germania, Israele, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti) e anche a livello europeo. Le informazioni sono state confrontate con i rispettivi contesti storici/culturali, nozioni nazionali di sicurezza variabili e situazioni internazionali moderne. Di conseguenza, il progetto ha ricavato un sistema di classificazione per il settore industriale e cioè i fornitori di sicurezza, i produttori di tecnologia, le organizzazioni di ricerca e altri gruppi correlati. Nella seconda fase, il lavoro comprendeva interviste ai rappresentati della sicurezza, che hanno rivelato generalmente una bassa considerazione della privacy e in certi casi un rifiuto della responsabilità. Il progetto ha identificato le seguenti ragioni per questo: le parti industriali non sono inclini a discutere della privacy e la questione non appare nelle rappresentazioni che hanno di loro stessi. Inoltre, le forze economiche non incoraggiano la protezione dei dati, il che significa che l'autoregolazione è insufficiente. Il contributo principale di PATS è stata una strategia multidimensionale di branding/comunicazione che promuove il valore della privacy. Il piano d'azione che ne deriva fornirà alle aziende che si occupano di sicurezza e che vogliono lavorare per una maggiore considerazione della privacy un piano per farlo. Usando i concetti di cui sopra, il consorzio ha ideato raccomandazioni politiche per i quadri nazionali e dell'UE. Il gruppo di studio ha organizzato diversi workshop di dialogo, gruppi di discusione e due grandi conferenze. Le discussioni di questi incontri hanno avuto come risultato un importante libro, numerose pubblicazioni su riviste e una serie di newsletter. In seguito al lavoro del progetto, lo stato dell'industria per quanto riguarda la questione della privacy e l'auto-regolazione è molto più chiaro. Inoltre, è stato iniziato un dialogo produttivo tra le parti industriali e sono state creati alcuni rapporti costruttivi tra operatori e attivisti.

Parole chiave

Sorveglianza, sicurezza, privacy, crimine, libertà civili, responsabilità, protezione dei dati, autoregolazione

Scopri altri articoli nello stesso settore di applicazione