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Risolvere il problema della plastica mediante la biodegradazione?

Un consorzio di 18 membri europei e uno cinese ha esaminato la biodegradazione e la valorizzazione delle plastiche convenzionali, usando una combinazione di pretrattamenti fisici/chimici e microrganismi. I casi di prova studiati contribuiranno a capire meglio l’attuale potenziale biodegradabile dei rifiuti di plastica negli ambienti terrestri e marini, e i principali microrganismi coinvolti, e ad affrontare i rifiuti marini nel mare Egeo attraverso il miglioramento degli strumenti di monitoraggio e delle misure di mitigazione.

Cambiamento climatico e Ambiente

La plastica è un materiale che ha rivoluzionato la vita moderna. Tuttavia, il suo utilizzo irresponsabile può produrre degli impatti ambientali nocivi, spesso in conseguenza di una cattiva gestione o della dispersione dei rifiuti. La plastica è progettata per durare nel tempo, ma la sua degradazione a lungo termine non è del tutto chiara. Il progetto BIOCLEAN (New Biotechnological approaches for biodegrading and promoting the environmental biotransformation of synthetic polymeric materials) è stato creato per affrontare questa sfida. Il consorzio ha isolato microbi in vari siti reali con rifiuti plastici presenti da molto tempo. Questi sono stati recuperati dal mare Egeo e dal mare di Norvegia, e da diverse discariche europee, strutture di compostaggio, impianti di trattamento anaerobico dei rifiuti e un sito industriali. Inoltre, sono stati studiati microbi provenienti da raccolte di colture. I ricercatori hanno anche studiato la fattibilità di biotecnologie per decomposizione, detossificazione e valorizzazione dei rifiuti plastici. Inoltre, il progetto ha cercato di potenziare la biodegradazione naturale delle plastiche nel compostaggio organico dei rifiuti e nelle strutture per la biogassificazione. Esso mirava inoltre a mitigare gli effetti dell’inquinamento da plastica sugli ambienti marini. I risultati ottenuti in laboratorio sono stati portati su scala industriale per una serie di plastiche diverse e testati nell’impianto municipale per il compostaggio di La Canea (Creta, Grecia) e nel mar Egeo. I ricercatori hanno studiato l’utilizzo dei microrganismi ed enzimi per degradare diverse plastiche e hanno valutato una raccolta di 65 batteri, tra cui quelli di origine marina e funghi che si sono dimostrati in grado di degradare in parte le pellicole di plastica. I microbi possono essere brevettati dai partner del progetto, descritti in pubblicazioni scientifiche e usati per sviluppare processi su misura che aiuteranno a proteggere l’ambiente o a valorizzare i rifiuti di plastica. Dei nuovi processi biologici e ibridi chimici/fisici in scala pilota sono stati sviluppati da BIOCLEAN. Questi erano in grado di degradare parzialmente pellicole di cloruro di polivinile (PVC) e in misura minore dei film plastici di polietilene (PE) e polipropilene (PP). Il consorzio ha anche sviluppato protocolli di bio-aumento di laboratorio e su scala pilota per intensificare la biodegradazione delle (micro) plastiche nel suolo, negli impianti di compostaggio e trattamento anaerobico dei rifiuti, e nell’ambiente marino. BIOCLEAN ha contribuito a chiarire che sostenere la transizione graduale del settore della platica verso un mercato costituito di (bio) plastiche completamente riciclabili e plastiche completamente biodegradabili/compostabili, negli ambienti terrestri e marini, è l’unica strategia possibile per ridurre significativamente l’attuale impatto ambientale del settore europeo della plastica a base di petrolio.

Parole chiave

Biodegradazione, (micro) plastiche, BIOCLEAN, cloruro di polivinile, polietilene, polipropilene, enzimi, polistirene, pretrattamento, rifiuti marini

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