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I metalli che possiedono la chiave per la cura del cancro

Un istituto spagnolo ha sviluppato dei farmaci candidati contenenti metalli per colpire le cellule tumorali.

Salute

Durante il progetto di quattro anni MEMOTUMCELLMACH, finanziato dall’UE, un laboratorio di Madrid ha sviluppato famiglie di farmaci candidati per trattare il cancro impiegando metalli quali iridio, rutenio e osmio. L’istituto di nanoscienze IMDEA, con il supporto del programma Marie Curie, afferma che la sua ricerca sui metallofarmaci basati sull’iridio dimostra che potrebbero essere fino a 200 volte più efficaci contro le cellule tumorali rispetto al cisplatino, uno dei farmaci più comunemente usati per i pazienti oncologici. «Adesso sappiamo che la famiglia dei farmaci all’iridio è estremamente potente», afferma la dott.ssa Ana Pizarro, direttrice del laboratorio. «Si accumulano nei mitocondri, la centrale elettrica delle cellule tumorali, ed esclusivamente in tali organuli». Il team ha inoltre sviluppato una famiglia di candidati basati sull’osmio al fine di controllare il pH all’interno della cellula tumorale. «L’impatto che potrebbe avere su progressione e diffusione del cancro è incredibilmente positivo», ha dichiarato. I risultati rendono queste famiglie di farmaci dei candidati molto buoni per i test in vivo, afferma la dott.ssa Pizarro. La ricerca ha preparato il terreno all’utilizzo di un numero maggiore di metalli di transizione in nuovi farmaci contro il cancro. I composti dei metalli di transizione sono delle molecole che solitamente contengono un atomo di un metallo di transizione al quale è attaccata una serie di altri gruppi di atomi. Il legame tra il centro metallico e l’atomo ad esso attaccato non è forte come quello tra carbonio e carbonio, ma nemmeno debole come il legame singolo a idrogeno. Questo lo rende, come spiega il progetto, dinamico per il tempo necessario al suo utilizzo. «Questo dinamismo è molto facile da regolare per noi chimici», ha dichiarato la dott.ssa Pizarro. Bersagli multipli Gli scienziati scoprirono per caso il metallofarmaco cisplatino, che contiene un atomo di platino, negli anni sessanta, ed esso è ancora utilizzato in circa il 50 % dei trattamenti chemioterapici in tutto il mondo. Il cisplatino e altri farmaci presenti sul mercato, tuttavia, non funzionano per tutti i tipi di cancro e, a volte, colpiscono le cellule sane. «Non c’è una causa singola per il cancro, non c’è un bersaglio singolo e, quindi, non c’è una singola ricetta magica», ha affermato Pizarro. La dottoressa si è concentrata su dei modi per riuscire ad attivare i composti metallici, a farli reagire e attaccare le cellule tumorali rimanendo al contempo inattivi al di fuori di queste. In tal modo non distruggerebbero le cellule sane, il che causa dolore ed effetti collaterali nei pazienti. Durante questo progetto della durata di quattro anni, i ricercatori hanno anche studiato i «nanovettori», ossia piccole particelle che a volte rimangono bloccate all’interno di un tumore e che potrebbero essere usate per aumentare l’efficacia dei composti dei metalli di transizione contro i tumori. Hanno quindi esaminato l’efficacia di nanomateriali tra cui i virus vegetali. «Questo lavoro ancora non si è concluso, ma siamo molto entusiasti per queste attività collaterali», dichiara la dott.ssa Pizarro. Il finanziamento dell’UE ha aiutato Pizarro a reclutare il suo primo dottorando dopo aver organizzato il laboratorio presso IMDEA cinque anni fa. La dottoressa ritiene sia necessaria ancora della ricerca di base al fine di comprendere le differenti cause e le potenziali cure del cancro: «Comprendo la necessità di un ritorno immediato dall’investimento in ricerca, ma la tecnologia deriva da nuove conoscenze. Non credo nell’efficienza del fare le cose seguendo il percorso inverso».

Parole chiave

MEMOTUMCELLMACH, cisplatino, cancro, iridio, rutenio, osmio, metalli di transizione, nanovettori, metallofarmaci

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