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Impiego dei residui derivanti dalla depurazione dell'acqua nella produzione della ceramica

I più che fondati timori circa l'aumento dei livelli di inquinamento hanno spinto molti paesi a prendere provvedimenti immediati, così come illustrato nell'ormai famoso Protocollo di Kyoto. L'UE, nel contempo, ha adottato una serie di direttive volte alla definizione di una strategia per lo smaltimento dei rifiuti. Le ricerche mostrano che i residui prodotti dal trattamento delle acque, per esempio durante l'attività di purificazione dell'acqua potabile, possono essere riciclati e riutilizzati come materia prima nella produzione della ceramica. Questa soluzione offre vantaggi economici sia per le aziende di trattamento delle acque, che per i produttori di ceramica e consente di evitare l'accumulo di una grande quantità di rifiuti nell'ennesima discarica europea.

Cambiamento climatico e Ambiente

L'attività di depurazione dell'acqua potabile effettuata presso gli impianti idrici produce dei residui fangosi, ovvero una sostanza densa e melmosa costituita da materia organica microscopica e da materia parcellizzata inorganica. Fino ad oggi, questi residui venivano principalmente scaricati nelle fognature, con il conseguente riversamento nei fiumi o in mare. Una prima alternativa per ovviare a questo problema consiste nell'utilizzare il materiale fangoso per cospargere i terreni agricoli. Tuttavia, la necessità di smaltire grandi quantità di fanghi è più elevata nelle zone densamente popolate, come le città, dove la presenza di terreni coltivati è molto scarsa. La seconda alternativa è costituita da un processo di disidratazione meccanica che permette di trasformare i fanghi in pannelli, smaltibili nelle discariche. Ciò nonostante, anche questa seconda opzione risulta problematica per le aree urbane, a causa dell'insufficienza delle discariche. Ad ostacolare lo smaltimento dei residui derivanti dal trattamento delle acque non è solo la mancanza di spazi fisici da adibire a discarica attorno alle grandi città, ma soprattutto la corsa ad accaparrarsi lo spazio disponibile all'interno delle discariche esistenti per lo smaltimento dei propri rifiuti, da quelli industriali a quelli municipali. Consapevoli dell'inevitabile aumento, in futuro, dei costi associati allo smaltimento dei fanghi prodotti dagli impianti idrici, i partecipanti al progetto hanno analizzato approfonditamente il potenziale di riciclaggio dei reflui, tentando nel contempo di ridurre al minimo l'inquinamento ambientale provocato dallo smaltimento di queste sostanze. I residui prodotti dalla depurazione dell'acqua sono compatibili con le materie prime impiegate dall'industria della ceramica per la fabbricazione di prodotti argillosi per l'edilizia e dalle aziende produttrici di materiali refrattari. Alcune prove su scala naturale effettuate in una fabbrica di ceramica hanno mostrato che è possibile sostituire con i fanghi prodotti dagli impianti idrici fino all'8 per cento delle materie prime normalmente utilizzate, senza alterare le caratteristiche o la qualità del prodotto. Piastrelle, mattoni, tubi e prodotti refrattari sono stati esaminati mediante procedure standard di valutazione delle caratteristiche fisiche, chimiche e ceramiche. La possibilità di limitare la quantità di materie prime impiegate tradizionalmente nella produzione di ceramica, contribuendo così alla loro futura conservazione, rappresenta un ulteriore vantaggio offerto dalla tecnologia proposta. La normativa europea relativa all'industria mineraria impone regole molto severe in materia di attività estrattive (necessarie all'ottenimento delle materie prime per la produzione di ceramica), comportando un elevato aumento dei costi ad esse associati. L'utilizzo dei fanghi come materia prima alternativa permetterà di ridurre notevolmente l'attività estrattiva. La modellizzazione su scala industriale del metodo di riciclaggio proposto ha mostrato che nel Regno Unito le aziende responsabili della produzione di residui fangosi derivanti dalla depurazione dell'acqua potranno dimezzare i costi di smaltimento semplicemente "regalando" i propri rifiuti ai produttori di ceramica, i quali, dal canto loro, avranno a disposizione una nuova materia prima da impiegare nella catena di produzione.

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