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Progetto del mese: nuove scoperte dimostrano che tutte le cellule immature possono trasformarsi in cellule staminali

Tutte le cellule nell’intestino fetale hanno il potenziale di trasformarsi in cellule staminali, ha concluso un nuovo studio pubblicato su «Nature» e condotto alla facoltà di scienze sanitarie e mediche all’Università di Copenaghen, un partner nel progetto INTENS (INtestinal Tissue ENgineering Solution), finanziato dall’UE. I ricercatori hanno scoperto che lo sviluppo di cellule intestinali immature non è predeterminato, ma è invece influenzato dall’area immediatamente circostante alle cellule nell’intestino.

Salute

Nel corso di tutta la vita, le cellule staminali mantengono in buono stato gli organi nel corpo e sono anche in grado di riparare lesioni secondarie ai tessuti. Una migliore comprensione dei fattori che determinano se una cellula immatura si trasformi o meno in una cellula staminale potrebbero quindi risultare utili nello sviluppo di cellule staminali per la terapia e i trapianti. Per maggiori informazioni, consultare: • https://healthsciences.ku.dk/newsfaculty-news/2019/05/surprising-research-result-all-immature-cells-can-develop-into-stem-cells/http://www.intens.info/https://www.researchgate.net/publication/333118821_Tracing_the_origin_of_adult_intestinal_stem_cells «Siamo riusciti a comprendere molto meglio i meccanismi attraverso cui le cellule nell’intestino immaturo si trasformano in cellule staminali. Speriamo di essere in grado di usare queste conoscenze per migliorare il trattamento delle ferite che non guariscono, ad esempio nell’intestino. Finora, tuttavia, tutto ciò di cui siamo sicuri è che le cellule nel tratto gastrointestinale possiedono queste caratteristiche. Comunque, riteniamo che questo sia un fenomeno comune nello sviluppo fetale degli organi». - Prof. Kim Jensen, Biotech Research & Innovation Centre, Università di Copenaghen, partner del progetto INTENS Se sei interessato a far apparire il tuo progetto nella rubrica «Progetto del mese» in un prossimo numero, inviaci un’e-mail a editorial@cordis.europa.eu e spiegaci il perché!

Paesi

Regno Unito