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Contenuto archiviato il 2022-12-07

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La Commissione agisce in base al consiglio degli esperti

Durante una conferenza stampa tenutasi recentemente a Bruxelles, Achilleas Mitsos, direttore generale della DG Ricerca, ha espresso la sua soddisfazione in merito alle conclusioni della valutazione quinquennale del programma quadro di RST della Commissione europea. "Siamo estr...

Durante una conferenza stampa tenutasi recentemente a Bruxelles, Achilleas Mitsos, direttore generale della DG Ricerca, ha espresso la sua soddisfazione in merito alle conclusioni della valutazione quinquennale del programma quadro di RST della Commissione europea. "Siamo estremamente lieti dell'esistenza di tale relazione (anche delle sue parti più critiche) perché la sua logica va oltre rispetto alla comunicazione sul SER [Spazio europeo della ricerca]", ha affermato Mitsos. Egli ha reso noto che la Commissione ha fatto propri molti dei punti sollevati dalla relazione e che sta procedendo, in primo luogo, all'esame della propria struttura interna per cercare di far fronte alle raccomandazioni in essa contenute. La relazione, redatta da un gruppo di esperti indipendenti presieduto dal politico spagnolo Joan Majó, è giunta alla conclusione che intensificare la collaborazione nel campo della ricerca e dello sviluppo tecnologico tra gli Stati membri dell'Unione europea è di vitale importanza in un contesto simile a quello dello Spazio europeo della ricerca. Ciò assume particolare rilevanza, sottolinea il gruppo, affinché l'Unione europea raggiunga gli obiettivi fissati dai ministri al vertice di Lisbona, che ha avuto luogo all'inizio di quest'anno. Se è vero che i capi di Stato e di governo sono seriamente intenzionati a fare dell'Europa la regione più competitiva e innovativa del mondo entro il 2010, allora il programma quadro di RST dell'UE non sarà "mai abbastanza", afferma Majó. Per sostenere tale sfida, la Commissione dovrà apportare al più presto dei cambiamenti all'attuale sistema. Gli Stati membri dovranno incrementare la concorrenza nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico per stimolare l'industria, evitando, nel contempo, duplicazioni nell'attività di ricerca. Anche gli investimenti in tale settore dovranno aumentare, proporzionalmente alla percentuale di PIL destinata ai settori pubblico e privato, la quale, afferma Majó, verrà elevata ad un minimo del 3 per cento nel corso dei prossimi dieci anni. "Siamo concordi sul fatto che gran parte della conoscenza di cui disponiamo proviene dagli investimenti privati e non dai fondi pubblici", che potrebbero essere incoraggiati mediante incentivi fiscali. Il gruppo di esperti si è dichiarato concorde sul carattere altrettanto vitale della collaborazione tra gli Stati membri nell'ambito dei programmi di ricerca, soprattutto in prospettiva dell'ampliamento, facendo così eco alle opinioni espresse nella comunicazione della Commissione europea sul SER. Inoltre esso ha sottolineato l'importanza degli investimenti nel settore dell'istruzione, al fine di valorizzare appieno il potenziale europeo di ricerca. Secondo Majó, sarà altresì necessario individuare i settori principali della ricerca a livello comunitario e regionale, al fine di determinare gli ambiti che maggiormente necessitano di cooperazione e assistenza a favore dell'innovazione e dell'istruzione. Inoltre, all'ora attuale, gli strumenti politici esistenti per il sostegno alla scienza e alla tecnologia non vengono adeguatamente valorizzati, afferma il presidente del gruppo, il quale propone di procedere "a un sostanziale riesame dei sistemi e delle procedure utilizzati per fissare gli obiettivi generali, definire i meccanismi di realizzazione e attuare i programmi". Tale riesame potrebbe costituire l'oggetto di una relazione semestrale sulla strategia di ricerca europea. È necessario che la Commissione sia in grado di lavorare più rapidamente e di dedicare minor tempo all'attività amministrativa, così da impiegare il tempo risparmiato per la vera e propria attuazione del programma quadro. Questo è solo uno dei punti di probabile adozione indicati dalla Commissione e Mitsos ha accennato alla discussione in atto presso la Direzione generale della Ricerca circa le possibilità di commissionare all'esterno le procedure amministrative, lasciando così più tempo ai funzionari perché possano concentrarsi sui rispettivi ambiti di specializzazione. "È necessario un certo riequilibrio in materia di finanziamenti generali. Probabilmente il sesto programma quadro non riceverà molto più denaro di quanto non disponga attualmente il quinto programma quadro. Ma ciò potrebbe sortire un effetto positivo, poiché costringerebbe l'Europarlamento a puntare la propria attenzione sulle modalità di assegnazione dei fondi nell'ambito del programma", ha aggiunto Majó. L'accesso, la mobilità e l'istruzione sono ambiti di chiaro interesse e anche la ricerca generica potrebbe ottenere maggiori finanziamenti, alla luce di alcuni commenti provenienti dal mondo accademico, secondo cui le azioni chiave nell'ambito del quinto programma quadro [5PQ] sono troppo rigide. La filosofia del SER ha riscosso ampio sostegno, non solo da parte di esperti come Majó e il suo gruppo, ma anche in seno al Parlamento europeo, nell'industria e tra i ricercatori di tutta Europa, i quali hanno risposto alle richieste di invio di commenti sulla comunicazione emessa dal commissario per la Ricerca Philippe Busquin. Di conseguenza, Mitsos è ottimista circa la sua attuabilità, mentre Majó rimane cauto. "Sono convinto che senza un forte accordo su una decisione centrale in questo settore, non sarà mai possibile raggiungere un consenso". Tuttavia dalla conferenza è emerso che, in generale, i politici, l'industria e il mondo accademico concordano su un punto fondamentale: l'Unione europea non potrà essere competitiva nel campo della tecnologia e dell'innovazione se continuerà a perseguire 15+1 politiche diverse in materia di RST.

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