Il Regno Unito esprime grande apprezzamento per i piani di lavoro della Commissione relativi alla futura politica europea di ricerca
L'Ufficio britannico per la scienza e la tecnologia, presso il ministero del Commercio e dell'Industria, presieduto da Lord Sainsbury (nella foto), ha ampiamente apprezzato "l'originalità e l'ampiezza di vedute" della comunicazione della Commissione europea dal titolo "Realizzazione dello Spazio europeo della ricerca [SER]: orientamenti per le azioni dell'Unione europea nel settore della ricerca (2002-2006)". "Il Regno Unito riconosce che la ricerca scientifica e l'innovazione rappresentano gli elementi chiave ai fini della crescita, della competitività e di una migliore qualità della vita. Condividiamo pienamente l'importanza attribuita al sostegno della mobilità, fattore essenziale all'interno di un SER autentico", afferma l'Ufficio britannico, il quale aggiunge che i finanziamenti a favore della mobilità dovrebbero essere raddoppiati. L'Ufficio fa eco alla posizione della Commissione circa la necessità di migliorare il contributo delle donne alla ricerca europea: "A questo vorremmo aggiungere l'importate questione del coinvolgimento dei giovani". In particolare, il Regno Unito appoggia la decisione della Commissione di intraprendere un'azione di benchmarking delle politiche nazionali di ricerca e sviluppo, sottolineando l'importanza di gestire qualsiasi investimento in tale settore. "Questo sforzo richiederà un approccio di apertura verso l'esterno e di orientamento alla produzione di risultati. La stessa logica dovrà essere applicata alla gestione dei fondi europei per la ricerca". L'Ufficio condivide il parere della Commissione, secondo cui il prossimo programma quadro non dovrà semplicemente sommarsi ai 15 già esistenti dei paesi dell'Unione, "ma dovrà essere integrato e aggiungere valore agli sforzi nazionali". Tuttavia, l'Ufficio britannico critica la Commissione per non aver dato all'innovazione "sufficiente risalto nelle sue proposte" e aggiunge che "su quest'aspetto è necessario un capitolo dai connotati più forti. "Fornire sostegno alla ricerca per realizzare sviluppi nel campo della politica di innovazione e promuovere la valorizzazione dei risultati della ricerca attraverso il programma quadro costituiscono gli obiettivi chiave da perseguire". L'Ufficio chiede inoltre che venga maggiormente incoraggiata la partecipazione delle piccole e medie imprese e afferma: "Nutriamo alcune preoccupazioni sul modo in cui il principio delle 'attività di ricerca collettive' potrà essere applicato e apportare benefici diretti alle PMI". Secondo i britannici, il prossimo programma quadro dovrà promuovere la mobilità dei ricercatori e sostenere, a livello comunitario, programmi più specificamente mirati e a costi ripartiti, concentrandosi sulla creazione di una massa critica nei settori scientifici e tecnologici di rilevanza mondiale. Essi chiedono inoltre un maggior coinvolgimento dell'utenza finale nella ricerca, accanto ad una migliore divulgazione e utilizzo della conoscenza". Il programma, a loro avviso, dovrebbe essere proiettato verso l'esterno, "rivolgendosi in particolare ai nostri principali concorrenti e partner commerciali a livello mondiale, nonché agli Stati candidati all'adesione e ai paesi in via di sviluppo". L'Ufficio britannico aggiunge inoltre che "è necessaria un'attività di monitoraggio e di valutazione più intensa". Sebbene tutto ciò sia in linea con le attuali idee della Commissione, il Regno Unito non concorda pienamente con la proposta della stessa di contribuire alla fornitura dei servizi infrastrutturali. "Le decisioni in materia di finanziamenti rientrano necessariamente fra le competenze del paese, soprattutto di quello ospitante. Tali investimenti hanno una natura di lungo periodo che non si confà alla durata quinquennale dei programmi quadro. Il ruolo della Commissione e del programma quadro dovrebbe essere di facilitazione ed estendersi, eventualmente, alla realizzazione di studi di fattibilità", continua l'Ufficio. Tuttavia, nel campo delle scienze biologiche, dove sempre maggiore è la dipendenza dalla condivisione di risorse limitate, il Regno Unito ritiene che "forse sarebbe opportuno sostenere, a livello comunitario, l'eccellenza nei servizi offerti alla comunità europea della ricerca, piuttosto che l'eccellenza nella ricerca di base".