Commissione europarlamentare divisa sui test genetici
Non è stato facile raggiungere un accordo tra i membri della commissione temporanea sulla genetica umana, riunitasi il 26 e 27 marzo per discutere di test genetici prenatali e postnatali. Mentre alcuni oratori hanno sottolineato l'esigenza di offrire ai genitori affetti da gravi patologie maggiori possibilità di procreare bambini sani, altri si sono espressi in maniera fortemente critica sulla distruzione sistematica degli embrioni affetti da anomalie genetiche. La Dott.ssa Hille Haker del "Centro per l'etica nella scienza" dell'Università di Tübingen (Germania) ha deplorato il fatto che i test prenatali rivelatori di anomalie genetiche conducano quasi sempre alla distruzione degli embrioni, anche nei casi in cui sia possibile un trattamento postnatale. Ella ha inoltre messo in dubbio la moralità della scelta di embrioni sani. Di opinione del tutto diversa il professor Paul Devroey del "Centro di medicina riproduttiva" della "Libera Università" di Bruxelles, il quale ha sostenuto che tali test offrono l'opportunità di prevenire la trasmissione delle malattie da una generazione all'altra sebbene, per sua stessa ammissione, il relativo tasso di errore sia ancora piuttosto elevato. La maggioranza degli europarlamentari è stata d'accordo nel riconoscere uguale dignità al diritto di sapere e al diritto di non sapere, anche se l'europarlamentare belga Paul Lannoye ha chiesto come sia possibile rivendicare il diritto di non sapere nella società dell'informazione. L'europarlamentare irlandese Avril Doyle ha criticato il mondo scientifico e quello politico per non aver reagito all'annuncio di progetti di clonazione riproduttiva per le coppie sterili, anche se oratori ospiti hanno fatto notare che la pubblicità data dai mezzi d'informazione a tali annunci ha oscurato le vere implicazioni delle scoperte scientifiche in questo settore. Una relazione pubblicata il 29 marzo dalla commissione "Scienza e Tecnologie" della Camera dei Lord britannica sostiene che per poter trarre il massimo beneficio dal potenziale insito nella ricerca sulla genetica umana occorrono modifiche normative e investimenti. Si ritiene che le basi di dati sulla genetica possano essere uno strumento importante che consentirà di ottenere tali benefici. "Le basi di dati sulla genetica sono indispensabili se vogliamo che il "Progetto genoma umano" abbia ricadute positive in termini sanitari" ha affermato Lord Oxburgh, presidente della commissione d'inchiesta britannica. "Esse ci aiuteranno a comprendere quanto incidono sulla nostra salute i geni che ereditiamo e quanto il nostro stile di vita, e ciò che possiamo fare al riguardo". I Lord hanno tuttavia concluso che, per quanto riguarda le basi di dati sulla genetica umana, non sono necessarie né fattibili normative speciali, a causa delle preoccupazioni relative ai dati dei singoli individui contenuti nei database e delle leggi che proteggono tali informazioni.