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Contenuto archiviato il 2023-01-01

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Una relazione della Commissione individua le migliori prassi per i paesi che intendono promuovere l'innovazione

Uno studio sovvenzionato dalla Commissione europea, sull'uso degli incentivi fiscali per promuovere l'innovazione e la competitività in Europa, ha rilevato che i paesi con la performance più bassa in materia di innovazione preferiscono l'impiego di misure fiscali per stimolare...

Uno studio sovvenzionato dalla Commissione europea, sull'uso degli incentivi fiscali per promuovere l'innovazione e la competitività in Europa, ha rilevato che i paesi con la performance più bassa in materia di innovazione preferiscono l'impiego di misure fiscali per stimolare l'innovazione tecnologica nell'economia intera. Il documento intitolato "Tassazione delle imprese e innovazione: questioni in gioco e rassegna delle esperienze dell'Unione europea negli anni novanta", che riguarda in particolar modo la Francia, la Germania, la Spagna ed il Regno Unito, si propone di individuare le buone prassi nel settore degli incentivi fiscali a favore dell'innovazione, nonché di stimolare il dibattito sui vantaggi e sugli svantaggi dell'impiego dei regimi fiscali per promuovere l'innovazione nelle società. Lo studio ha scoperto che numerosi paesi europei con un'alta performance in materia di innovazione, tra i quali la Finlandia, la Svezia e la Germania, preferiscono avvalersi di incentivi finanziari invece che fiscali per indirizzare il sostegno verso i principali settori tecnologici. "Nei paesi che riportano un livello già alto di spesa in innovazione tecnologica si avanzano più raramente proposte di ulteriori stimoli fiscali, mentre esiste un sincero timore che il costo dell'introduzione di incentivi fiscali possa rivelarsi molto oneroso", affermano gli autori della relazione, spiegando che "i governi di questi paesi preferiscono invece usare le proprie risorse per sviluppare azioni specifiche all'interno di certi settori o tecnologie principali". Si verifica invece il contrario in molti paesi comunitari nei quali la performance in materia di innovazione è più bassa, tra i quali il Portogallo, la Spagna e l'Italia, che tendono ad adottare programmi generali di incentivi fiscali per promuovere un'ampia gamma di attività di innovazione tecnologica, con l'obiettivo di "stimolare l'attività nell'economia intera". Tale approccio, afferma lo studio, "presenta il vantaggio di affidare alle imprese (ovvero al mercato) la scelta di quali settori offrano le migliori opportunità di successo futuro". Lo studio è giunto alla conclusione che "gli incentivi fiscali possono essere usati per stimolare una maggiore spesa a favore di varie attività innovative, permettendo alle imprese di decidere le proprie priorità, laddove gli incentivi finanziari hanno maggiori probabilità di concentrarsi su priorità specifiche individuate dai governi". L'analisi ha altresì rilevato che, tra tutti gli incentivi fiscali studiati, i meccanismi "basati sul volume", che premiano tutte le spese in una certa attività, sono i meno complicati da amministrare ed i più facili da capire e calcolare per le società. Lo studio ha anche posto in risalto diversi esempi di "buone prassi", compreso l'incentivo fiscale britannico per la R&S nelle PMI (piccole e medie imprese), un incentivo fiscale spagnolo a sostegno dell'acquisto di nuove tecnologie dell'informazione, nonché l'agevolazione fiscale francese per incoraggiare l'ottenimento dei brevetti e l'introduzione di nuovo software. La relazione richiama inoltre l'attenzione sui diversi modi in cui l'innovazione è definita ed assunta come obiettivo nei diversi Stati membri, sottolineando che la difficoltà di definizione delle attività innovative può causare l'inefficacia delle misure fiscali mirate ad incentivare la ricerca del settore privato. Sebbene tutti i paesi comunitari abbiano politiche per promuovere l'innovazione con l'uso di incentivi finanziari o fiscali o di una combinazione di entrambi, molti limitano la definizione a fini fiscali ai concetti di R&S (ricerca e sviluppo). In alcuni casi tale definizione include concetti che verrebbero normalmente considerati estranei alla R&S, mentre alcuni paesi usano definizioni diverse per attività d'innovazione individuali. La relazione afferma che la Spagna è l'unico paese ad esprimere una definizione globale dell'innovazione nella propria normativa fiscale, avvalendosi di una definizione dell'innovazione tecnologica formulata dall'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). "Tale approccio nuovo ed innovativo al trattamento fiscale dell'innovazione", si legge nella relazione, "ha permesso alle autorità spagnole di offrire incentivi per varie attività che gli altri paesi hanno tradizionalmente scelto di non stimolare". L'approccio spagnolo contribuisce ad incrementare l'innovazione, scrivono gli autori del documento, tramite il sostegno ad attività, quali il design industriale e l'acquisto di tecnologie, che non sono state tradizionalmente oggetto di incentivi fiscali, in quanto si trovano al di fuori dell'ambito della R&S. Tale approccio va anche a vantaggio delle piccole imprese, che spesso non hanno le strutture per svolgere R&S e quindi avvalersi degli incentivi fiscali dedicati solo a tale attività. Un'indagine sulle opinioni delle parti interessate, svolta anch'essa per questo studio, ha rilevato che le amministrazioni pubbliche considerano la R&S più facile da definire delle attività di innovazione tecnologica, e spiega che "in genere, credono che una definizione precisa dell'innovazione nella normativa fiscale renderebbe tale politica di attuazione complessa, in quanto l'innovazione comporta molte attività difficili da delimitare". La relazione esorta all'imminente revisione della disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato per la R&S, che dovrebbe svolgersi verso la metà dell'anno in corso, al fine di aggiornare la suddivisione in categorie dell'innovazione. Attualmente, afferma la relazione, la disciplina comunitaria "non considera l'innovazione una categoria di R&S a sé stante", il che significa che "gli aiuti di Stato per attività che potrebbero essere considerate innovative, ma che non corrispondono alle categorie menzionate nella disciplina comunitaria attuale, possono avvalersi degli aiuti di Stato solo se conformi alla politica della Commissione in materia di investimenti".

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