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Il Parlamento europeo approva la direttiva sulla tutela dei dati personali

In seguito all'approvazione da parte del Parlamento europeo, il 30 maggio, di un compromesso sulla proposta di direttiva per la tutela dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche, gli Stati membri avranno la possibilità di derogare alla tutela dei dati sensibili ai fin...

In seguito all'approvazione da parte del Parlamento europeo, il 30 maggio, di un compromesso sulla proposta di direttiva per la tutela dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche, gli Stati membri avranno la possibilità di derogare alla tutela dei dati sensibili ai fini di sicurezza nazionale o per lo svolgimento di indagini penali. La direttiva costituisce l'ultimo elemento del nuovo quadro di regolamentazione delle comunicazioni elettroniche, entrato in vigore il 24 aprile. Il compromesso prevede che gli Stati membri possano rinunciare alla protezione dei dati personali solo per condurre indagini penali o per salvaguardare la sicurezza nazionale o pubblica, quando si tratti di "una misura necessaria, idonea e proporzionata in una società democratica". Ciò significa che gli Stati membri possono adottare provvedimenti legislativi relativi all'archiviazione dei dati per un periodo limitato. Il commissario per le Imprese e la Società dell'informazione Erkki Liikanen ha dichiarato al Parlamento che, per quanto le discussioni per la stesura del compromesso sull'archiviazione dei dati relativi al traffico elettronico siano state complesse, la Commissione condivide le preoccupazioni espresse dal Parlamento relativamente alla protezione dei diritti e delle libertà fondamentali. Tuttavia, secondo quanto spiegato dal Commissario, visto che la direttiva sulla tutela dei dati rientra nel primo pilastro (Comunità europea) di competenza dell'UE invece che nel terzo (giustizia e affari interni), esistono limiti di carattere giuridico alle disposizioni della direttiva stessa, in materia sia di diritti e libertà individuali, sia di provvedimenti a livello nazionale relativamente alla pubblica sicurezza ed alla lotta alla criminalità. Il relatore, l'eurodeputato italiano Marco Cappato, ha respinto ogni responsabilità sull'esito della votazione, dichiarando che il testo approvato comportava notevoli restrizioni alle libertà civiche ed era in contrasto con la posizione della commissione parlamentare per le libertà e i diritti dei cittadini. In merito allo spamming (corrispondenza elettronica non richiesta), il Parlamento non ha apportato modifiche alla posizione comune del Consiglio, approvando un regime di accettazione esplicita ("opt-in") per le comunicazioni con l'uso di posta elettronica, fax e sistemi di telefonia automatizzati. Ciò significa che gli utenti dovrebbero fornire il proprio consenso prima di ricevere comunicazioni elettroniche non richieste, quali messaggi e-mail o testuali a fini di marketing. Riguardo all'inserimento dei dati personali in elenchi a carattere pubblico, anche su questo punto il Parlamento ha accettato la posizione comune del Consiglio, affermando che gli utenti dovrebbero esprimere preventivamente il proprio consenso. Il Parlamento ha mantenuto la possibilità per gli Stati membri di consentire le funzioni di ricerca inverse, nonché richiesto una relazione sull'applicazione della direttiva al compimento dei primi tre anni di applicazione.

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