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Contenuto archiviato il 2023-01-01

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Secondo le relazioni della Commissione, i paesi candidati devono lavorare di più nel settore della ricerca

Le relazioni sui progressi compiuti dai paesi candidati nel cammino verso l'adesione all'UE mostrano che essi sono in grado di partecipare al sesto programma quadro (6PQ) su un piano di parità con gli Stati membri, ma che in alcuni ambiti occorre lavorare di più. Dal 1998, og...

Le relazioni sui progressi compiuti dai paesi candidati nel cammino verso l'adesione all'UE mostrano che essi sono in grado di partecipare al sesto programma quadro (6PQ) su un piano di parità con gli Stati membri, ma che in alcuni ambiti occorre lavorare di più. Dal 1998, ogni autunno la Commissione europea pubblica delle relazioni annuali sui progressi compiuti dai paesi candidati verso l'adesione all'UE. Tali relazioni costituiscono la base per le decisioni che gli Stati membri devono assumere nel quadro del processo di allargamento. Le relazioni di quest'anno appaiono particolarmente significative, poiché le conclusioni in esse contenute hanno permesso alla Commissione di raccomandare finalmente la conclusione dei negoziati per l'adesione con alcuni candidati entro la fine di quest'anno. Nella relazione sulla Slovenia, la Commissione ha ribadito il proprio parere del 1997, ovvero che l'adesione di questo paese all'Unione offrirebbe vantaggi reciproci. La Slovenia non ha richiesto alcun accordo transitorio e "nel complesso sta rispettando gli impegni assunti in questo settore durante i negoziati per l'adesione", ha affermato la Commissione. La relazione raccomanda alla Slovenia di concentrare ulteriori sforzi sulla promozione della ricerca in grado di produrre tecnologie utili per le piccole e medie imprese (PMI) e sul rafforzamento del legame fra il settore pubblico e quello privato, soprattutto mediante il trasferimento delle conoscenze scientifiche. La Commissione reputa consolidato anche il quadro per la cooperazione in campo scientifico e tecnologico dell'Estonia. Nel suo documento, tuttavia, essa raccomanda di rafforzare l'infrastruttura di ricerca e le capacità amministrative relative a questo settore. La relazione su Malta esprime apprezzamento verso l'elaborazione di una nuova iniziativa per la definizione delle priorità e l'aggiornamento della politica nazionale in materia di scienza, tecnologia e innovazione. Tuttavia, "lo sviluppo del settore di ricerca, la sua effettiva integrazione nello Spazio europeo della ricerca e la promozione della scienza e della ricerca richiederanno, in particolare, un ulteriore aumento della spesa per la ricerca e sviluppo da parte delle aziende", recita la relazione. "La Polonia continua a compiere progressi per quanto concerne il miglioramento della sua politica in materia di scienza e di ricerca e il rafforzamento della capacità amministrativa necessaria per attuare tale politica", si legge nella relazione sulla Polonia. Per completare i preparativi per l'adesione, il paese dovrà "concentrarsi sul potenziamento dei legami fra gli istituti di ricerca, l'industria e le PMI, garantendo [nel contempo] una solida base finanziaria al fine di creare le necessarie condizioni per promuovere l'innovazione", recita il documento. La Commissione raccomanda ulteriore lavoro anche per la Bulgaria. Il paese ha introdotto un quadro nazionale per lo sviluppo della scienza e della ricerca e ha emendato la propria legge in materia di commesse pubbliche per garantire alle università e agli istituti di ricerca gli stessi diritti riconosciuti alle società private. La Commissione si dice preoccupata, tuttavia, "dell'assenza di un efficace responsabile per le politiche in questo settore", a causa della quale "manca ancora una strategia complessiva per la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico". Inoltre, secondo il documento, occorre aumentare la spesa per la ricerca ed attuare le politiche che accordano priorità alla ricerca. Nel frattempo, il 26 ottobre il Consiglio europeo ha deciso che i paesi candidati parteciperanno al fondo per la ricerca in materia di carbone e acciaio a partire dal momento in cui entreranno a far parte dell'UE. Tale fondo di ricerca è entrato in vigore a seguito della scadenza, nel luglio del 2002, del Trattato della Comunità europea del carbone e dell'acciaio. I nuovi Stati membri contribuiranno al fondo in quattro rate a partire dal 2006 (15 per cento nel 2006, 20 per cento nel 2007, 30 per cento nel 2008 e 35 per cento nel 2009).

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