Busquin aiuta il settore privato a promuovere il ruolo delle donne nella ricerca
Il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin ha esortato le imprese ad affrontare la questione della promozione delle donne nell'ambito della ricerca industriale, affinché possa essere inserita nell'agenda della Presidenza italiana dell'UE, che si insedierà il prossimo 1° luglio. Busquin è intervenuto alla presentazione di una relazione sul tema delle donne nella ricerca industriale, e ha risposto alla domanda posta dalla relatrice Teresa Rees, la quale si è chiesta cosa accadrà, ora, e chi prenderà l'iniziativa. "Sarebbe utile disporre di un gruppo di riferimento nel settore privato al quale fornire il nostro sostegno", ha affermato Busquin, invitando i rappresentanti dell'industria presenti alla riunione a considerare la possibilità di creare un gruppo, al quale la Commissione fornirebbe un supporto logistico. Il Commissario ha invitato a creare il gruppo in tempi rapidi, affinché sia possibile inserirlo nell'agenda della Presidenza italiana, che succederà a quella greca a partire dal 1° luglio. Secondo Busquin, infatti, il ministro italiano per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca scientifica Letizia Moratti "si mostrerà particolarmente sensibile a tale questione", in virtù della sua esperienza personale nel settore privato. "Dovremmo approfittare del momento", ha aggiunto Busquin. La proposta ha ottenuto l'ampio consenso dei presenti, compresa la prof.ssa Rees, che l'ha definita "un'ottima idea". "L'idea si ventilava già da qualche tempo e sono molto lieta che il Commissario abbia ritenuto opportuno un intervento della Commissione per lo sviluppo dell'iniziativa", ha dichiarato la prof.ssa Rees al Notiziario CORDIS, aggiungendo che "il sostegno della Commissione è essenziale". L'osservazione della prof.ssa Rees, in merito alle tre relazioni su "Donne e scienza" alle quali ha partecipato, rafforza l'idea secondo cui il settore privato dovrebbe prendere l'iniziativa. "Non abbiamo trovato università che si sono distinte rispetto alle altre e nessun paese, da solo, ha saputo risolvere il problema [...]. Dal settore privato, invece, giungono esempi di società che hanno riconosciuto il problema e hanno intrapreso iniziative per far fronte a quest'esigenza aziendale". La prof.ssa Rees ha tenuto a sottolineare il ruolo dei media per il successo di tale iniziativa. In alcuni paesi vi sono già dirigenti d'azienda interessati a partecipare, ma in altri, l'informazione dei media sulle attività di tale gruppo servirebbe a sensibilizzare i manager. "I direttori generali delle aziende comincerebbero a pensare di essersi persi qualcosa", sostiene la prof.ssa Rees. Helga Rübsamen-Waigmann, presidente del gruppo di esperti che ha stilato la relazione, nonché vicepresidente della Bayer AG e responsabile della ricerca sugli antinfettivi, ha espresso analogo ottimismo, sottolineando, tuttavia, quanto sia importante che i dirigenti d'azienda comprendano l'imperativo aziendale di rafforzare la presenza femminile nell'ambito della ricerca industriale. "Il fatto che le donne rappresentino il 50 per cento dei laureati, ma solo il 15 per cento dei ricercatori, significa che i datori di lavoro scelgono la mediocrità. Sono certa che ciò non sia nelle intenzioni dei dirigenti, sebbene ancora non se ne accorgano", ha dichiarato la prof.ssa Rübsamen-Waigmann al Notiziario CORDIS. "Riuscire ad aprire loro gli occhi sarebbe già qualcosa", ha aggiunto. Pierre Bismuth, vicepresidente del personale presso Schlumberger, ha fornito l'esempio di un'impresa attivamente impegnata nel rafforzare la propria percentuale di ricercatori donna. Schlumberger è una società di scienziati ed ingegneri che riconosce "la necessità di attingere il talento ovunque si trovi, e il talento è ovunque". Bismuth ritiene che per incrementare la percentuale di ricercatrici sia necessario, innanzitutto, un cambiamento culturale all'interno delle aziende, processo che richiederà, a suo avviso, almeno 20 anni. Una volta ottenuto l'impegno dei dirigenti, le società devono informare le donne circa le opportunità professionali offerte loro nel settore della scienza e dell'ingegneria, adattare le proprie politiche e procedure laddove necessario e adottare un approccio flessibile", ha affermato Bismuth. Da quando Schlumberger ha adottato tale approccio, la componente femminile dell'organico è passata da 201 unità nel 1994 a 542 nel 1998, per raggiungere le 1.193 unità nel 2002. In un'intervista al Notiziario CORDIS, Gabriel Marquette, anch'egli dipendente Schlumberger, ha apprezzato la proposta di Busquin, affermando che la propria società sta valutando il passo successivo da compiere. "Il fatto che il Commissario abbia avanzato questa proposta è molto positivo: sarà per noi motivo di slancio".