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Contenuto archiviato il 2023-01-13

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Il 5PQ segna un periodo d'apprendimento per i paesi candidati

Secondo quanto dichiarato in un'intervista al Notiziario CORDIS da Louis Bellemin, capo dell'Unità "Politica di cooperazione scientifica internazionale" in seno alla DG Ricerca della Commissione, il quinto programma quadro (5PQ) ha rappresentato un periodo di apprendimento che...

Secondo quanto dichiarato in un'intervista al Notiziario CORDIS da Louis Bellemin, capo dell'Unità "Politica di cooperazione scientifica internazionale" in seno alla DG Ricerca della Commissione, il quinto programma quadro (5PQ) ha rappresentato un periodo di apprendimento che consentirà ai paesi candidati di intensificare la loro partecipazione al sesto programma quadro. La partecipazione al quinto programma quadro (5PQ) è stata inferiore alle aspettative della Commissione e alle ambizioni dei paesi candidati stessi. Mentre il sesto programma quadro (6PQ) prende il via, i paesi candidati si stanno abituando all'idea di essere considerati partecipanti a tutti gli effetti al programma quadro. Ma sono in grado di cooperare e competere con gli attuali Stati membri dell'UE su un piano di parità? Bellemin ha analizzato le sfide che i paesi candidati devono affrontare e ha spiegato come la Commissione intende incoraggiare e sostenere la loro partecipazione al 6PQ. Interrogato sui progressi che i paesi candidati hanno compiuto, Bellemin ha affermato che non è possibile assimilare tutti e 13 i paesi e considerarli un'unica entità. "La situazione dell'Estonia non ha nulla a che vedere con quella della Turchia, e Cipro ha caratteristiche completamente diverse dalla Bulgaria. Non è possibile analizzare i paesi candidati come fossero un gruppo omogeneo", ha affermato Bellemin. A suo avviso, vi sono paesi candidati che, a livello scientifico, sono totalmente paragonabili ad alcuni Stati membri. Bellemin ha spiegato che alcuni di essi, in particolare l'Estonia, l'Ungheria, la Slovenia e Cipro, dispongono già di migliori capacità e di una tradizione nel settore della cooperazione con i ricercatori stranieri, fattori che semplificano la loro partecipazione ai programmi quadro. "Altri paesi, invece, si trovano in una situazione più difficile, per varie ragioni: perché il loro potenziale scientifico è più debole, oppure perché si sono ritrovati molto più isolati dalla comunità internazionale per un determinato periodo di tempo. Questi paesi hanno avuto reali difficoltà a partecipare". La spesa media per la ricerca dei paesi candidati è pari, all'incirca, allo 0,6 per cento del PIL, meno della metà della media dell'UE. Ciò, secondo Bellemin "dà un'idea della differenza di livello fra noi e loro". I paesi candidati, inoltre, si trovano svantaggiati a causa della fuga di cervelli e del fatto che le loro équipe di ricerca di elevata qualità spesso sono molto piccole. Inoltre, le apparecchiature e le infrastrutture di ricerca talvolta non sono all'altezza di quelle comunitarie. "Le loro dimensioni spesso non sono sufficienti per permettere a tali paesi di far fronte alla concorrenza degli Stati membri", ha dichiarato Bellemin. Il "periodo di apprendimento" del 5PQ, durante il quale tutti i paesi candidati con la sola eccezione della Turchia sono stati associati al programma quadro, si rivelerà molto utile per la partecipazione di tali paesi al 6PQ. "Spesso le nostre modalità operative, d'intervento e di gestione della ricerca risultavano molto diverse e i paesi candidati non avevano molta dimestichezza con tali procedure. Ma ormai tutto ciò appartiene al passato", ha precisato il Bellemin. I paesi candidati, oggi, conoscono meglio le modalità e i mezzi di attuazione del programma quadro dell'UE, hanno una migliore organizzazione e dispongono di molti più contatti con i ricercatori degli Stati membri. Il 6PQ, spiega Bellemin, contiene aspetti vantaggiosi per i paesi candidati, come le misure volte a garantire la partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI), poiché molti di essi possiedono un numero elevato di PMI. Le reti di eccellenza, inoltre, permetteranno di raggruppare le équipe di ricerca eccellenti dei paesi candidati e quelle dell'UE. Il 6PQ prevede altresì delle disposizioni per la promozione della mobilità. Ai ricercatori dei paesi candidati viene offerta la possibilità di ricevere una formazione nell'UE, per poi rientrare nei rispettivi paesi, rafforzando così il potenziale umano della regione. I ricercatori, giovani e non, della Comunità potranno, a loro volta, trascorrere determinati periodi di tempo nei laboratori dei paesi candidati. "In questo modo non si rafforzerà soltanto il potenziale umano nei paesi candidati, ma anche il legame con la nostra comunità scientifica", ha spiegato Bellemin. "Ma poiché tutto ciò non basta, abbiamo elaborato delle misure specifiche", ha precisato Bellemin. "Oggi, tutti i paesi candidati, compresa la Turchia, sono associati [...]. Pertanto, ricevono lo stesso trattamento dei paesi dell'UE, e sono considerati quasi Stati membri [...]. Quel 'quasi', tuttavia, è molto importante. Essi, infatti, hanno gli stessi diritti [tranne il diritto di voto in seno ai comitati di programma] e doveri degli Stati membri. Ma non sono Stati membri e non sono allo stesso livello degli attuali paesi dell'UE. In una gara si scelgono i migliori. Non importa che siano tedeschi, inglesi, italiani, spagnoli o francesi [...]. Se questi paesi non saranno allo stesso livello dei tedeschi, inglesi e francesi si troveranno svantaggiati". Questa è la ragione alla base dell'adozione di misure specifiche volte a stimolare e rafforzare la partecipazione dei paesi candidati al 6PQ. La Commissione, pertanto, sta cercando di garantire una tempestiva divulgazione di corrette informazioni sul 6PQ e di sostenere una formazione in materia di gestione delle attività di ricerca. Bellemin ha sottolineato, inoltre, l'importanza di un "buon" sistema di punti di contatto nazionali, affermando che CORDIS è uno degli strumenti utilizzabili per diffondere informazioni sia relative ai paesi candidati, che ad essi destinate. Infine, gli incontri di partenariato consentiranno ai ricercatori di entrambe le regioni di conoscersi e di avviare delle cooperazioni scientifiche e tecnologiche. Bellemin ha tenuto a sottolineare che anche i singoli paesi, dal canto loro, devono adottare delle misure al fine di incrementare le loro chance di successo nell'ambito della competizione con gli Stati membri. A tal proposito, egli ha citato un'iniziativa di successo del governo rumeno che ha riunito diversi piccoli ma eccellenti gruppi di ricerca attivi nel settore delle nanotecnologie, creando CEBITE, "un centro quasi unico" che ha stabilito fin da subito contatti con organizzazioni tedesche e francesi. Ovviamente, i paesi candidati sono entusiasti della possibilità di instaurare nuovi rapporti con i ricercatori degli Stati membri poiché ciò rappresenta per loro la strada verso la partecipazione al 6PQ. Ma qual è l'atteggiamento degli attuali Stati membri? Sono altrettanto entusiasti? Bellemin si dice "sicuro al 100 per cento che essi siano intenzionati e impegnati nello sviluppo della cooperazione con i paesi candidati", poiché vi è un "interesse comune". "Accogliere in un progetto un'équipe proveniente da un paese candidato, così come un'équipe spagnola, per esempio, è un segno di riconoscimento del contributo, ovvero del valore aggiunto, che il gruppo apporterà al progetto", ha dichiarato Bellemin al Notiziario CORDIS.

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