Una relazione analizza il contrasto fra i diritti di proprietà intellettuale e il progresso scientifico
Secondo un gruppo di esperti sui diritti di proprietà intellettuale (DPI), le regole che disciplinano i diritti d'autore, i diritti di database e i brevetti ostacolano il progresso scientifico e, pertanto, devono essere modificate "nell'interesse della società". In una relazione dal titolo "L'apertura della scienza: gli effetti della politica di proprietà intellettuale sulla pratica scientifica", un gruppo di lavoro che si occupa di questioni connesse ai DPI per conto della Royal Society del Regno Unito analizza gli effetti delle politiche in materia di proprietà intellettuale sulla pratica della scienza, fornendo una serie di raccomandazioni concrete. Illustrando uno dei fondamenti su cui poggia gran parte della relazione, il gruppo afferma: "Sebbene i DPI possano favorire la trasformazione dei risultati scientifici in benefici tangibili, il fatto che creino dei monopoli può causare una tensione fra profitto privato e bene pubblico ed ostacolare finanche il libero scambio di idee e informazioni indispensabili per la scienza". Nel tentativo di conciliare i diritti dei titolari dei DPI con il progresso scientifico, il gruppo sostiene: "Un buon equilibrio fornisce quel giusto incentivo per incoraggiare la ricerca e sviluppo fra i potenziali beneficiari dei diritti, mantenendo tuttavia un elevato livello di vantaggi per la società". Nell'analizzare gli effetti sulla scienza dei vari tipi di diritti di proprietà intellettuale, gli esperti si sono concentrati su quelle forme che, a loro avviso, interessano maggiormente la produzione di conoscenze scientifiche e l'innovazione: brevetti, diritti di database e diritti d'autore. Per quanto concerne i brevetti, il gruppo di lavoro è giunto alla conclusione che tale sistema raramente ritarda in modo significativo la pubblicazione dei risultati della ricerca, ma può favorire un clima di segretezza che ostacola la libera circolazione delle idee. Inoltre, la relazione avverte del rischio di una possibile limitazione della ricerca a causa della concessione di brevetti dalla portata eccessivamente ampia, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo di un settore scientifico. Per far fronte a tale situazione, il documento suggerisce ai governi di specificare chiaramente agli uffici nazionali e regionali dei brevetti che il loro compito è esaminare le richieste in modo equo e rigoroso e non accordare un numero quanto più elevato possibile di brevetti. In secondo luogo, in fase di concessione degli stessi, gli esaminatori dovrebbero consultare degli esperti, soprattutto nei settori emergenti della scienza, per essere certi di disporre di conoscenze sufficientemente approfondite. Su scala mondiale, il gruppo ritiene che i paesi in via di sviluppo debbano essere esonerati dall'obbligo di rispettare l'accordo TRIPS (diritti di proprietà intellettuale connessi al commercio), elaborato al fine di uniformare le leggi in materia di proprietà intellettuale (PI) e facilitare il commercio mondiale, fino al momento in cui i benefici in termini d'innovazione non supereranno nettamente i costi e i vincoli insiti nei sistemi di PI. La questione dei diritti d'autore riguarda principalmente la pubblicazione dei risultati di ricerca nelle riviste scientifiche. Il diritto d'autore spetta convenzionalmente all'editore della rivista, come corrispettivo per aver generato un notevole valore aggiunto, attraverso il sistema di revisione fra pari ed un'ampia divulgazione del lavoro. Gli scienziati ricorrono al principio del "fair dealing", in virtù del quale è possibile derogare al diritto d'autore per riprodurre determinate quantità di informazioni. Tuttavia, sebbene le nuove tecnologie digitali abbiano ridotto il prezzo delle pubblicazioni e della distribuzione, il documento sottolinea che sono state introdotte varie misure tecniche per prevenire l'accesso, rischiando così di compromettere il suddetto principio. Il gruppo conclude che le eccezioni in virtù del "fair dealing" sono vitali per la scienza e che i ricercatori stessi devono scegliere di pubblicare i loro lavori in riviste a basso costo che abbinano politiche liberali di accesso, qualità elevata e disponibilità a lungo termine. Gli esperti hanno espresso un'analoga opinione per quanto concerne i diritti di database. A loro avviso, gli interessi dei media e commerciali su questo tipo di diritti hanno condotto ad una legislazione che premia il creatore della banca dati, piuttosto che l'autore dei dati stessi, rendendo molto difficile l'estrapolazione e il riutilizzo delle informazioni, se non sulla base di accordi estremamente vincolanti. Ancora una volta, la relazione esorta gli scienziati, in qualità di autori dei dati, ad accertarsi che il loro lavoro rimanga accessibile agli altri, optando per database gratis o a basso costo, i quali consentano l'accesso e la manipolazione delle informazioni. In conclusione, lo studio avverte che: "[...] sebbene i diritti di proprietà intellettuale siano necessari per promuovere l'innovazione e gli investimenti, in alcuni settori le forze commerciali stanno spingendo verso una legislazione ed una giurisprudenza che limitano in modo inutile e inopportuno la libertà di consultare e utilizzare le informazioni e di condurre attività di ricerca. [Ciò] non è nell'interesse della società ed ostacola irragionevolmente il progresso scientifico".
Paesi
Regno Unito