Uno studio fa stato della tensione tra mobilità dei ricercatori e crescita scientifica equilibrata
Uno studio sulla mobilità scientifica in Europa condotto da un'équipe di ricercatori dell'Università di Leeds ha concluso che, se lasciate prive di controllo, le politiche dell'UE intese a promuovere la libera circolazione dei ricercatori potrebbero alla lunga ridurre le capacità di rigenerazione delle regioni più deboli. Lo studio si intitola MOBEX (mobility and excellence in labour markets: the question of balanced growth) ed è stato finanziato dal Consiglio per la ricerca economica e sociale del Regno Unito. Il suo obiettivo dichiarato era indagare sulle relazioni che intercorrono tra la mobilità umana e l'eccellenza scientifica. La ricerca ha assunto la forma di uno studio empirico, durato un anno, che ha osservato il flusso di scienziati tra Italia e Regno Unito. Il rapporto spiega che la decisione di esaminare questi due paesi era stata presa perché 'l'Italia è il maggior 'donatore' tra i paesi dell'UE, e il Regno Unito un 'ricevente' chiave'. I dati sono stati raccolti attraverso analisi politiche e giuridiche, questionari per posta elettronica e interviste qualitative con scienziati d'Italia e del Regno Unito. Il rapporto afferma che la ricerca 'ha sottolineato l'importanza della mobilità scientifica per le regioni riceventi, non solo nel contesto della mancanza di competenze [...] ma anche nel favorire il tipo di 'cultura internazionale' in cui la scienza prospera e la conoscenza viene trasferita'. Sotto la guida del prof. Louise Ackers, l'équipe è giunta alla conclusione che gli scienziati stranieri considerano il Regno Unito come un luogo ambito in cui lavorare a causa della sua reputazione di eccellenza scientifica e perché i suoi mercati del lavoro scientifici sono avvertiti come relativamente aperti, trasparenti e meritocratici, e dunque internazionali. 'Questo non sempre avviene in altri paesi, dove la rarità dei finanziamenti, il nepotismo e il protezionismo possono stabilire chi ottiene i posti migliori', dica il prof. Ackers. Il flusso di scienziati dall'Italia in altre parti d'Europa preoccupa attualmente i decisori delle politiche nazionali. Un membro italiano dell'équipe dell'Università di Leeds, Sonia Morano-Foadi, attribuisce in parte il fenomeno allo strapotere dei cosiddetti 'baroni', i professori considerati come i veri 'decisori' nei mercati del lavoro universitario, che spesso costringono gli scienziati a lavorare gratuitamente anche per due anni per potere fare carriera. Il rapporto inoltre afferma che 'la mancanza di una qualsiasi chiara relazione tra eccellenza scientifica e avanzamento di carriera provoca non solo lo stillicidio dei talenti scientifici italiani, ma anche l'impossibilità di attirare esperti dall'estero'. Quanto al Regno Unito, l'équipe avverte che i decisori politici si stanno troppo focalizzando sulla fuga di talenti verso gli Stati Uniti, senza riconoscere l'importanza dei flussi nel Regno Unito da altre parti dell'UE. '[I]l mancato riconoscimento esplicito di questa situazione, e quindi di un'azione nel contesto dell'allargamento, potrebbe mettere il Regno Unito in una posizione di svantaggio competitivo'. L'équipe infatti ha già cominciato a lavorare ad una nuova ricerca, che mira a valutare l'impatto dell'allargamento sui mercati del lavoro scientifico. I primi risultati indicano che adesso sono la Germania e l'Austria la prima scelta di molti dei più brillanti studenti dell'Europa centro-orientale, mentre il Regno Unito tende a 'dormire sugli allori come grande calamita dei migliori cervelli scientifici'. Nel trarre le conclusioni dallo studio MOBEX , tuttavia, il prof. Ackers avverte che le politiche dell'Unione intese alla promozione dei centri di eccellenza per stimolare lo sviluppo delle competenze e il trasferimento delle tecnologie potrebbero sortire l'effetto contrario nella creazione di una crescita equilibrata in tutta l'Europa. 'La circolazione del talento scientifico non costituisce di per sé un'emorragia di cervelli. Il problema nasce quanto le percentuali di ritorno [al paese d'origine] sono troppo basse, e quando il paese o la regione è incapace di attirare talento scientifico dall'estero. Tutto ciò rischia di diminuire la capacità di rigenerazione delle regioni più deboli', conclude il prof. Ackers
Paesi
Italia, Regno Unito