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L'Irlanda annuncia la chiusura di un centro di ricerca nell'alta tecnologia

Media Lab Europe (MLE), il laboratorio di ricerca e innovazione del campo delle tecnologie digitali creato dal governo irlandese e il Massachusetts Institute of Technology, ha annunciato la sua chiusura per cronica mancanza di finanziamenti. L'istituto, lanciato a Dublino ne...

Media Lab Europe (MLE), il laboratorio di ricerca e innovazione del campo delle tecnologie digitali creato dal governo irlandese e il Massachusetts Institute of Technology, ha annunciato la sua chiusura per cronica mancanza di finanziamenti. L'istituto, lanciato a Dublino nel 2000, contava di promuovere l'innovazione in Europa e di incubare prodotti di successo. Purtroppo, lo sponsor è arrivato alla conclusione che ben poche idee si sono dimostrate commercialmente valide. 'Abbiamo senz'altro sottostimato il tempo necessario per raggiungere la stabilità finanziaria', ha affermato Walter Bender, direttore esecutivo di Media Lab al M.I.T. in una intervista via e-mail con l'International Herald Tribune. 'Cosa più importante, abbiamo sottostimato i costi non tangibili che implica la gestione di un laboratorio al di fuori del contesto universitario, nel quale è possibile contattare subito studenti che non sanno ancora cosa significhi il termine impossibile e che agiscono da catalizzatore naturale'. Il progetto, avviato con un contributo iniziale del governo irlandese di 35,5 milioni di euro, sperava di potersi autofinanziare, come l'originale MediaLab statunitense (che riceve il 90% circa dei suoi fondi dalle aziende sponsor). Lo scoppio della bolla dot-com subito dopo la sua apertura ha però reso impossibile al laboratorio creare una solida base finanziaria: Media Lab Europe ha firmato accordi sono con otto partner industriali e del settore pubblico, e solo uno dal 2003. In una dichiarazione, Noel Dempsey (ministro delle Comunicazioni, della marina e delle risorse naturali) ha ricordato che sin dall'inizio si pensava che il successo del MLE dipendesse dalla sua capacità di replicare in un contesto europeo il modello operativo e di raccolta di fondi dell'omologo statunitense. 'Sfortunatamente, ciò non è avvenuto nella misura prevista, cosa che si spiega in parte con i rovesci economici che hanno colpito con particolare violenza il settore tecnologico e in parte con la cambiata attitudine del mondo industriale verso un modello di ricerca non diretta', ha sostenuto Dempsey. In effetti, secondo alcuni, i potenziali sponsor europei sono soprattutto sussidiarie di multinazionali che non hanno la libertà di finanziare la ricerca indipendente. Nei suoi cinque anni di vita, un team di 60 ricercatori, in massima parte giovani, ha analizzato numerose idee tecnologiche. Un recente progetto permetteva agli utenti iPod di collegarsi agl'iPod nelle vicinanze, per sapere cosa stavano ascoltando e per trasmettere loro testi. Un altro progetto intendeva progettare videogiochi interattivi che richiedevano un intenso sforzo fisico. I ricercatori avevano anche progettato altoparlanti da inserire nei denti, apparecchietti per misurare l'inalazione passiva di fumo e 'farfalle digitali' per aiutare i fanciulli a comunicare in un modo nuovo. Solo pochi progetti offrivano però prospettive commerciali immediate. Il Lab ha anche partecipato ad alcuni progetti finanziati dall'UE, inclusi FASIL (Flexible and Adaptive Spoken Language and Multi-Modal Interfaces) e la rete di eccellenza ENACTIVE, nell'ambito dell'area tematica TSI (tecnologie della società dell�informazione) del Sesto programma quadro (6PQ). Nella sua dichiarazione finale, il consiglio di direzione del laboratorio ha detto che il progetto avrebbe potuto dimostrarsi valido se gli fosse stato concesso più tempo. Quello irlandese è il secondo laboratorio MIT di alto profilo che non è riuscito a decollare al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2003, MIT aveva abbandonato il Media Lab Asia di Bangalore (India).

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Irlanda