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Gli scienziati britannici scoprono come rendere le cellule oculari sensibili alla luce

Un team di ricercatori dell'Imperial College di Londra e dell'università di Manchester ha scoperto come rendere le cellule oculari sensibili alla luce, aprendo così la strada a una possibile cura di alcune forme di cecità. Gli scienziati hanno scoperto che attivare il gene m...

Un team di ricercatori dell'Imperial College di Londra e dell'università di Manchester ha scoperto come rendere le cellule oculari sensibili alla luce, aprendo così la strada a una possibile cura di alcune forme di cecità. Gli scienziati hanno scoperto che attivare il gene melanopsina nelle cellule che normalmente non lo utilizzano le si rende sensibili alla luce e in grado di generare segnali biologici. 'È da sottolineare che basta attivare un solo gene per creare un fotorecettore funzionale', ha detto Mark Hankins, dell'Imperial College di Londra. 'Secondo la descrizione classica, l'occhio contiene solo due sistemi sensibili alla luce, bastoncelli e coni. Ma negli ultimi anni si è sempre più propensi ad ammettere che abbia un terzo sistema, che usa la melanopsina, rimasto nascosto durante decenni di ricerche scientifiche', aggiunge Rob Lucas, dell'università di Manchester. La visione dipende dalla capacità dei bastoncelli e dei coni presenti nella retina d'interpretare i livelli di luce. La cecità spesso è dovuta a una malattia della retina che ne distrugge i recettori. Lavorando sui topi, il team ha constatato che le cellule in cui veniva attivato un gene di melanopsina agivano come fotorecettori. 'La scoperta potrebbe offrire agli scienziati lo spunto per curare la perdita della visione', ha spiegato Lucas. Fare in modo che le cellule dell'occhio reagiscano alla luce non è una cura per la cecità, ma i ricercatori stanno lavorando con gl'ingegneri medici su protesi retiniche che aiuteranno i pazienti con alterazioni della vista a vedere più chiaramente. I geni melanopsina potrebbero inoltre essere inseriti nelle cellule intatte delle retine malate, trasformandole in fotorecettori funzionali. Anche se è molto improbabile che possa in futuro permettere di recuperare completamente la vista, la scoperta permetterà però probabilmente di ristabilire la percezione in bianco e nero. Gli esperti ritengono che la scoperta consentirà di approfondire le conoscenze del sonno, dell'insonnia, della depressione e dei disturbi affettivi stagionali.