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La ricerca collaborativa è la chiave di una prosperità duratura nei Balcani occidentali, afferma Potocnik

Nel 2003, l'adozione del piano d'azione UE-Balcani occidentali per la scienza e la tecnologia rifletteva in buona parte le priorità che la presidenza greca (all'epoca unica rappresentante dell'UE nell'area) attribuiva alle iniziative nella regione. Anche altri Stati membri (...

Nel 2003, l'adozione del piano d'azione UE-Balcani occidentali per la scienza e la tecnologia rifletteva in buona parte le priorità che la presidenza greca (all'epoca unica rappresentante dell'UE nell'area) attribuiva alle iniziative nella regione. Anche altri Stati membri (in particolare Austria e Slovenia) avevano svolto un ruolo importante nel promuovere la cooperazione scientifica con i paesi della zona, e proprio questi tre paesi hanno contribuito a organizzare la conferenza del 3 febbraio al Parlamento europeo per esaminare la partecipazione dei Balcani occidentali ai programmi quadro di ricerca dell'UE. Nel rivolgersi ai responsabili politici presenti, il commissario dell'UE per la Scienza e la ricerca, Janez Potocnik, ha sottolineato il contesto politico generale della collaborazione scientifica nella regione. 'L'allargamento dell'UE non dovrebbe finire con la Romania e la Bulgaria, ma dovrebbe includere anche altri paesi. [...] La cooperazione scientifica, nei programmi quadro o in altri programmi, è un mezzo per rafforzare pace e prosperità durevoli nell'area', ha detto. Potocnik ha ricordato che nel Sesto programma quadro (6PQ) sono già stati lanciati bandi specifici per far fronte alle sfide nella regione, e che a tali attività dovrebbero essere destinati in futuro finanziamenti più sostanziosi. 'I Balcani occidentali hanno bisogno di solidi istituti di ricerca e di ricercatori formati. La Commissione ha quindi deciso di sostenere gl'istituti di ricerca più promettenti e aiutare così a creare reti regionali', ha aggiunto. Sul problema fondamentale della partecipazione di questi paesi al prossimo programma quadro, il Commissario ha fatto passare il suo messaggio: 'Il 7PQ viene discusso proprio ora, ed è quindi il momento di definire un approccio più mirato per una futura collaborazione. [...] A mio avviso, volontà e impegno politico esistono, e io ho personalmente garantito che la Commissione esaminerà tutti i mezzi necessari per raggiungere i nostri obiettivi comuni. Sono ansioso di sentire le vostre proposte concrete per integrare ancora di più i Balcani occidentali nel SER (Spazio europeo della ricerca)'. Una proposta concreta è stata avanzata da Manfred Horvat, che alla conferenza rappresentava l'agenzia austriaca di promozione della ricerca. 'La presenza nel 6PQ dei Balcani occidentali ha rappresentato una grossa sfida, ma anche una preziosa esperienza, e nel settore della cooperazione internazionale (INCO) il tasso di partecipazione è stato soddisfacente. [...] La cooperazione internazionale sarà una componente importante anche nel 7PQ, ma [io] penso che ai Balcani occidentali dovrebbe essere riservata una sezione specifica', ha sostenuto. Horvat ha sottolineato i vantaggi di una tale scelta per gli attuali Stati membri dell'UE: 'Non stiamo parlando di attività di aiuto, stiamo parlando di attività d'interesse comune. In questi paesi esistono sostanziali risorse umane nel settore scientifico, e integrarle nel SER sarebbe un vantaggio reciproco'. Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti ministeriali dei diversi paesi dei Balcani occidentali, per far conoscere il proprio punto di vista sulla collaborazione scientifica con l'UE. Slobodanka Koprivica, viceministro per l'Istruzione e la scienza del Montenegro (Serbia e Montenegro), ha dichiarato al Notiziario CORDIS: 'La nostra partecipazione al 6PQ è per il momento limitata e simbolica, ma abbiamo mosso i primi passi per migliorare la situazione, partecipando al programma ERA-Net per l'Europa sudorientale e creando punti di contatto nazionali'. Koprivica ha pienamente appoggiato il documento di posizione del progetto ERA-Net sulla partecipazione dei Balcani occidentali al 7PQ, che chiede l'inserimento di azioni di sostegno specifiche per questi paesi, maggiori finanziamenti per tali misure, e l'uso supplementare di altri strumenti dell'UE (oltre ai programmi quadro) per migliorare le capacità di ricerca nella regione. La Croazia ha un PIL pro capite almeno doppio di quello della maggior parte delle altre repubbliche dell'ex Yugoslavia e una base scientifica relativamente ben sviluppata. Radovan Fuchs, assistente del ministro per la Cooperazione scientifica, ha dichiarato al Notiziario CORDIS: 'La nostra priorità nazionale è entrare nell'UE, e il primo passo in questo senso consiste nel firmare un accordo di R&S (Ricerca e sviluppo) e partecipare al 6PQ. La cooperazione scientifica è una condizione normale: per la ricerca non esistono frontiere regionali o nazionali'. Fuchs ha ricordato che la Croazia può svolgere una funzione importante nell'insieme dei Balcani occidentali: 'Nelle attività scientifiche dei singoli paesi esistono alcune grosse differenze, e la Croazia può fungere da ponte tra l'UE e l'Europa sudorientale, di cui capiamo cultura e linguaggio. La nostra ambizione è svolgere un ruolo nello sviluppo delle capacità della regione'. Il professor Lamija Tanovic, dell'università di Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) ha indicato alcune delle maggiori sfide cui debbono far fronte vari paesi della zona. 'Nei Balcani occidentali la comunità scientifica si sta battendo per convincere i decisori politici a considerare prioritarie la scienza e la tecnologia, ma è un compito arduo perché molte priorità di R&S (Ricerca e sviluppo) possono sembrare un lusso'. Il conflitto regionale ha inoltre spinto molti tra i migliori scienziati a lasciare la regione, ed attualmente gl'incentivi per convincerli a ritornare sono veramente pochi, ha poi aggiunto. Aleksandar Popovic, del ministero serbo per la Scienza e la protezione ambientale (Serbia e Montenegro), ha indicato altri fattori che limitano la ricerca nei paesi dei Balcani occidentali: mancanza di materiale moderno, infrastrutture elettroniche inadeguate, scadenti procedure nazionali di peer review, assenza di mobilità internazionale. Uno dei commenti conclusivi è stato fatto dall'europarlamentare belga Philippe Busquin, cui molti riconoscono il merito di aver fatto avanzare la cooperazione tra UE e Balcani occidentali durante il suo incarico di commissario alla Ricerca. 'Risulta molto istruttivo dare uno sguardo al progresso degli ultimi tre anni', ha detto. 'Quando si parla d'integrazione, la comunità scientifica è sempre in prima linea. Nel 5PQ, gli allora paesi candidati hanno usato il programma per promuovere efficacemente l'integrazione, e spero che lo stesso avverrà nel 7PQ con i Balcani occidentali'.

Paesi

Albania, Austria, Bosnia-Erzegovina, Grecia, Croazia, Slovenia