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Accordo politico sulla nuova normativa comunitaria sulle sostanze chimiche

Dopo due anni di accesi dibattiti, il 13 dicembre il Consiglio "Competitività" ha raggiunto un accordo politico sul progetto di regolamento per la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). Il nuovo regolamento comunitar...

Dopo due anni di accesi dibattiti, il 13 dicembre il Consiglio "Competitività" ha raggiunto un accordo politico sul progetto di regolamento per la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). Il nuovo regolamento comunitario REACH sostituirà 40 atti giuridici esistenti e creerà un sistema integrato unico di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione dei prodotti chimici. REACH garantirà che vengano colmate le lacune relative alle informazioni esistenti sulle proprietà pericolose di circa 30.000 sostanze chimiche, e che le informazioni necessarie sull'impiego sicuro delle sostanze vengano trasmesse lungo la catena di approvvigionamento industriale, al fine di contenere i rischi per i lavoratori, i consumatori e l'ambiente. REACH invertirà l'onere della prova, in modo tale che spetterà all'industria - vale a dire, ai produttori e agli importatori di sostanze chimiche -, e non alle autorità pubbliche, assumersi la responsabilità di fornire le informazioni necessarie e di adottare misure efficaci di gestione del rischio. Il Consiglio ha appoggiato il compromesso adottato dal Parlamento europeo sulle procedure di registrazione, che prevede una diminuzione del numero di sostanze chimiche da sottoporre obbligatoriamente a test che passano così da 30.000 a circa 12.500. I ministri si sono inoltre espressi a favore della condivisione dei dati, al fine di ridurre al minimo le duplicazioni dei test, compresa la sperimentazione sugli animali. I temi "autorizzazione" e "sostituzione" sono stati al centro del dibattito. Mentre alcune delegazioni hanno sottolineato l'importanza di fornire forti incentivi o di prevedere addirittura obblighi di sostituzione delle sostanze pericolose, altre delegazioni si sono dette preoccupate dell'impatto sull'industria qualora si decidesse di adottare condizioni eccessive per l'autorizzazione. L'accordo del Consiglio ha tentato di trovare un equilibrio tra queste due opinioni divergenti. La proposta prevede che le autorizzazioni non possano essere rilasciate sulla base del controllo adeguato nel caso di sostanze che siano persistenti, bioaccumulative e tossiche (PBT) o molto persistenti e molto bioaccumulative (vPvB). Per quanto riguarda gli emendamenti relativi all'autorizzazione - il Parlamento aveva proposto una revisione entro cinque anni - i ministri hanno dichiarato che le revisioni andrebbero stabilite individualmente caso per caso, e hanno inoltre affermato che le società che richiedono l'autorizzazione per sostanze pericolose dovrebbero dimostrare che i rischi possono essere opportunamente controllati, nonché fornire informazioni su possibili alternative. Il Consiglio ha inoltre approvato l'istituzione di una nuova Agenzia europea delle sostanze chimiche, che avrà sede a Helsinki (Finlandia). L'agenzia gestirà la registrazione delle sostanze mediante la compilazione di una banca dati. Inoltre, ricoprirà un ruolo importante nella valutazione e autorizzazione delle sostanze. La Commissione europea ha accolto con favore l'accordo politico del Consiglio. Il vicepresidente della Commissione e commissario europeo per le Imprese e l�industria Günter Verheugen ha affermato: "Questo accordo pone fine a un lungo periodo di incertezza per l'industria e la aiuta a elaborare piani adeguati per affrontare la sfida impegnativa della conformità ai nuovi requisiti. L'accordo del Consiglio rappresenta un compromesso ragionevole. Siamo riusciti nell'intento di rendere REACH più efficace e realizzabile, di mantenere la competitività dell'industria comunitaria, e - punto fondamentale - di ridurre l'onere a carico delle piccole e medie imprese". Il commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas ha aggiunto: "Questo accordo rappresenterà un netto miglioramento in termini di tutela della salute e dell'ambiente. Ridurrà l'incidenza delle malattie collegate alle sostanze chimiche e consentirà agli utenti e ai consumatori di operare scelte informate sulle sostanze con cui vengono in contatto. Incoraggerà inoltre l'innovazione e costituirà un incentivo importante per indurre l'industria a sostituire le sostanze chimiche pericolose con altre più sicure". Non tutti però sono così soddisfatti. I gruppi ambientalisti accusano gli Stati membri di sostenere condizioni meno rigorose per l'autorizzazione delle sostanze chimiche tossiche stabilite dal Parlamento europeo: il testo approvato in prima lettura chiedeva la sostituzione, laddove possibile, di sostanze chimiche pericolose con sostanze alternative più sicure, mentre il testo approvato dal Consiglio afferma semplicemente che le società dovrebbero essere incoraggiate ad agire in tal senso. In un comunicato congiunto pubblicato il 13 dicembre, associazioni ambientaliste e organizzazioni di tutela delle donne, della salute e dei consumatori hanno espresso la propria delusione in quanto i ministri dell'UE "non hanno colto un'opportunità irripetibile di proteggere le persone e l'ambiente dalla minaccia di sostanze chimiche tossiche". Sottolineano che il rafforzamento dei requisiti di sostituzione approvati dal Consiglio per le PBT e le vPvB rappresentano solo una parte di tutte le sostanze chimiche pericolose, e che altre sostanze chimiche cancerogene che possono compromettere la riproduzione, nonché le sostanze che danneggiano gli ormoni, non saranno interessate da tali requisiti, benché esistano alternative più sicure. Un altro punto di disaccordo riguarda la proposta di riduzione dei dati sulla sicurezza che i produttori di sostanze chimiche sarebbero obbligati a fornire, in particolare per le sostanze prodotte in quantità minime (vale a dire, sostanze prodotte o importate per un totale compreso tra una e dieci tonnellate). Il comunicato esorta il Parlamento europeo a riaffermare nel 2006 in sede di seconda lettura il proprio sostegno a favore della "sostituzione obbligatoria". Risulta che neppure l'industria sia completamente soddisfatta. L'UNICE (l'Unione delle confederazioni europee dell'industria, e dei datori di lavoro) ha accolto con favore un accordo che "si ferma a metà strada relativamente all'approccio interamente basato sui rischi sostenuto dall'industria". Sebbene si dichiarino soddisfatte della riduzione dei requisiti di informazione per le sostanze in quantità minima, che renderà REACH più efficace sotto il profilo dei costi per le piccole e medie imprese (PMI), le confederazioni dei datori di lavoro rappresentate dall'UNICE ritengono che il controllo adeguato dell'impiego delle sostanze più pericolose dovrebbe costituire una condizione sufficiente per un'autorizzazione illimitata. Poiché il testo concordato differisce dalla proposta adottata dal Parlamento europeo il 17 novembre, la posizione comune formale del Consiglio, la cui approvazione era programmata nel maggio 2006, durante la Presidenza austriaca, dovrà tornare in Parlamento per una seconda lettura ai sensi della procedura di codecisione. Si prevede che il Parlamento europeo e il Consiglio prenderanno una decisione definitiva su REACH nell'autunno del 2006. La Commissione prevede che il regolamento che ne deriverà entrerà in vigore nella primavera 2007, mentre i requisiti operativi di REACH verranno verosimilmente applicati a partire dal 2008.

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