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Un gruppo di esperti indica in dettaglio come gli appalti pubblici possono favorire l'innovazione nelle TIC

Un gruppo di esperti della Commissione ha elaborato una relazione su come gli appalti pubblici possono favorire la ricerca e l'innovazione. Ne è emerso che le amministrazioni nazionali dovrebbero investire maggiormente in prodotti e servizi innovativi che si basino su tecnolog...

Un gruppo di esperti della Commissione ha elaborato una relazione su come gli appalti pubblici possono favorire la ricerca e l'innovazione. Ne è emerso che le amministrazioni nazionali dovrebbero investire maggiormente in prodotti e servizi innovativi che si basino su tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per cui sia necessaria ulteriore ricerca. Il gruppo, formato da esperti nel settore delle TIC provenienti dalle autorità nazionali e presieduto dalla Commissione, sostiene che le amministrazioni nazionali dovrebbero raggrupparsi per acquistare nuovi servizi e prodotti, in modo da condividere i rischi e i benefici con i fornitori stessi. Ciò si differenzia dal modello tradizionale degli appalti pubblici in quanto quest'ultimo tende a minimizzare il rischio e massimizzare il beneficio per l'acquirente. Secondo il gruppo di esperti, se l'Europa adottasse questo approccio promuoverebbe notevolmente l'innovazione, aumenterebbe il relativo investimento nella R&S e l'adozione della stessa, riducendo al tempo stesso i rischi grazie alla condivisione delle risorse. La relazione aggiunge che gli USA e alcuni paesi asiatici stanno già acquistando prodotti e servizi precommerciali in conformità con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. "L'Europa deve instaurare un ambiente commerciale che favorisca l'innovazione e l'adozione più rapida dei risultati della ricerca", afferma il commissario dell'UE per la Società dell'informazione e i mezzi di comunicazione Viviane Reding. "Il settore pubblico ha un potere d'acquisto enorme, ma è necessario prevedere gli opportuni incentivi in modo che siano ripartiti anche i rischi oltre ai benefici derivanti dall'investimento in nuovi servizi e tecnologie". Nella relazione si propone alla Commissione di valutare la creazione di tali incentivi nell'ambito del programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) o di altri strumenti rilevanti. La relazione analizza inoltre un potenziale esempio di appalto pubblico precommerciale, basato su una procedura a tre fasi simile a quella che si adotta nell'economia statunitense e asiatica. "Il primo passo consiste in una fase esplorativa sulle diverse soluzioni, seguita da una fase di elaborazione del prototipo e infine da una serie di collaudi. Nella prima fase si potrebbero selezionare sei o sette offerte; il numero dei fornitori si ridurrebbe quindi dopo ogni tappa in base a una valutazione. Nella fase finale dovrebbero rimanere almeno due contraenti, in modo da garantire la futura competitività del mercato", si legge nella relazione. La fase successiva consisterà nel valutare l'opportunità di realizzare azioni comuni in settori quali la salute, i trasporti, la sicurezza e l'ambito governativo assieme a chi è direttamente responsabile per gli appalti pubblici, soprattutto per quanto riguarda le autorità nazionali. Il gruppo di esperti auspicherebbe inoltre che la Commissione fornisse indicazioni sulle migliori prassi nel settore degli appalti pubblici precommerciali e analizzasse l'eventuale necessità di ulteriori orientamenti giuridici per facilitarne l'adozione. I risultati della relazione si basano sulle interviste realizzate con i rappresentanti degli Stati membri su come attualmente siano gestiti gli appalti pubblici precommerciali in tutti i 25 Stati membri.

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